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Jadon Sancho, l'erede di Dembelé nel Borussia Dortmund

Jadon Sancho, l'erede di Dembelé nel Borussia Dortmund

Ala destra, inglese, classe 2000, è arrivato in estate dal Manchester City in cambio di otto milioni di sterline. E' il nuovo gioiello del club giallonero, che non vince in campionato dal 30 settembre.

 Stefano Chioffi

mercoledì 22 novembre 2017 19:29

ROMA - Con la stessa fragilità di un castello di carte, le certezze del Borussia Dortmund sono crollate all’improvviso: risultati deludenti, contrasti interni, lo strappo preoccupante tra Pierre-Emerick Aubameyang e una parte della squadra, che gli rimprovera di arrivare spesso in ritardo agli allenamenti. E ora, sul banco degli imputati, è finito il tecnico olandese Peter Bosz per i metodi di lavoro e la preparazione atletica. Si è spenta la luce, il motore non funziona più. Eppure Bosz, all’inizio dell’avventura in Germania, era riuscito a conquistare l’affetto e la la stima dei tifosi con il suo 4-3-3 e un gioco emozionante, sfruttando oltretutto la falsa partenza del Bayern Monaco di Carlo Ancelotti, sostituito più avanti da Jupp Heynckes. I gialloneri non vincono in Bundesliga dal 30 settembre: un punto in cinque giornate. Sono scivolati dal primo al quinto posto. E la musica non è stata diversa in Champions: tre sconfitte e due pareggi, chiudono il girone H a quota 2 in compagnia dell’Apoel Nicosia. Finalista nella scorsa stagione in Europa League con l’Ajax, davanti al Manchester United, Bosz è stato scelto in estate come erede di Thomas Tuchel, che aveva salutato il Borussia Dortmund vincendo la Coppa di Germania contro l’Eintracht Francoforte. 

I 53 GIORNI DELLA CRISI - Un mese e mezzo da favola in campionato, tra applausi e consensi, ma ora dominano i malumori della società e dell’ambiente. Cinquantatré giorni da incubo. Clima da processo, in attesa della delicata partita di sabato in Bundesliga con la rivelazione Schalke 04 di Domenico Tedesco, l’allenatore di origine calabrese che l’anno passato guidava l’Erzgebirge Aue nella quarta serie tedesca e ora è secondo in classifica con il club di Gelsenkirchen. 

IL RINNOVAMENTO - Fedele alla scuola di Johan Cruyff e Louis Van Gaal, Bosz non è un tecnico abituato a farsi condizionare dalla carta d’identità dei suoi giocatori. E ha già regalato la vetrina a Jadon Sancho, classe 2000, ala destra, miglior giocatore nell’ultimo Europeo Under 17 (vinto ai rigori dalla Spagna) e campione del mondo di categoria con la nazionale inglese di Steve Cooper, londinese di nascita, anche se i suoi genitori sono originari di Trinidad e Tobago. Sei minuti in campo contro l’Eintracht Francoforte, dieci nella sfida con il Bayern. Soprannominato “The Rocket” (il razzo) per la sua velocità, Sancho è arrivato a Dortmund il 31 agosto dal Manchester City, è costato otto milioni di sterline e ha firmato un contratto triennale con un’opzione fino al 2022. Inventa dribbling, è agile, si esalta in contropiede e finora ha segnato due gol nella Youth League. E’ alto un metro e 80, pesa 73 chili, è nato a Londra il 25 marzo del 2000.

SCUOLA WATFORD - Ha cominciato la carriera nel settore giovanile del Watford quando aveva sette anni. A quattordici ha superato il provino con il Manchester City. Pep Guardiola ha cercato di blindarlo, di trattenerlo, gli è dispiaciuto che Jadon Sancho abbia preferito altre strade. Il Borussia Dortmund gli ha consegnato la maglia numero 7, quella che indossava Ousmane Dembelé, il francese ceduto alla fine di agosto al Barcellona per 145 milioni di euro, bonus compresi.

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