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Napoli bello e micidiale come Lara Croft
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Napoli
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Napoli bello e micidiale come Lara Croft

Se prima c’erano i titolarissimi a ballare l’hully gully, adesso c’è Ancelotti a ballare l’hully gully. Siamo sulla nuova piattaforma che trasmette da Saturno. Leotta alle otto. Il bello della Diletta. Ma con la bellezza, la grande bellezza, a Napoli abbiamo già dato.

C’è questa bellezza nuova, non più da passerella, non più da Miss Italia, ma micidiale, da Lara Croft, la regina dei videogiochi. Colpire e affondare senza i vecchi arzigogoli, la palla a te e la palla a me, il giro-giro-tondo cascasse il mondo, il dai e vai se la banana non ce l’hai. Basta con i balocchi, i vecchi profumi e la cipria Coty. Subito il pallone agli attaccanti e, siccome siamo ancora in estate, il Napoli con Callejon, Milik e Insigne ha proprio il triangolo in bermuda. Milik, poi, questo leone ferito dagli infortuni che lo hanno eclissato per lungo tempo, il Milik Ignoto, Milik ha tanta voglia di spaccare il mondo e lo spacca. E si rivedono come ai vecchi tempi le stelle filanti da un lato del campo all’altro, quel telegrafo senza fili tra Insigne e Callejon, la curvatura terrestre disegnata dai cambi-gioco. 

Questo Napoli, poi, è come il caffè di Nino Manfredi: più lo mandi giù, più si tira su. Ha tentato di mandarlo giù Ciro Immobile. L’ha rialzato Milik. Ed ora, nel cielo del campionato, brilla la meteora azzurra. Sabato c’è il Milan di Higuaìn. Non si tratta di indovinare il modulo di gioco, ma l’app, il ticket, il download. I migliori danni della nostra vita. Ohé, ma arriva il Pipita con un’altra maglia, col Milan di Paolo Maldini e Leonardo da Vinci. Milik e una notte, la favola è ricominciata. E’ proprio vero. A Napoli non pettineremo le bambole e non giocheremo per arrivare secondi. Con le maglie confondiamo gli avversari. Sulle maglie azzurre tre tigri contro tre tigri, Apollo figlio di Apelle, trentatré trentini di tratto in tratto trotterellando entrano a Trento e una rara rana nera sulla rena erra una sera. E a Roma, contro la Lazio, il Napoli è sempre più blu.

Non ci saranno più i titolarissimi giusto il decreto dignità che abolisce la delocalizzazione dei rincalzi, stabilisce il movimento globale della panchina con effetto immediato, sostiene l’impiego integrale della “rosa” ed eleva il turn-over a dignità di jobs act. 

C’è Ancelotti per il salto di qualità, di qualità, largo alla squadra della città, Albiol e Allan, Insigne e Hamsik al mio comando tutto qui sta, c’è la risorsa del mio mestiere, gioco di prima, muovo l’alfiere, il centravanti fa il cavaliere, gli esterni entrino per piacere, che bel vivere, che bel piacere, mi chiamo Carlo, grazie, è un dovere, non pettiniamo le cameriere, arrivare primo è il mio mestiere, servito è il salto di qualità.

Questa rubrica è figlia del nostro tempo e madre di tutte le battaglie, nasce a Posillipo ma si rivolge alla Vicaria, alla Sanità, a Chiaia, al Vomero e a Fuorigrotta senza escludere il Cavone e Poggioreale, e, come si evince e si pareggia dal titolo, ncoppa tiene lo zucchero e sotto amara site perché la vita è fatta a scale (ma esistono gli ascensori). La medesima rubrica nasce nel primo anno a.C. (aurelio, Carlo) e bandisce espressioni del tipo calcio sistemico, onda verde, modulo lunare, fatti più in là, pressing alto, pressione bassa, esterno medio, arresti domiciliari, finto nueve, scudetto dei poveri, tichitacco, albero di Natale e il nuovo di Pasqua. Dirà pane al pane e De Laurentiis a De Laurentiis senza pretendere di essere il Vangelo, il Corano, i Promessi Sposi e Topolino.

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