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Il videogiocatore professionista: intervista a Claudio "ClaP" Pagani!

Il videogiocatore professionista: intervista a Claudio

Andrea Barresi ha intervistato Claudio "ClaP" Pagani, jungler per gli iDomina Esports, in merito alla sua carriera di pro player.

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martedì 20 febbraio 2018 15:32

Tra i nomi della scena italiana il tuo è indubbiamente quell di un veterano. Com’è stato arrivare dove sei ora? Racconta il tuo percorso.

Non è stato realmente intenzionale. Mi sono avvicinato a League durante un periodo difficile della mia vita, soprattutto in famiglia. Concentravo tutte le energie nella SoloQ, e senza farci troppo caso miglioravo sempre di più, fino a raggiungere il Diamante 1 (NdR: al tempo non esisteva ancora il grado superiore Master) giocando unicamente Lee Sin. Da lì mi hanno aggiunto vari dei giocatori famosi di quel tempo come Kooiji, che mi ha chiesto di entrare nella sua squadra per partecipare al torneo del Lucca Comics. Era il primo torneo per me.

Dopo mi hanno contattato gli InFerno e poi sono passato di squadra in squadra fino agli iDomina, un’organizzazione molto buona se confrontata ai team in cui ero quando avevo appena iniziato a giocare. Ora abbiamo coach, analyst e psicologi che rendono tutto l’ambiente molto più professionale. Se si punta a determinati livelli non si può arrivare lontano senza risorse di questo tipo.

Se potessi tornare indietro rifaresti tutto quanto?

Si, lo rifarei senza dubbio. Anche solo perché è un’esperienza che ti insegna molto e ti mette a contatto con tantissime persone e ti porta a fare amicizie uniche. Ad esempio Luca “Brizz” Brizzante: con lui sono amico da cinque anni e senza League non lo avrei mai conosciuto. Poi partecipare ad un torneo, salire su un palco e vedere tutta la gente che è lì per te, sono emozioni insostituibili.

La decisione di vivere nell’esport è qualcosa a cui hai sempre puntato oppure è solo un momento e pensi di proseguire in altri ambiti?

Adesso la carriera di giocatore è un percorso che si può intraprendere, senza dubbio. Per me League è stato semplicemente evadere dalla realtà; poi le conseguenze sono arrivate quasi per caso, all'epoca non c'era una vera e propria programmazione su questo punto. Non penso diventerà un lavoro per me, sono già abbastanza "vecchio" (NdR: 23 anni) in confronto a chi è nell’età ideale per competere. Purtroppo per me la carriera sta già finendo. Penso poi di spostarmi su altro. Mi piacerebbe continuare come coach o analyst, ma non è ancora pratico a livello di mercato; purtroppo non si può ancora vivere di solo e puro eSport. Sembra che servano ancora troppi sacrifici, la scena deve crescere ancora molto prima che possa diventare una carriera a tutti gli effetti.

Per questo motivo spesso i familiari non sono molto incoraggianti. Com’è stata la situazione nel tuo caso?

La mia storia è un po’ particolare. Nel 2013 mio padre è stato molto male ed io non sapevo come gestire la situazione. Non volevo vivere nella realtà, quindi mi rifugiavo nella Landa. Fino a due anni fa non mi è stato detto nulla ma sacrificando molto tempo all’università mia madre ha poi iniziato a chiedermi perché non mi stessi laureando. Spiegandole l’attuale livello della situazione ha compreso la mia scelta, ovviamente non è una cosa che apprezza ma nemmeno mi ha ostacolato.

Quali sono stati i momenti migliori e peggiori della tua carriera?

Di momenti memorabili ce ne sono stati tanti: il RedBull Factions, il Milan Games Week, il Lucca Comics, ripensando a quei momenti rifarei tutto da capo. E naturalmente punto anche sia alla finale di Lega Prima - Romics che del PG Nationals Predator per poter di nuovo salire sul palco.

Il momento peggiore è stato prima di arrivare negli iDomina l’anno scorso, eravamo io e Nikita “Tsuzume” Frunza. Abbiamo iniziato a giocare con i TeS contro le academy (NdR le squadre secondarie) e continuavamo a perdere contro squadre di livello anche più basso. A quel punto stavo anche quasi pensando di mollare League ma poi è arrivata l’offerta degli iDomina a ridarmi coraggio.

Secondo te quanto può arrivare lontano l’Italia negli esport?

Ora come ora non saprei, la scena è ancora molto giovane ma ha iniziato a diventare più professionale da quando sono entrati i Forge. Di anno in anno cresciamo tutti, sia come organizzazioni sia come giocatori, e spero che un giorno potremo raggiungere il livello dei campionati nazionali spagnoli.

Servizio a cura di redazione GEC - Giochi Elettronici Competitivi

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