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Inchiesta: più stadi, meno bidoni

Inchiesta: più stadi, meno bidoni
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Uva, dg della Federcalcio: «In dieci anni 162 nuovi impianti in Europa e solo tre in Italia. La legge c’è, basta alibi».

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di Xavier Jacobelli

mercoledì 5 luglio 2017 13:19

ROMA - «Ho letto il sondaggio di Pagnoncelli per il Corriere dello Sport-Stadio. Se devo essere sincero mi aspettavo che non l’82 per cento degli intervistati fosse a favore dei nuovi stadi, ma il cento per cento...». Michele Uva, direttore generale della Federcalcio, membro dell’esecutivo Uefa, interviene in diretta a Gr Rai Parlamento. Il caso vuole che, all’indomani del sondaggio di Nando Pagnoncelli per il Corriere dello Sport-Stadio siamo invitati allo stesso dibattito da Emilio Mancuso, il conduttore della “Poitica nel pallone”. Gli stadi sono un argomento sensibile per il Numero Due di Via Allegri, investito anche della responsabilità europea. E dall’osservatorio Uefa, Uva annota: «Negli ultimi dieci anni, in Europa sono stati costruiti o rammodernati 162 stadi. Sa quanti ne sono stati realizzati in Italia? Tre. Un numero ridicolo e imbarazzante. Sono appena stato in Polonia con l’Under 21 per la fase finale dell’Europeo: sa di quanti nuovi stadi si è dotato in questi anni il Paese di Boniek? Trentadue. Tren-ta-due. Il calcio italiano deve rendersi conto che, senza gli stadi di proprietà, non c’è futuro. E, adesso, non c’è più nemmeno l’alibi della burocrazia: nella manovrina, il Governo ha inserito un provvedimento relativo alle norme sull’impiantistica che contingenta i tempi. E’ meglio prendere un giocatore in meno e accollarsi una rata di mutuo in più per pagarsi lo stadio».

IL MODELLO FROSINONE - Uva rivolta il coltello nella piaga dei molti club che, in questi anni, anziché investire nell’impianto di proprietà, hanno speso male e spesso sul mercato. In soldoni: nel calcio italiano del terzo millennio ci vorrebbero più stadi e meno bidoni. L’esempio viene da Frosinone dove Maurizio Stirpe, presidente illuminato, quando il suo club è stato promosso in A non ha buttato i milioni dalla finestra, ha costruito una squadra che, è vero, è retrocessa nel 2016 e ha sfiorato la serie A il mese scorso (terzo nella stagione regolare dietro Spal e Verona, il Frosinone è stato eliminato dal Carpi nella semifinale dei playoff). Ma, incassata la delusione, Stirpe è subito ripartito per ritentare l’assalto al cielo. Con un gioiello in più: lo stadio Benito Stirpe che sarà ufficialmente inaugurato il 30 agosto (per questo motivo, il Frosinone ha chiesto di giocare in trasferta il 19 agosto, nella prima giornata; Avellino, invece, lo ospiterà per la Coppa Italia).

LA SINERGIA - Presentando l’opera che inorgoglisce il Frosinone e tutta Frosinone, Stirpe ha elogiato il Comune: la sinergia fra privato e pubblico è stata vincente. «Il ruolo dell’ente pubblico è stato molto importante. La realizzazione dell’impresa non sarebbe stata possibile se non ci fosse stato il gioco di squadra. Grazie al comune di Frosinone per ciò che ha fatto. E un ringraziamento particolare va ai progettisti, ai lavoratori e a tutte le imprese che si sono prodigate per la realizzazione di questa opera mettendoci anche il cuore e l’affetto». Il Benito Stirpe non sarà soltanto un impianto per il calcio. Vivrà tutto l’anno e sarà teatro di concerti, eventi culturali, incontri commerciali organizzati con le aziende che collaborano con il Frosinone e, domani pomeriggio, visiteranno il nuovo stadio in anteprima. A seguire, nel vecchio stadio in fase di smobilitazione, si terrà il concerto “Note per il Parco del Matusa”. Per suggellare un passaggio di consegne non soltanto simbolico. Là dove c’era l’erba, nasce un polmone verde per la città. Il cerchio si chiude.

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