Speciale

Vedi Tutte
Speciale

Lambo di tuono: dietro le quinte della Squadra Corse

Lambo di tuono: dietro le quinte della Squadra Corse

Siamo andati a Sant'Agata Bolognese per toccare con mano dove nasce il mito del Toro

Sullo stesso argomento

dal nostro inviato Francesco Colla

giovedì 19 maggio 2016 17:38

SANT'AGATA BOLOGNESE - Per andare alla Lamborghini non puoi sbagliare. Esci da Bologna tenendoti la via Emilia a sinistra e imbocchi via Modena, arteria che conduce nel triangolo delle Bermude meccanico, nel cuore della Motor Valley, lembo di terra piatta seminata in tempi antichi di genio ingegneristico e ardore corsaiolo. Da Borgo Panigale a Varano Melegari: in poco più di 100 km sono racchiuse, da est a ovest, Ducati, Lamborghini, Pagani, Maserati, Ferrari e Dallara. Eppure addentrandoti nella grassa campagna verde mica lo diresti, tra un casolare e un'osteria con gli “umarell” che bevono il bianchino seduti sotto il portico. Poi senti l'uragano arrivare di lontano e il sound del V10 aspirato più famoso del mondo ti indica la strada. Eccolo qui il regno fondato da Ferruccio, manifesto futurista in mezzo ai campi di grano e imperituro monumento a colui che iniziò (tradizione vuole) a costruire fuoriserie dopo uno “scazzo” con Enzo Ferrari. Gente sanguigna gli emiliani. 

IL MANAGER PILOTA - Tutto cambia affinché tutto rimanga uguale, si diceva nel Gattopardo. Qui a Sant'Agata Bolognese vale la stessa regola quando si parla di eccellenza. Il capannone di Ferruccio, quello dove si costruivano le Miura, c'è ancora e sotto lo stesso tetto ora si assemblano le Huracan: stessi nomi di tori, stesso cielo padano, ma dal '98 la baracca è di proprietà Audi, l'interno del capannone sembra un poliambulatorio svizzero e attorno è sorto un polo degno della Nasa. Ci accoglie Giorgio Sanna, il numero 1 Lamborghini Squadra Corse: uno vero, arrivato qui nel 2001 come giovane collaudatore e ora a capo di una task force capace di gestire il Super Trofeo in tre diversi continenti, fornire GT3 a decine di team in tutto il mondo, allevare giovani talenti e organizzare corsi di guida (esperienze, per meglio dire) per clienti aspiranti piloti da Las Vegas a Monza. Ogni tanto dorme, a quanto pare. “Sono entrato in Lamborghini a 24 anni, con un contratto da meccanico-operaio - inizia a raccontare - all'epoca la figura del collaudatore qui non era considerata come adesso”. A nobilitarla c'ha pensato lui, prima a suon di record mondiali, poi iniziando a gestire un reparto corse che rispetto a quelli degli scomodi vicini non aveva un blasone istoriato da trionfi in Formula 1 o a Le Mans. Il Toro ha fatto un percorso inverso al Cavallino. Enzo è partito dal motorsport per poi iniziare a costruire supercar, Ferruccio ha iniziato dalle supercar, mentre la pista è arrivata in anni più recenti. E ora l'ultima nata Huracan, viene prodotta anche nella doppia declinazione Super Trofeo e GT3: la prima per correre nei tre monomarca, la seconda acquistabile da team privati per i vari campionati. 

BUSINESS IS BUSINESS - “Quando sono arrivato io c'era il Diablo Super Trophy, che quest'anno compie 20 anni. Poi nel  2009 siam partiti con il Gallardo Super Trofeo: alla prima gara ad Adria c'erano 12 macchine in pista, nel 2015 alle Finali Mondiali di Sebring c'erano 64 vetture in griglia”. Una politica step by step che sta pagando, anche in termini economici, e che forse un domani potrebbe portare a un team Lamborghini in qualche mondiale, ma è molto prematuro parlarne: “Abbiamo appena iniziato l'avventura GT3 e adesso il focus è sul customer racing: in pochissimo tempo abbiamo sviluppato le due Huracan, creato una business unit che si autofinanzia gestendo tutto, dalla produzione alla vendita, ai pezzi di ricambio, all'assitenza ai team”. Si perché uno dei fiori del bouquet Squadra Corse è l'assistenza: quando compri una vettura nel pacchetto è compreso anche il team di sostegno presente alle gare. Solo di logistica, dovendo spedire meccanici e tecnici tra Sepang e Sebring “any given sunday”, c'è da farsi venire il mal di testa. “Siamo una piccola azienda nell'azienda” dice orgoglioso Sanna. Orgoglio più che legittimo: da collaudatore a capo della divisione ce ne passa.

