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“Veloce come il vento” film di vita e motori

“Veloce come il vento” film di vita e motori

Stefano Accorsi co-protagonista del nuovo film di Matteo Rovere ambientato nel mondo delle corse GT: la nostra recensione.

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 Pasquale Di Santillo

mercoledì 6 aprile 2016 13:11

ROMA - Potente. Intenso. Emozionante. Lontano dal fascino spesso esagerato di Hollywood; piuttosto, ben radicato nella cultura della nostra terra e del nostro cinema capacissimo, quando vuole, di raccontare le storie che gli scorrono nelle vene.    La patria dei motori, la motorvalley con le sue colline verdi, quella luce particolare, tra terra e mare, l’Emilia Romagna e la sua infinita passione per le corse. E’ questo lo scenario, il panorama nel quale si snoda “Veloce come il vento”, il film di Matteo Rovere in uscita domani nelle sale ambientato prevalentemente a Imola e nella campagna circostante.

NON E' RUSH ALL'ITALIANA -  Se Rush è stato il racconto lucido di una storia di sport, di un duello tra due campioni come Lauda e Hunt con tutto il back ground di una sfida che fece storia in F.1, il terzo lungometraggio del regista.... è l’esatta fotografia di quello che è il cuore pulsante di una cultura profonda. Ma il paragone ha senso solo se si accetta la realtà che “Veloce come il vento”, non parla solo di corse e motori, semplicemente è un’altra cosa.

STORIA VERA -  Una storia vera emersa dal racconto del prototipo emiliano-romagnolo del meccanico “malato” di corse, Antonio Dentini, tutto casa e officina. Lucido Rovere (ha già diretto “Gli sfiorati” e “Un gioco da ragazze”) a cogliere la bellezza del tutto e a cucire ogni frammento con la giusta sensibilità. Perchè “Veloce come il vento” è la  storia di un talentuosissimo pilota di rally realmente esistito, Antonio Capone, interpretato, nei panni del cinematografico Loris De Martino, da un bravissimo Stefano Accorsi, perso lungo la strada della sua dipendenza dalla droga e poi improvvisamente riapparso nella vita della sorella adolescente, nel film Giulia. Anche lei giovanissimo fenomeno delle piste e anche lei splendidamente interpretata da Matilde De Angelis (a noi ricorda un po’ la giovane Jennyfer Lawrence). Un intreccio familiare che si snoda in maniera parallela a quella passione senza confini per tutto quello che corre su quattro ruote, lontano dal mondo dorato (si fa per dire) della F.1, perfettamente dentro chi le corse le fa davvero tutti i giorni per raggranellare i soldi che servono per curare l’altra dipendenza, quella dei motori, appunto. 

GIRATO IN PISTA -  Bello lo spaccato vissuto dentro il campionato italiano GT e il percorso azzeccato nei luoghi della passione, i circuiti nazionali, da Monza a Imola, passando per Mugello e Vallelunga. E non poteva mancare il connubio con chi le corse le rende possibili perchè produce l’oggetto-base della passione: le macchine. Nella fattispecie, la Peugeot, che per il film (prodotto da Domenico Procacci e dalla sua Fandango in collaborazione con Rai Cinema) ha messo a disposizione due gioielli della sua storia, sempre saldamente legata alle corse. Da una parte la grintosissima Peugeot 205 GTI 1.9 da 320 cv, rosso fiammante, con cui Loris dà lezione di... curve alla sorella Giulia.

LEGGENDA DEL RALLY - Dall’altra la fantastica 205 Turbo 16, prelevata direttamente dal museo del Leone di Sochaux, campione del mondo rally 1985 e 1986. Un capolavoro di ingegneria motoristica che nel finale da brividi del film regala emozioni in quantità industriali in una corsa non esattamente regolare, praticamente clandestina in una Matera sempre affascinantecon il suo presepe di Sassi. Tutto grazie all’abilità del pilota, per una volta stuntman e istruttore d’eccezione al posto di Accorsi, cioè Paolo Andreucci, 9 volte campione italiano di rally sempre con Peugeot. Per la cronaca, “Veloce come il vento” è l’ennesima tappa del legame della casa transalpina con il cinema, iniziato nel 1947 con “Giorno di festa” di Jacques Tati. Fra i film ai quali il Leone ha dato il suo contributo anche “Zazie nel métro” di Louis Malle (1960), la divertente saga degli anni novanta “Taxxi” di Luc Besson, “Midnight in Paris” di Woody Allen (2011), “3 Days to Kill” del regista statunitense McG (2014) con Kevin Costner e Amber Heard, nonchè “Lucy” firmato da Luc Besson e interpretato da Scarlett Johansson (2014).

MOTORI METAFORA DI VITA - No, “Veloce come il vento” non è un film di corse e di motori. O almeno non parla solo di quello. E’ un film che racconta una storia di vita, con tutto quello che quotidianamente c’è intorno. I problemi, i drammi, i sacrifici, le gioie e i dolori. Una storia dove i motori e le corse rappresentano l’anima, la passione, il motivo e alla fine con il suo rombo infinito la colonna sonora di uno splendido racconto. Che come tutte le storie di vita meritano di essere conosciute e, quando possibile, viste.

 

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