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Tiziano Ferro: «Basta ansie! Ora canto e mi diverto»

Tiziano Ferro: «Basta ansie! Ora canto e mi diverto»

«Tour negli stadi? Ci ho preso gusto. Non vedevo l'ora di ripartire»

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giovedì 29 giugno 2017 16:34

Corre veloce Tiziano. Quando lo incontriamo in un hotel a Roma è un fiume in piena di emozioni in vista del tour che lo vede ancora una volta protagonista negli stadi italiani: «Uno spettacolo diverso dal precedente, non vedevo l’ora di ripartire». E che avesse voglia di ripartire lo si è capito sin dalle prime date di una tournée i cui biglietti sono stati letteralmente polverizzati. L’estate chiede di Tiziano e Tiziano risponde presente. Un’occasione unica per lasciarsi contagiare dalla sua voglia di fare musica e divertirsi. Unica perché «non ci sarà una ripresa nei palazzetti», ma promette: «Non sparisco. Ci saranno altre attività, nuove idee, un progetto televisivo a fine anno e in futuro… un figlio».

Come canta in “Lento/Veloce”: “L’estate è tornata e chiede di te…”. Un’estate che la vede grande protagonista con un tour che sta registrando numeri pazzeschi. Come sta vivendo questa ondata live?
«L’attesa ha preso forme diverse rispetto a qualche anno fa. Sono felice e riesco a godermi la fase che precede il concerto. È come poco prima di una grande nevicata. Vedi che cambia il cielo, cambiano gli umori, diventa tutto più evidente e stimolante. Mi diverte riuscire a vivermi questa parentesi come un momento speciale del quale mi sento privilegiato. L’unica cosa che evito è crearmi aspettative».

Ormai è chiaro che le piace fare le cose in grande. Anche per questo tour solo stadi. Ci ha preso gusto?
«È il secondo giro, ci sono più date. Lo spettacolo è più grande però non posso negare che ci ho preso gusto. Mi piace l’idea che le persone reagiscano a questo invito ogni anno in maniera così reattiva. Non vedevo l’ora di ripartire perché lo stadio è stata la dimensione che mi ha divertito di più».

Si diverte, ma ha anche dichiarato che il precedente tour le è costato molta fatica. Questo che spettacolo è?
«Per me il divertimento è anche fatica. Quello di quest’anno è uno spettacolo che non ha nulla in comune con il precedente. Dal punto di vista della messa in scena sono state fatte delle scelte diverse perché l’idea di ripetere quanto già fatto mi annoiava molto. Quello precedente era un live più simile a uno show internazionale, quasi circense, con acrobazie e coreografie. Questo è un live che parte dal messaggio del disco, dal mestiere della vita, l’uomo. Un percorso interiore rispetto al precedente che guardava fuori».

I numeri possono non dire nulla, ma quando si parla di Tiziano Ferro è un po’ difficile non tenerne conto. Lei ha venduto oltre 15 milioni di dischi e le presenze ai suoi tour viaggiano a sei cifre. Leggendo questi numeri è più grande la soddisfazione o la responsabilità?
«Soddisfazione sicuramente. Che tu ci creda o meno, ogni volta che pubblico un disco si resetta e si riparte da zero. L’idea che poi possa andar bene mi rende felice però è sempre il risultato di un lavoro di gruppo che non do mai per scontato. Le cifre di cui parli sono sempre un privilegio, qualcosa che tratto con grande cura e grande senso di gratitudine. Ma per me nulla è dovuto e in quello che accade c’è tutto: orgoglio e responsabilità. Tratto questa esperienza come qualcosa di irripetibile».

È diventata una star mondiale eppure è come se dentro di lei ci fosse ancora quel ragazzo timido che si chiudeva nella stanzetta di casa a scrivere canzoni.
«Grazie a Dio no, perché il Tiziano bambino era veramente un casino (ride, ndi). Uno preserva sempre un lato intoccabile di chi era però non sono un grande fan della teoria secondo la quale non devi cambiare mai. A me l’evoluzione non fa paura e poi lo devi fare secondo uno schema di coerenza tuo. Non devi aver paura a non appartenere a delle categorie. Tento di evolvermi senza negare a me stesso quello che sono. La verità è che a me l’ego fa veramente paura. È un trappolone mortale. Viviamo in un mondo in cui appena ci spostiamo dallo specchio di casa ci giriamo verso lo schermo del computer. Questo enorme specchio distorto in cui pubblichiamo le nostre foto, commentiamo qualsiasi cosa e tutto è glorificato da queste cornici che sono i social network che ti fanno credere che in quel momento sei tu e solo tu. Peccato che questo lo pensano tutti ed è tutto un grande scontro di ego. La sfida sta nel godersi quel momento senza pensare che voglia dire molto di più. E a me terrorizza molto l’idea di bastarmi».

Mi sembra di capire che non ha un buon rapporto con i social network.
«Ho fatto una scelta che è quella di non aderire. Esisto, ma li gestisce chi di dovere e sono un’estensione dei miei siti ufficiali. Se ci sono delle notizie ufficiali da dare le diffondiamo, ma se non ce le ho non voglio entrare in quella psicosi di pubblicare foto tutti i giorni, caricare video, commentare cose di cui non ho un’opinione. Mi concedo il lusso di non avere un’opinione su tutto. Oggi come oggi è un gesto impopolare e molti fan sicuramente soffrono il fatto di non vedermi tutti i giorni scrivere qualcosa. Ma io sono così e bisogna avere il coraggio di mostrarsi agli altri per quello che si è».

