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Milan, la Procura smentisce inchieste. Marina Berlusconi: Indignati

Milan, la Procura smentisce inchieste. Marina Berlusconi: Indignati
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Duro comunicato da parte di Fininvest, pronte le vie legali

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sabato 13 gennaio 2018 08:56

MILANO - «Indignati da queste notizie false sulla cessione del Milan. Fininvest si è comportata con la massima trasparenza e correttezza. E' una pessima pagina di giornalismo». Così in un comunicato la presidente Fininvest Marina Berlusconi a proposito della presunta inchiesta sulla cessione del Milan apparsa oggi su alcuni organi di stampa e smentita dalla Procura. Fininvest e il Milan procederanno per vie legali. 

LA SMENTITA DELLA PROCURA - «Allo stato non esistono procedimenti penali sulla compravendita dell' A.C. Milan», lo ha dichiarato il procuratore capo della Repubblica di Milano, Francesco Greco. Smentita l'indiscrezione riportata questa mattina da La Stampa. Allo stato attuale nessun commento dal Milan, ha parlato però l'avvocato Niccolò Ghedini sul fascicolo riguardante la vendita dei rossoneri: «Il giornalismo d'inchiesta è uno straordinario valore che va tutelato e incentivato perché è uno dei cardini, oltre che salvaguardia, di un sistema democratico. Quando però si utilizzano false notizie non già per informare ma per aggredire e danneggiare una parte politica durante una delicata campagna elettorale, non si tratta più di giornalismo ma di fatti penalmente, civilmente e ancor prima deontologicamente rilevanti».

LE INDISCREZIONI - Questa mattina il quotidiano La Stampa in un articolo parlava di «vendita gonfiata, pagata attraverso canali internazionali, per schermare il rientro in Italia di una sostanziosa cifra». Un'ipotesi a cui la procura di Milano stava lavorando nell'ambito di un'inchiesta che sarebbe stata aperta sulla cessione del Milan  da parte di Silvio Berlusconi all'imprenditore cinese Yonghong Li nell'aprile scorso, per 740 milioni di euro. In tarda mattinata è arrivata la smentita. 

LE TAPPE - La cessione del Milan è una lunga telenovela che ha inizio a ottobre del 2014, quando la banca d'affari Lazard annuncia la possibile cessione del club. L'imprenditore cinese Yonghong Li è tra i primi a farsi avanti, ma l'uomo d'affari thailandese Bee Taechaubol è in vantaggio: per un anno tratta l'acquisto non riuscendo però a completare l'attività di fund raising in Cina. Ad agosto del 2016 la svolta: Fininvest firma un preliminare di vendita del 99,93 per cento delle quote del Milan a Sino Europe Sport, società fondata da Li che versa una caparra di cento milioni di euro. Il closing slitta a dicembre dello stesso anno, ma il 13 aprile 2017 l'operazione si chiude e il Milan diventa cinese. Decisivo l'intervento del fondo Elliott che presta al nuovo proprietario del Milan oltre 300 milioni per chiudere l'acquisto: la società diventa di proprietà cinese per 740 milioni, tra cui 220 milioni di debiti. Dopo un mercato estivo faraonico, l'Uefa solleva i primi dubbi sulla sostenibilità del progetto e respinge la richiesta di voluntary agreement: il club rischia sanzioni per la violazione del fair play finanziario. Giovedì scorso un nuovo incontro tra i dirigenti milanisti e i rappresentanti del fondo Elliott per fare il punto della situazione sul rifinanziamento del debito.

«RIPRENDERE IL MILAN? NON TORNO» - Pochi giorni fa, in un'intervista al quotidiano "Il Foglio", Berlusconi aveva escluso un ritorno al comando viste le difficoltà dell'attuale proprietà: «Non voglio illudere nessuno. E' stata una scelta dolorosa ma necessaria e definitiva, anche se il Milan continuerà a occupare nel mio cuore il posto che ha sempre avuto».

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