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Esport, la Pes League entra nel vivo. E i team italiani fanno sul serio

Esport, la Pes League entra nel vivo. E i team italiani fanno sul serio

Non solo Fifa competitivo: conclusa la tappa asiatica del World Tour 2018 del titolo della Konami. Il team Mkers ingaggia un top player, Emiliano "S-Venom" Spinelli, e punta alle World Finals estive

 Valerio Albensi

martedì 16 gennaio 2018 09:56

ROMA - Non solo Fifa 18. Anche Konami continua a puntare sugli esport e da quest’anno la Pes League, il campionato competitivo di Pro Evolution Soccer, ha un formato totalmente rinnovato. Il primo grande evento live del World Tour 2018, la tappa asiatica, si è concluso domenica a Tokyo con la vittoria del francese Jeremy “Tiomit_PW” Bruniaux davanti allo spagnolo José Carlos “Josesg93” Sanchez con una finale tra Psg e Liverpool terminata 1-0.

Al torneo hanno partecipato 16 giocatori: gli otto finalisti delle World Finals 2017 e gli otto migliori giocatori della stagione 1. Per l’Italia era in corsa il nostro Ettore “Ettorito” Giannuzzi, campione del mondo di Pes nel 2011 e tre volte vicecampione: il player italiano è stato eliminato alla fase a gironi.

COME SI SVOLGE LA PES LEAGUE - Il Pes League World Tour 2018 è il ciclo di competizioni di esport ufficiali della Champions League, tornei che si giocano sulle piattaforme Sony Playstation 3 e Playstation 4. La marcia di avvicinamento alle World Finals estive prevede tre grandi live di qualificazione nel mondo: l’evento asiatico (che che si è appena concluso), quello americano (a marzo) e quello europeo (a maggio). In base ai punti acquisiti in ciascun evento, i giocatori formeranno una classifica che definirà i finalisti mondiali. La grande novità rispetto alle precedenti edizioni è che si è passati da una struttura formata prevalentemene da tornei offline a una in cui acquista sempre più importanza il sistema di qualifiche online paragonabile al modello della Fut Champions di Fifa 18, il titolo della EA Sports. Due le categorie della competizione: la modalità classica uno contro uno e quella Co-op, per squadre composte da tre giocatori.

SPERANZE ITALIANE - L’Italia ha una buona tradizione nel gioco. “Ettorito” si è qualificato per l’evento asiatico in qualità di uno dei migliori giocatori del 2017, mentre ai prossimi grandi tornei live conta di esserci un altro veterano di Pes, Emiliano “S-Venom” Spinelli. Ventotto anni e una laurea Lingue e letterature moderne europee («Mi sono pagato gli studi anche grazie ai premi vinti nei tornei», dice con un pizzico di orgoglio) “S-Venom” vive a Roma e ha appena firmato un contratto con il team Mkers, startup italiana del settore degli esport che tra i suoi player può schierare anche Daniele “IcePrinsipe” Paolucci, miglior giocatore italiano di Fifa nel 2017 e finalista alla Fifa Interactive World Cup.

Emiliano è un giocatore completo e non è escluso che in futuro possa essere impiegato dal team anche nei tornei di Fifa. Il suo percorso come giocatore competitivo di Pes parte da lontano: «Mi sono affacciato al mondo competitivo a 17 anni partecipando ai tornei nel negozietto di quartiere. Pes spopolava ed era il titolo più venduto in Italia. Andavo a fare questi piccoli tornei a cadenza settimanale che vincevo quasi sempre e spesso trovavo in finale un ragazzo che già partecipava alla Pes League. Fu lui a propormi di provare a confrontarmi in una tappa nazionale e dopo la fine del liceo tentai. Al mio primo torneo nazionale arrivai secondo su oltre duecento partecipanti perdendo in finale con quello che all’epoca era il campione nazionale. Dopo quell’esperienza entrai nel “clan” nel quale sono stato fino a un mese fa e con cui ho vinto 5 titoli nazionali, “Elminster clan”. Da allora ho partecipato alla vecchia Pes League dal 2008 al 2016 ininterrottamente».

Oggi per “S-Venom” si aprono le porte del professionismo: «Per me questo risultato raggiunto è innanzitutto un orgoglio. Spero di crescere ulteriormente come player e un domani, perché no, visto che l’età aumenta e i capelli bianchi cominciano a spuntare, diventare un team manager o un coach per mettere a disposizione la mia esperienza ai giovani di talento. Uno dei miei interessi è anche quello di far crescere il settore tant’è vero che lo scorso anno ho dato il via a un progetto, "Gamerwall", che unisce quella che è la passione per gli esport con il mio percorso universitario: con questa società abbiamo organizzato il primo campionato universiatario che garantisce al campione una borsa di studio di un anno».

L’obiettivo è abbattere i pregiudizi «per dimostrare a chi è scettico che i videogiochi non sono una perdita di tempo, ma possono coesistere con lo studio».

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