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Il Calcio degli Anni Settanta e un viaggio nella storia e nella cultura del cavallo
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Il Calcio degli Anni Settanta e un viaggio nella storia e nella cultura del cavallo

Quel famoso Lazio-Milan del 1973 e la storia del Giaguaro Castellini; e poi corse e cultura del cavallo nella storia

Il fascino del calcio degli Anni Settanta è ancora immutabile, per chi ahinoi ha passato il mezzo secolo di vita, anche se probabilmente nessuno vorrebbe fare a cambio con lo sport iper tecnologico e tutto-in-TV dei nostri tempi. Sarà che eravamo tutti più giovani, però quelle immagini in un bianco e nero perfetto, le domeniche consacrate allo stadio, l’attesa di Novantesimo minuto, e soprattutto quella clamorosa generazione di campioni (da Rivera a Zoff, da Mazzola a De Sisti, e poi Riva, Facchetti, Chinaglia, Prati, Graziani…) impensabile in questi anni grami, esercita davvero un’attrazione fortissima. Ecco, questi due libri ci riportano a quelle atmosfere, a quelle serate davanti alla Domenica Sportiva, dove anche le polemiche avevano un gusto più genuino. E proprio di polemiche parla il bel libro di Sergio Taccone, incentrato sul gol annullato - per un fuorigioco molto contestato (d’altra parte il Var non era nemmeno immaginabile) - a Luciano Chiarugi in un Lazio-Milan 2-1 che poi risultò decisivo, insieme al capitombolo finale nella fatal Verona, per la perdita dello scudetto da parte dei rossoneri, a vantaggio della Juventus. Siamo nel 1973, il Milan cerca il decimo scudetto e quindi la Stella sulla maglia, la Lazio sta diventando quello squadrone che un anno dopo vincerà il suo primo scudetto, e come in un dramma teatrale compaiono qui alcuni tra i più grandi personaggi di quel periodo d’oro: Rivera (sua la frase, “il pallone è rotondo ma rotola sempre dalla stessa parte”), il Principe degli Arbitri Lo Bello (che ebbe poi con il Milan uno scontro leggendario), Rocco, Maestrelli, Cudicini, Felice Pulici, Cesare Maldini (era il “secondo” del Paròn), i giornali di allora e la Juventus di Vycpalek, Altafini e Causio. Una costola indimenticabile del nostro calcio, che si legge come un romanzo, con i ricordi di alcuni dei protagonisti. Il secondo libro è il racconto di un altro dei grandi interpreti di quei ruggenti Anni Settanta, il Giaguaro Luciano Castellini, un milanese che ha passato gli anni migliori della sua vita difendendo la porta del Torino, in quello squadrone che nel 1976 conquistò l’ultimo scudetto granata. Un eroe romantico, un classico figlio dei suoi tempi, spericolato nelle uscite, atletico tra i pali, così deliziosamente demodeè con i suoi guanti di pelle nera, come appare in copertina. I primi calci nell’oratorio della periferia milanese, gli inizi nel Monza, l’approdo al Torino e il passaggio al Napoli, dove seppe farsi benvolere anche lì. Il racconto di quegli anni così lontani, tante foto, i tabellini delle sue partite storiche, il rapporto difficile con la Nazionale, le parole di Castellini stesso e dei suoi ex compagni, soprattutto la ricostruzione di una straordinaria stagione vincente (campionato 1975/76) e dello squadrone di Radice (e dei due Sala, dei Gemelli del Gol, di Pecci e Zaccarelli…) che per qualche anno mise in serio pericolo a Torino la supremazia cittadina.
CHIARUGI NON ERA IN FUORIGIOCO; Rivera, Lo Bello, il Milan di Nereo Rocco e quella Stella sfumata nel 1973; di Sergio Taccone, Urbone Publishing, 151 pagine, 12 euro.
IO SONO IL GIAGUARO, vita e parole di Luciano Castellini; di Flavio Pieranni e Fabrizio Turco, Bradipolibri, 214 pagine, 15 euro.

Questa è la storia del rapporto tra un padre e un figlio, e di cavalli, tanti cavalli. Siamo a Louisville, nel Kentucky, profondo Sud degli Stati Uniti, terra del Bourbon e di puledri da corsa, dove nacque un certo Cassius Clay e dove si tiene una delle più importanti corse di cavalli del calendario internazionale, il Kentucky Derby, disputato per la prima volta nel 1875 e mai interrotto. Una sera l’autore chiede al padre morente, giornalista sportivo, quale fosse stato il momento più bello della sua carriera di sports writer. «La vittoria di Secretariat nel derby del 1973. Pura bellezza», la pronta risposta. Da quella frase nacque la scintilla che portò poi al fuoco di questo libro, un singolare viaggio, storico e letterario al tempo stesso, nel mondo delle corse dei cavalli. Un racconto che può interessare e stupire anche i non esperti del genere, che ruota attorno al cavallo, visto come figura che ha accompagnato le vicende dell’uomo sin dai tempi delle pitture rupestri nelle grotte paleolitiche. Dai quadrupedi di Cortès al cavallo di Guernica dipinto da Picasso, dall’uso (e abuso) del cavallo in guerra alle grandi corse americane. Su tutto, naturalmente, la riflessione di un uomo alle prese con l’eredità paterna.
CAVALLI DI RAZZA, appunti del figlio di un giornalista sportivo; di John Jeremiah Sullivan; 66THA2ND, 253 pagine, 18 euro.

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