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Non è ancora il Natale Cristiano
Juventus
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Non è ancora il Natale Cristiano

Non è ancora Natale: il bambino di Cristiano si fa attendere. Duecentosettanta minuti di travaglio non sono bastati. Eppure lo invocano i compagni, i tifosi juventini, i famigliari, i telecronisti anche, e i commentatori, i re magi e i pastori e le pecore dell’opinionismo. Ma non nasce, non ne vuole proprio sapere. Il Fenomeno corre, si agita, ci prova da ogni dove, perde qualche pallone e si accontenta di abbracciare Mandzukic e Matuidi che si sostituiscono a lui come risolutori. Per ora è CR5,5 e non solo perché non l’ha ancora buttata dentro, la sua specialità: a settembre, peraltro, fatica sempre, faticò anche Platini pubalgico nei primi mesi a Torino. E ha faticato la Juve contro un Parma lucido e coraggioso nel quale Gervinho ha slalomeggiato e stupito e Inglese ha tenuto a lungo sotto pressione Bonucci e Chiellini.
Senza i gol di Ronaldo, Allegri ha comunque fatto il pieno: nove su nove. Adesso bisogna puntare sul Napoli (non me ne voglia la Spal) per non andare alla sosta con la Juve in vantaggio da 3 a 5 punti sulla concorrenza ipotetica, leggasi Napoli, appunto, Roma, Inter, Lazio e Milan. Evito di anticipare la proiezione sulle trentotto partite per non deprimere ulteriormente una dozzina di milioni di (sempre meno) appassionati.
Al Tardini Allegri ha subito tenuto fuori - se lo può permettere - un patrimonio tecnico spaventoso: Dybala, Douglas Costa, Cancelo, Emre Can, Bentancur. Ma il prodotto finale non è cambiato.
Poco prima a Bologna l’Inter, priva di Icardi, aveva sbattuto a lungo contro il muro di Inzaghi (fra i tecnici più disarmati del campionato) prima che Nainggolan decidesse di sfondarlo: la squadra di Spalletti non ha espresso un gioco libero e geometrico, in effetti non era semplice, ma ha portato a casa quello che cercava.
La lista delle avversarie top contempla - come detto - la Roma che a San Siro ha mostrato una delle sue versioni più inquietanti: all’interno del giornale approfondiamo il caso senza risparmiare critiche a Monchi e Di Francesco che ha per le mani un gruppo troppo complicato. Il Milan, sempre in elenco, ha fatto buone cose, ma non sembra in grado di andare oltre la corsa per il quarto posto, e la Lazio non ha ancora preso a macinare punti: secondo Inzaghi è ferma al 20 maggio, al 2-3 che le chiuse le porte della Champions: nel derby Milinkovic e Luis Alberto hanno l’occasione di valorizzare il timbro fluido e pastoso di una squadra alla quale mancano esclusivamente la consapevolezza della propria forza e un vice-Immobile.

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