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Figc, adesso Marotta detta le condizioni 
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Calcio
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Figc, adesso Marotta detta le condizioni 

Subito, oppure fra due anni: la poltrona di presidente federale stuzzica l'ad bianconero. Fondamentale l'appoggio di almeno 14-15 club. Lotito resta il suo più grande nemico 

ROMA - Un ampio mandato esplorativo in modo da verificare se esistono i presupposti per formare una maggioranza molto ampia che gli consenta di lavorare bene. Ecco in termini un po’ tecnici e un po’ politici quello che potrebbe convincere Beppe Marotta a valutare una candidatura a presidente della Figc nelle elezioni del 22 ottobre. Partiamo nella spiegazione da alcuni punti fermi: 1) Un discreto numero di società di A, capeggiate dalle big, nell’assemblea di oggi in via Rosellini indicherà l’ad della Juventus come loro candidato; 2) Tra i grandi elettori va escluso che possa esserci Lotito visto che tra Marotta e il patron della Lazio non corre per niente buon sangue. 3) Il dirigente bianconero per scendere in campo vuole avere un appoggio importante da parte della Serie A (almeno 14-15 club) per poi avere da loro un ampio mandato esplorativo ovvero la possibilità di capire, dialogando con le altre componenti federali (la Serie B, la Serie C, i Dilettanti, gli allenatori e l’Aic), se anche loro intendono appoggiarlo. Solo se riscontrerà la possibilità di coagulare attorno alla sua figura una maggioranza ampia, si candiderà. Altrimenti continuerà a fare il suo attuale lavoro.

MEGLIO DEL 2020-21 - Marotta, è utile sottolinearlo, alla Juventus sta benissimo e lavora in una struttura vincente che lui ha contribuito a costruire. Una partecipazione continua, no stop, con risultati indiscutibili. Non ci sono motivi che lo spingano ad andarsene anche perché gode della piena fiducia del presidente Agnelli. E’ chiaro però che guidare la Federcalcio per un manager come lui sarebbe una sfida affascinante. Dal punto di vista personale sarebbe meglio tentare questa avventura nel 2020-21 perché lo slittamento di un paio di anni gli consentirebbe di arrivare dopo un periodo di riforme e dunque all’inizio del prossimo quadriennio olimpico, ma anche perché così non dovrebbe lasciare la Juventus proprio adesso che, con Cristiano Ronaldo in squadra, può vincere la Champions League. Al tempo stesso, però, capisce che la Figc ha bisogno adesso e che, coloro che lo vogliono sulla poltrona del comando, hanno individuato nella sua esperienza sul campo e nella sua capacità di prendere decisioni coraggiose le caratteristiche necessarie per uscire dalla palude della crisi nella quale il nostro pallone è finito.

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