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FCA, la sfida elettrica: il premio è l’Oriente
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FCA, la sfida elettrica: il premio è l’Oriente

Con lo sviluppo del settore “green” l’azienda cercherà di fare breccia nel mercato asiatico

Un costruttore italo americano, ormai più a stelle e strisce che tricolore come FCA, “obbligato” a investire in maniera massiccia sull’unico vero mercato in cui emerge la sua debolezza, quello cinese (e asiatico in generale). Ma nel momento più sbagliato possibile. Cioè, nel pieno della “guerra” dei dazi scatenatasi proprio tra i due colossi commerciali del mondo, Cina e Usa. E con un presidente americano come Donald Trump che sta giocando una partita molto delicata per difendere l’industria del suo Paese di fronte alla concorrenza a forza di prezzi molto bassi di Pechino.
Per questo suonano a metà tra la beffa e il paradosso, le parole di Mike Manley, amministratore delegato del Gruppo FCA nella conference call di ieri alla presentazione della Trimestrale. «La Cina è una priorità, è la sfida maggiore che ci aspetta e per noi sarà molto importante il riposizionamento di Jeep in Cina». E’ un mercato che Manley conosce relativamente bene, il più grande al mondo (28 milioni di vetture immatricolate nel 2017). E dove Jeep ha già raggiunto quota 202.901 vendite, grazie al successo di Cherokee prodotta in loco dal 2015, mentre nel 2016 hanno debuttato anche Renegade e Compass.
E qui la sfida è doppia, perché le normative cinesi chiedono quote di vetture ibride o a zero emissioni sempre più alte e l’urgenza di avere declinazioni “elettrificate” delle Jeep è assoluta. Nel piano industriale della FCA, entro il 2022, arriveranno otto nuove Jeep, tutte con versioni green. Alla conquista della  Cina.

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