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Bonucci-Juve, ragione e pentimento
© Juventus FC via Getty Images
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Bonucci-Juve, ragione e pentimento

ROMA - Qualche fischio, tanta freddezza e una coperta di hashtag velenosi stesa dalla rete: il più utilizzato, #bonuccinonlovogliamo.

Ma non “lo vogliamo”, non lo vogliono perché? Perché ha tradito se stesso prima che la Juve? O perché dopo il gol allo Stadium con la maglia del Milan ha riproposto l’antipatico risciacquo? Cos’altro avrebbe dovuto fare in quell’occasione difendendo i colori “dell’altro”? Evitare di gioire pretendendo che i compagni lo imitassero, proprio come fanno tanti professionisti del cambio di squadra e del rispetto un tanto a maglia? Avrebbe forse dovuto consegnare ai suoi tifosi del momento l’immagine di un Bonucci intimidito, diversa da quella che si era faticosamente costruito?

Chiedendo di tornare Bonucci ha fatto il più bel complimento che un calciatore possa rivolgere a un club nel quale ha giocato. Oltretutto per agevolare l’operazione si è anche ridotto lo stipendio – la rinuncia a qualche milionata è un esercizio insolito anche per chi di milioni fa collezione. Leo aveva lasciato Torino per ambizione e urgenza di rivincite personali, per riaffermare la centralità perduta, anche per soldi, certo, come tanti colleghi famosi ultratrentenni a caccia dell’ultimo contratto. La sua famiglia era rimasta a Torino e da lì non si è mai mossa.

Bonucci ha capito l’autunno scorso che il Milan non era cosa, non era casa, avvertendo un senso di estraneità: il torto l’ha fatto al Milan, semmai, non alla Juve.

Qualcuno ha detto che “l’uomo che si pente sinceramente e confessa i propri errori, è come un neonato”, proprio nell’espressione del volto, nella maschera indossata da Leo quando si è ripresentato alla Continassa ho notato qualcosa di infantile, un misto di imbarazzo, ingenuità e felicità. Prima che ci spieghi le sue ragioni provo a capirlo e sostenerlo, determinante sarà tuttavia verificare come si porrà quando la prossima settimana parlerà: se lo farà con sincerità ammettendo di aver sbagliato e di essersi pentito, non mi sposterò di un centimetro; se, al contrario, ci racconterà che Cristo è morto dal freddo, riceverà anche i miei, i nostri rumorosissimi fischi.

Dei milanisti oggi Leo è nemico, ma i milanisti in questo inizio agosto sono giustamente distratti ed esaltati da Higuaìn, uno che peraltro queste situazioni le conosce bene.

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