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Mini Challenge, anche il CorSport corre a Vallelunga

Mini Challenge, anche il CorSport corre a Vallelunga

Il nsotro Alessandro Vai in pista a Roma al volante di una delle John Cooper Works protagoniste del campionato monomarca Mini

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 Alessandro Vai

venerdì 9 settembre 2016 13:10

AGGIORNAMENTO

Un'esperienza forte, di quelle da ricordare per un bel po' di tempo. Il nostro weekend di gara da piloti della Mini John Cooper Works impegnata nel Mini Challenge si è concluso, lasciandoci molte emozioni e un bel po' di amaro in bocca. Dal giovedì sera, quando abbiamo conosciuto il team, alla domenica mattina, tutto è andato benissimo. Fino al quinto giro della gara. E' stato proprio il Curvone, il punto più temuto e rispettato del circuito di Vallelunga, a farci pagare il dazio dell'esordio. L'asfalto scivoloso a causa del temporale abbattutosi sabato sulla capitale, la poca confidenza con le gomme slick e l'inesperienza come pilota da corsa, si sono messi tutti insieme e hanno fatto andare in testacoda la nostra Mini. Dopo un paio di tentativi di recupero la piccola britannica non ne ha voluto sapere - probabilmente stufa della nostra guida da dilettanti allo sbaraglio - e ha deciso di porre fine a quello strazio con un incontro ravvicinato con il guard-rail.

Niente di serio, per carità, ma quel poco che è bastato per metterci fuori gioco e impedirci di finire la corsa. Un vero peccato, perché eravamo riusciti a entrare in sintonia con la Mini e con il suo spirito corsaiolo celato dalla carrozzeria da utilitaria. Bassa, leggera e acquattata sulle quattro ruote come un puma pronto a scattare, la Mini John Cooper Works è una vera auto racing. Il cambio sequenziale spara le marce come fucilate, i freni sono tenaci e l'assetto è stabile, almeno fin tanto che le gomme posteriori sono calde e hanno il giusto grip. Anche il rollio è piuttosto limitato, ma il differenziale autobloccante non può fare miracoli, quindi è più conveniente non tirare le staccate e cercare delle traiettorie rotonde. "Sacrificare l'ingresso curva per essere più veloci in uscita", come ci hanno ripetuto sempre durante il weekend. Facile a dirsi, più difficile a farsi.

Quello del Mini Challenge, in ogni caso, si conferma un format vincente e lo dimostrano sia il grande interesse del pubblico di Vallelunga, sia la spettacolarità della competizione. Con la doppia gara, infatti, c'è sempre una possibilità per rifarsi, oltre che quella di dividere la macchina, mentre l'inversione dei primi sei posti della griglia aumenta la bagarre in pista. I primi sei classificati di gara 1 si schierano allo stesso modo, ma invertiti, in gara 2. In questo modo i piloti più veloci si trovano a dover superare i più lenti. Insomma, il divertimento è garantito e i costi rimangono molto accessibili.

VALLELUNGA (ROMA) - Che cosa succede prendendo una Mini John Cooper Works e sottoponendola a una “cura” racing con tutti i crismi? Semplice, diventa una vera auto da corsa, portando il suo famoso “go kart feeling” ai massimi livelli. Questa Mini è la protagonista del campionato monomarca a lei dedicato che si svolge su sei dei più famosi autodromi italiani: Imola, Misano, Magione, Valelunga, Monza e Mugello. Il format è studiato appositamente per appagare i piloti più esperti senza spaventare quelli alle prime armi e soprattutto per avere costi accessibili, nell'ordine delle migliaia di euro, così da rivolgersi a un pubblico il più possibile ampio. Al centro della scena c'è lei, la piccola sportiva britannica che tra i cordoli mette in mostra tutto il suo DNA corsaiolo, quello nato con la vittoria al Rally di Montecarlo del 1966.

A Vallelunga, invece, si corre sull'asfalto e la pulizia della guida conta più di tutto. Noi, che piloti non siamo ma che abbiamo sognato di esserlo per tutta la vita, siamo venuti a correre proprio qui sul circuito “di casa”, con la macchina “guest” di Mini Italia e con l'assistenza di un vero team. Come fanno “quelli veri”. E a Vallelunga è tutto maledettamente vero, dal roll-bar che ti circonda alle cinture a quattro punti che ti stringono al sedile, passando per le gomme slick da portare in temperatura e il cambio sequenziale da scaldare prima di iniziare a fare sul serio. Per chi non ha mai guidato una vera auto da corsa (come chi scrive) c'è tantissimo da imparare, ma la Mini fa di tutto per metterti a tuo agio perché è un'auto onesta e sincera, seppure molto veloce.

Le parole magiche che traformano la John Cooper Works in un'auto da corsa sono tre: Safety Kit, Aerodynamic Kit e Performance Kit. Il primo comprende tutti quegli equipaggiamenti richiesti dall'omologazione FIA che riguardano la sicurezza e le prassi del circuito; dagli altri due dipendono le prestazioni. La preparazione aerodinamica prevede lo splitter anteriore, l’estrattore e l’ala posteriore e i cerchi da 17 pollici, mentre quella meccanica include il motore 2.0 turbo da 265 CV, la ECU Bosch Motorsport, il cambio sequenziale Bacci a sei rapporti, il differenziale autobloccante, il volano e la frizione racing, i semiassi rinforzati, lo scarico da competizione, il kit ammortizzatori anteriori e posteriori regolabile, Top Mount anteriori con camber regolabile e la batteria Ultra leggera.

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