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Certe Notti con Rocio Munoz Morales

Certe Notti con Rocio Munoz Morales

Al Teatro Ghione dal 1° al 9 febbraio in scena la divertente commedia di Antonio Grosso

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martedì 31 gennaio 2017 12:12

Il Teatro Ghione si prepara  a un debutto veramente interessante: arriva Certe notti  dal 1° al 9 febbraio. La rappresentazione teatrale, diretta e interpretata da Antonio Grosso, può contare su cast di tutto rispetto:  Rocio Munoz Morales (conosciuta dal pubblico per aver affiancato Carlo Conti nella conduzione del Festival di Sanremo), Ciro Scalera, Antonello Pascale, Ariele Vincenti, Federica Carruba Toscano e con la regia affidata a Giuseppe Miale Di Mauro. Certe Notti è uno spettacolo in grado di regalare risate e forti emozioni. Il tono brillante, i tratti dei personaggi, i loro rapporti, le loro storie che s‘intrecciano in vari modi, le risate, le riflessioni, l’ironia, la cattiveria, sono la vita che pulsa nel testo di Grosso. 

Cinque universitari condividono gli spazi della Casa dello Studente e vivono in quel limbo che separa il giovane dall’adulto. Alle prese con i loro problemi esistenziali e un futuro dalle tinte troppo sbiadite per essere visto con ottimismo. E poi c’è un professore infame, autoritario e cinico, simbolo di una società che abusa il potere e chiude le porte in faccia ai giovani. Il tutto sempre sottolineato da una patina d’ironia che attraversa come un filo rosso tutto lo spettacolo. Ma arriverà prima o poi un terremoto che stravolgerà le cose. Un terremoto che il testo di Grosso fa sentire nell’aria da subito e fa intuire al più sgangherato del gruppo, un giovane autistico che i ragazzi troppo presi da loro stessi, dalle loro problematiche, non sanno ascoltare. Ed è proprio in scena, quando il momento è carico di tensione che ci sarà la resa dei conti. Queste, sono certe notti in cui l'alba arriva a rischiarire un nuovo giorno.

L'essenza di questo spettacolo è racchiusa nelle parole del regista Di Mauro: «Al di là delle risate, tante, la lettura di questo testo ha degli spunti esistenzialisti notevoli: l’università come simbolo di una generazione bloccata, che fatica a superare l’esame della vita, e resta inchiodata in certe notti insonni che sembrano non finire mai. C’è l’impressione che Grosso abbia voluto costruire all’interno della Casa dello Studente un microcosmo, che è la società in cui viviamo, fatta di rabbia, amore, speranze, paure, in cui tutti i personaggi cercano goffamente di trovare il proprio posto. E magari, solo un terremoto, che per tutti è simbolo di paura e catastrofe, potrà rimescolare le carte e ricominciare il gioco della vita».

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