Ha vissuto a Londra, Messico, Spagna e ora Los Angeles. È per questo suo bisogno di evolversi che cambia spesso indirizzo?
«Sei molto gentile e stai dando una declinazione molto affascinante di quello che faccio (ride, ndi). Il mio cambiare città l’ho sempre visto con un po’ di preoccupazione. È come se volessi vivere in una situazione di squilibrio. Da una parte non la voglio e dall’altra me la creo. La verità è che ogni volta ho cambiato luogo scegliendolo istintivamente chiedendomi sin da subito quale sarebbe stato il prossimo. Oggi, che sono in America in maniera completamente casuale, è la prima volta che mi vivo quest’esperienza senza chiedermi cosa ci sarà dopo. Non vuol dire che vivrò per sempre in America, probabilmente sì, ma la verità è che oggi non ho una risposta a questa domanda perché adesso mi sento che non succederà più».

Mi piace immaginarla a Los Angeles in pantaloncini girare per strada senza la paura di essere fermato dai suoi fan…
«Sì è un po’ la mia vita. Mi riprendo una certa quotidianità basica che non riesco a concedermi qui. Lo dico raramente nelle interviste perché può sembrar male, ma la verità è che tra telefonini e social network oggi tutti ti devono fotografare o hanno voglia di portare a casa un video, un addobbo per i loro social network. Qui mi sento come un gadget che viaggia per la città, quello che renderà speciale l’home page di qualcuno. È diventata una follia».

Sempre in giro per il mondo ma, come ha più volte dichiarato, ci sono momenti in cui sente il bisogno di tornare alle origini, dai suoi affetti, dai suoi ricordi.
«I viaggi sono belli sempre con il biglietto di ritorno. Ora che mi ci fai pensare, non ho mai detto “adesso basta non torno più”. Mai, in nessun luogo. Per me è un fluire naturale di cambi di scenario».

Con il video di “Lento/Veloce” è come se avesse aperto la porta alle emozioni e si fosse divertito da matti?
«Era da un po’ che non facevo un video divertente, forse dai tempi di “Raffaella è mia”. In video ormai abbiamo visto tutto e quindi ho pensato che bisognava fare qualcosa di divertente e che l’estate fosse il momento giusto per farlo. Prendersi troppo sul serio è sbagliato, ogni tanto bisogna “cazzeggiare”».

Nella vita di tutti i giorni Tiziano Ferro in cosa è lento e in cosa è veloce?
«La lentezza non la conosco. Forse è uno dei difetti su cui ho dovuto lavorare di più negli anni, ma la lentezza mi innervosisce. Le persone lente con me non vanno d’accordo. Se trovo qualcuno che mi precede è mio amico. Sulla velocità, invece, dico che non mi perdo nelle paranoie. Con me devi essere dinamico. Se vuoi allontanarti da me perditi nei cavilli. È una legge che vale su tutto: nel lavoro, nell’amicizia, nelle relazioni».

Prendendo, invece, in prestito dei vocaboli calcistici dal gergo del nostro quotidiano, nella vita artistica e non solo, Tiziano si sente più difensore o attaccante?
«Attaccante centomila volte. So benissimo che ci sono persone accanto a me che sanno difendermi e riescono a presidiare quei lati più tecnici della mia vita e del mio mestiere che probabilmente io non ho la pazienza e la capacità di gestire. So ascoltare chi lavora con me così come ascolto le opinioni di tutti anche se non vuol dire che poi le segua (ride, ndi)».

E chi è, o è stato, l’allenatore della sua vita?
«In ambito musicale il numero uno è Battisti sia nella scrittura che nella gestione della sua carriera. Nella vita invece ho avuto tantissime persone che ho ammirato e continuo ad ammirare come ad esempio il mio manager Fabrizio Giannini – una persona che crede in me e di cui mi fido – a anche il mio arrangiatore Michele Canova, lo stimo ed è un bel punto di riferimento».

Ha dichiarato che una volta finito il tour non ci sarà un seguito nei palazzetti. Quindi, alla parola futuro cosa scrivo?
«Il tour è molto grande e non ci sarà una ripresa nei palazzetti. Non ci sarà una vera e propria pausa perché il disco continuerà ad andare avanti, ci saranno altre attività, nuovi singoli, nuove idee, altre cose televisive a fine anno. Non ci saranno solo altri live, ma non sparisco, anzi…».

E questo potrebbe essere il momento giusto per quel figlio di cui ha già parlato?
«Mi sono dato un’idea che è quella dei 40 anni, se poi sarà 41 o 39 non lo so, ma le due cose non sono collegate. Il fatto di non fare un altro tour e un figlio sono due cose separate. Mi piace fare le cose nei tempi giusti, maturandole nei modi giusti, ma sicuramente più vado avanti più quest’idea prende piede nella mia testa. Non ho fretta, ma non ho neanche voglia di fare il nonno-papà. Diciamo che è nella mia testa, ma a livello temporale non l’ho ancora posizionata».

Se Tiziano Ferro non fosse diventato il cantante di successo che conosciamo oggi, quale sarebbe stato il suo “mestiere della vita”?
«Sarei stato uno sbandato (ride, ndi). Dico spesso che la musica mi ha salvato la vita. Senza avrei probabilmente vissuto una vita incompleta. Avevo mille insicurezze, e questo mestiere mi ha messo a confronto con me stesso e mi ha obbligato a guardarmi dentro».

In “Solo è solo una parola” dice: “Ho scritto le risposte anche senza le domande”. Mi dia una risposta a una domanda che non le ho fatto.
«La risposta è relativa all’appuntamento negli stadi in cui all’inizio dell’intervistami chiedevi: “Come fai a essere così sereno e tranquillo?”. In realtà non sono sereno. Sono impaziente e curioso, è la curiosità che mi spinge. Non è più l’ansia a dominarmi, ma è la voglia, la ricerca, l’attesa creativa ad avere la meglio».

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