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È morto Ezio Pascutti, il Bologna piange uno dei suoi figli più amati

È morto Ezio Pascutti, il Bologna piange uno dei suoi figli più amati
© ANSA

«Addio campione». Il saluto del club sui social a uno dei suoi uombini simbolo, vincitore dello Scudetto nella stagione 1963/64. 296 presenze e 130 gol con la maglia del Bologna

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mercoledì 4 gennaio 2017 23:08

BOLOGNA - Se ne va un altro dei protagonisti, uno dei principali, del Bologna dello scudetto del 1964, la squadra che "giocava come in paradiso". In serata è morto a 79 anni Ezio Pascutti, in una clinica della città delle Due Torri dove era ricoverato da tempo per una malattia. "Addio Campione. Il Bologna piange uno dei suoi figli più amati, di ogni tempo", lo saluta il club sul proprio sito ufficiale. Pascutti faceva coppia con Marino Perani, in una formazione che girava intorno a Giacomo Bulgarelli, capitanata da Mirco Pavinato, allenata da Fulvio Bernardini e di cui era presidente Renato Dall'Ara. Il nome di Pascutti è legato al Bologna dove esordì 18enne in serie A a partire dal 1958 e rimase fino al 1969, per un totale di 296 presenze in serie A con 130 reti, 142 con la maglia del Bologna, terzo marcatore di sempre dopo Schiavio e Reguzzoni. Peraltro senza aver mai segnato un calcio piazzato.

CARRIERA DA RECORD - Suo, fino a quando non lo superò Batistuta, il record di reti consecutive in campionato, 10. Con lui, dopo Bulgarelli, il Bologna perde un altro simbolo. Un mito, immortalato da uno scatto fotografico di Maurizio Parenti presente in tantissimi bar della città: era il 1966 e la sua rete lanciata in tuffo rasente a cancellare la rincorsa disperata di Tarcisio Burgnich dell'Inter divenne celebre. "Nessuno si accorse che mi imbalzai sulla linea di porta", raccontò scherzando il protagonista in occasione del centenario del Bologna, lasciando di stucco chi lo ascoltava. Furono 17 le sue presenze in Nazionale, con la quale segnò anche 8 reti (oltre a due presenze e una rete con la Nazionale B). Ha inoltre partecipato a due campionati del mondo: nel 1962 e nel 1966, quando fu coinvolto nel 'disastro Corea', insieme a Bulgarelli. "L'anno dello scudetto ci davano dei drogati, ma l'unico doping era il grande cuore", ha ricordato Pascutti quando nel febbraio del 2009 morì Bulgarelli. Ora potrà forse tornare a giocare con lui, come si gioca solo in paradiso.

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