GAVETTA PER TUTTI - La gavetta è fondamentale, e vale anche e soprattutto per i piloti. Lamborghini alleva anche giovani talenti attraverso gli Young Drivers Program: “Ma qui non conta solo il piede - prosegue Sanna - conta l'attitudine. Io mi considero un pilota aziendalista e la finalità è far crescere ragazzi che diventino sia piloti che ambasciatori del marchio. Per farlo li coinvolgiamo con programmi di lavoro sullo sviluppo delle vetture, teniamo corsi di formazione sul prodotto stradale e ovviamente sedute di training psicofisico”. Insomma, una sorta di corso di laurea in Lamborghini. I ragazzi, usciti dall'Università, vanno poi a insegnare in Accademia, base della piramide Squadra Corse: in pratica è un articolato progetto di corsi di guida per clienti o potenziali tali che possono passo dopo passo, passare da un semplice track day al sogno motorsport vivendo un weekend nei circuiti più famosi del mondo con Franciacorta e culatello ad attenderli in hospitality. Qui a Sant'Agata si vendono sogni per ricchi(ssimi), mica è un delitto dirlo e il gentleman driver asiatico o americano deve vivere al 100% l'esclusività made in Motor Valley. Alcuni di loro, inebriati dal tutto, intraprendono poi la carriera di gentleman driver, comprano la vettura da corsa e si iscrivo al Super Trofeo. Un eccellente modo per vendere alla stessa persona due Lamborghini al posto di una.

DOPPIA ANIMA - Alla mattina apri il garage e da una parte hai l'Huracan stradale per il sabato a Malibù, dall'altra la Super Trofeo per le domeniche in pista. Esteticamente, a un occhio poco esperto, sembrerebbe cambiare poco, ma entrando sotto il già citato capannone dove c'è la linea di montaggio si apre un mondo. Il manager-operaio-pilota Sanna scappa a prendere l'ennesimo aereo e ci affida a Giacomo Malagoli, giovane ingegnere rigororosamente “born in the motor valley” responsabile della produzione delle Super Trofeo e delle GT3.La ST è derivata dalla Huracan stradale versione due ruote motrici, con cui condivide alcuni (pochissimi) elementi, “Diciamo meno del 30% - spiega Malagoli - tra cui le portiere, ma soprattutto il motore, il V10 aspirato da 610 cv potenziato di 10 cavalli”. La GT3, omologata secondo il regolamenti FIA, invece è una vettura da corsa al 100% e con la sorella stradale condivide in pratica solo il motore. La carrozzeria è interamente in carbonio, le sospensioni, i freni, il cambio, l'elettronica, la frizione, tutto è lo stato dell'arte del mondo racing. Il progetto, inoltre, è stato realizzato in collaborazione con Dallara per quanto riguarda sospensioni e aerodinamica. Più qualche componente di provenienza Audi: scrutando le macchine “nude” si può notare qua e là qualche (raro) elemento che porta impresso il simbolo dei Quattro Anelli. 

QUANTI NUMERI... - Da buon ingegnere Malagoli ci inonda di numeri: “Ci sono 23 takt (stazione Ndr) sulla linea. Le Super Trofeo arrivano qui dopo una fase di premontaggio, poi la squadra di tre persone la segue fino al takt 21. Ogni fase dura 40 minuti, quindi servono circa 2 giorni e mezzo in linea. Se a questo aggiungiamo il premontaggio per realizzare ogni vettura servono circa 15 giorni lavorativi”. Con circospezione ci si avvicina alla stazione dove la squadra sta installando sospensioni e dischi freno. Ciò che stupisce maggiormente è il silenzio generale, la pulizia e l’ordine. Nonostante le molte Huracan di serie in fase di assemblaggio e i macchinari in azione se suona un cellulare lo si sente a metri di distanza. Ogni dettaglio, inoltre, è studiato e catalogato per un’ottimizzazione sovrannaturale. Dopo pochi minuti fa capolino Carmelo Ezpeleta, il boss della MotoGP: saluta, osserva e se ne va. Forse Mr Dorna è venuto fin qui per fare o farsi un regalo, ma non è dato saperlo. Gli ospiti illustri sono all'ordine del giorno. 

Il SUV Lamborghini avrà un V8 biturbo

PELLEGRINAGGI - Terminata la visita e rinfrancato lo spirito con l’immancabile piatto di tortelloni si passa al Museo, recentemente arricchito dalla mostra del pittore reggiano Alfonso Borghi per celebrare i 50 anni della Miura, uno dei capolavori assoluti del brand. Ma c’è molto altro, tanto da far girare la testa: il primo luxury SUV della storia, il famoso LM002, la Jarama, la Jalpa… fino alle one-off irraggiungibili e ai motori per le Formula 1 e gli off-shore. Prima della partenza sbarcano due pullman colmi di turisti di nazionalità ignota: bagarre di selfie con le macchine poi tutti allo store per un berretto, una polo o un modellino. Sono oltre 30 mila all’anno quelli che vengono per un breve pellegrinaggio a Sant’Agata Bolognese: non potranno permettersi una Lambo vera, ma a 10 euro d’ingresso più merchandising contribuiscono a tenere in salute un Toro più robusto che mai e pronto a incornare la concorrenza con la prima sport tutility della sua storia. 

 

Articoli correlati

Commenti