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Roma, inquietudine Dzeko: pretende di più

I malumori di San Siro sono prova del grande carattere, ma anche dell’insoddisfazione del bosniaco

ROMA - Forse è troppo definirlo un problema. Avercene di attaccanti così, che urlano e sbraitano, che insegnano e dirigono, nell’interesse personale che coincide ineluttabilmente con il benessere collettivo. Però c’è un fatto concreto, un ciclo biologico che impone una riflessione in casa Roma: a due settimane dal gol da copertina di Torino, Edin Dzeko ha riscoperto l’inquietudine di fine estate, già manifestata pubblicamente nel settembre scorso al termine della partita di Champions League contro l’Atletico Madrid.



SFOGO - Non gli piace la squadra, così com’è. E sarebbe preoccupante il contrario. Il punto è che Dzeko l’ha manifestato platealmente in campo, a San Siro, incavolandosi sia con i compagni che con Di Francesco, già bravo a gestire il caso l’anno scorso e ora obbligato a chiarire un’altra volta i punti in sospeso con il suo centravanti titolare. «Ho notato anche io i suoi gesti, niente di clamoroso comunque» ha ammesso con sincerità l’allenatore dopo la sconfitta con il Milan che è capitata nel momento peggiore, giusto prima della sosta più lunga di sempre. Quando tornerà dalla Bosnia, dove è andato per servire la patria in qualità di capitano della nazionale, Dzeko avrà un colloquio con Monchi e Di Francesco per chiarire il malessere.

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