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Moratti: «Inter, potevo trattenere Mourinho. Cantona il mio rammarico»

Moratti: «Inter, potevo trattenere Mourinho. Cantona il mio rammarico»
© Inter via Getty Images

Dal clamoroso ko contro la Lazio al retroscena sullo Special One, l'ex patron nerazzurro ripercorre le tappe più significative della propria avventura da presidente in un'intervista concessa al Guerin Sportivo

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sabato 9 dicembre 2017 13:57

ROMA - Dai colpi di mercato mancati alla sfida dell'Inter il 5 maggio 2002 passando per un retroscena di Mourinho. Massimo Moratti ripercorre le tappe più significative della propria avventura da presidente in un'intervista concessa al Guerin Sportivo. «La Champions League - dice l'ex patron - è stata la fine di un percorso, da interisti abbiamo apprezzato più le difficoltà dell’arrivare fin lì che il risultato finale. La prova è che quella coppa nemmeno siamo stati capaci di godercela, pochi festeggiamenti e l’addio di Mourinho». Così Moratti ricorda il momento più bello vissuto nei suoi anni di presidenza.

L'ADDIO DI MOU - Ma c'è qualcosa che non è mai stato raccontato, a proposito della partenza di Mourinho per Madrid: «Già un anno prima Mourinho stesso mi aveva informato che c’era un interessamento del Real nei suoi confronti. Poi la cosa si è ripetuta. Non si possono tenere prigioniere le persone ma certo non è stata bella la modalità, con la macchina di Florentino Perez fuori dal Bernabeu la sera della finale. Mourinho stesso si è pentito del suo gesto ancora prima di compierlo: poche ore dopo, nel mio ufficio a Milano, mi disse che si era reso conto che stava per andare in un’azienda, non in una famiglia, e che se avessi voluto sarebbe rimasto all’Inter. Gli dissi di fare liberamente le sue scelte, come del resto ho sempre detto a tutti. Certo le sue lacrime erano vere e mi fa piacere che ancora oggi dica che la sua squadra è l’Inter».

IL RAMMARICO - «Sono tanti i colpi storici che per varie ragioni suo padre Angelo sfiorò, da Eusebio a Pelé. Qual è quello che ho mancato? Facile la risposta: Cantona. Un giocatore e una persona che mi faceva impazzire, il destino ha voluto che dopo averlo seguito decine di volte in televisione insieme ai miei figli lo fossi andato per la prima volta a vedere in quella partita del Manchester United con il Crystal Palace, quella del calcio al tifoso. Non fu un bel gesto, ma nella confusione generale mi innamorai di Paul Ince, che già apprezzavo come giocatore. Ince si scagliava contro tutti, poliziotti, avversari, tifosi, addetti vari, pur di difendere il suo compagno. Sembra strano dirlo, ma in quelle botte c’era più il desiderio di proteggere un compagno che violenza. Non a caso Ince sarebbe venuto all’Inter, mentre per Cantona purtroppo non ci sono stati i tempi giusti. Lo andai a trovare diverse volte a casa, ma si era ormai stancato del calcio e dopo la squalifica, due anni dopo, si sarebbe ritirato. Quanto ai colpi che mio padre sfiorò, ne cito uno di cui non si è mai parlato, Uwe Seeler».

CLAMOROSO KO - «Il punto più basso della mia presidenza è stato il 5 maggio 2002? Non racchiudo in quella data tutti i mali del calcio e dell’Inter, come in molti fanno. Sono circolate tante versioni e tanti retroscena, ma posso dire con certezza che quella Lazio-Inter è stata persa durante la settimana che l’ha preceduta: troppa sicurezza da parte dei giocatori più importanti, troppa fiducia nell’arrendevolezza della Lazio, con all’opposto un Cuper che si macerava con i suoi presentimenti negativi. Servivano invece equilibrio, serenità. Mi ricordo che intervenni, ma purtroppo si era ormai creato un clima sbagliato. Di certo mi dà molto fastidio quando si ricordano gli errori di Gresko, perché quella partita fu persa dai giocatori chiave, i campioni, quelli che devono trascinare gli altri».

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