Un sogno chiamato Obiettivo 3
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Un sogno chiamato Obiettivo 3

Annalisa Baraldo e Alessandro Cresti sono entrati a far parte del progetto creato da Alex Zanardi. Lo scorso 20 ottobre c'è stata la presentazione a Padova e i due atleti si confidano, tra emozioni e voglia di mettersi sempre alla prova

Se vuoi, puoi. Una frase breve e semplice, ma dal significato profondo e comprensibile solo quando, dopo impegno e fatica, si raggiungono i traguardi desiderati. Due storie diverse ma per molti aspetti simili. Lui lo conosciamo già, è Alessandro Cresti, il giovane paraciclista della provincia di Siena. Lei si chiama Annalisa Baraldo, ha 37 anni e vive ad Abano Terme. Loro sono la prova reale che ogni cosa è possibile, basta crederci. La sclerosi multipla non li ha fermati e, dopo un periodo di attesa, hanno saputo di essere entrati a far parte di Obiettivo 3, il progetto di Alex Zanardi per l’avviamento e il sostegno allo sport di atleti con disabilità. 

Alessandro cos’è successo in questi ultimi mesi, dopo la nostra chiacchierata di inizio agosto?

«Ho continuato ad allenarmi, a gareggiare e sono stato intervistato da qualche rete locale. Devo dire che dopo la nostra chiacchierata c’è stato un bel riscontro. Tante persone mi hanno contattato, anche solo per dirmi “bravo”, e questo mi fa molto piacere perché vuol dire che il messaggio è arrivato. Ed è quello che conta per me».

Annalisa quando sei entrata in contatto con AISM?

«Ho ricevuto la diagnosi a luglio 2017, quindi piuttosto recentemente, e quasi da subito mi sono appoggiata a loro. Anzi, devo dire che ho iniziato ad andare in bici proprio con il mio ingresso in Associazione, prima ho sempre praticato la corsa. Ero a conoscenza di AISM, avevo anche fatto delle donazioni, però non avevo alcun tipo di rapporto diretto. Ho poi avuto modo di conoscere la presidentessa: le ho scritto una mail per una raccolta fondi tramite dei charity program delle maratone. Da quel momento sono entrata e partecipo a molte attività. È una grande associazione, un vero punto di riferimento».

La passione per lo sport vi ha fatto conoscere e diventare “colleghi”. Cosa rappresenta per voi andare in bicicletta?

A.C.: «Lo dico sempre, la bici è la mia seconda terapia. È quel momento in cui non penso a niente, la mia perfetta valvola di sfogo». 

A.B.: «Lo è stata la corsa inizialmente, lo è la bicicletta adesso: per me è davvero una terapia. Ho iniziato per caso ma grazie a quella casualità ho conosciuto tutta la famiglia di AISM e di ANMIL Sport Italia che mi ha avviato alla corsa in bicicletta. Mi sono innamorata al primo giro!».  

Parliamo di Obiettivo 3. Ormai ne fate parte a tutti gli effetti perciò è da voi che vogliamo farci raccontare questa bella realtà.

A.C.: «È un’associazione creata, con la collaborazione della Fondazione Vodafone, per dare un aiuto, a quelle persone che vogliono praticare sport ma magari non ne hanno la possibilità economica. Nel caso specifico dell’handbike, si tratta di un mezzo per cui puoi avere talento e volontà, ma devi anche avere un sostegno economico importante perché parliamo di un’attrezzatura davvero costosa. Obiettivo 3 dà in comodato d'uso le bici agli atleti da loro selezionati. Non solo: quando entri a far parte del gruppo ricevi anche l'abbigliamento, il casco, il contachilometri, gli integratori. Un kit completo e un bell'aiuto! Inoltre, ti mettono a disposizione il preparatore, lo stesso di Zanardi, quindi un professionista conosciuto a livello internazionale, con cui ti incontri ogni 3 o 6 mesi per fare dei test. Abbiamo già ricevuto i piani di allenamento, a distanza, monitora i nostri progressi e le nostre prestazioni».

A.B.: «Obiettivo 3 è nato con la collaborazione di Fondazione Vodafone per permettere l'avviamento sportivo agli atleti disabili. L’attrezzatura ha dei prezzi che non sarebbero sostenibili da un singolo, la stessa handbike costa tantissimo e sarebbe inavvicinabile. È giusto però che tutti abbiano la possibilità di fare sport, o almeno di poterci provare e vedere se può piacere. L’ambizione massima è, ovviamente, portare tre atleti alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Gli sport paralimpici sono così tanto ampi che danno la possibilità a chiunque di fare qualcosa: è anche un modo per conoscere persone meravigliose, come quelle che ho conosciuto io in questi mesi. È quindi una crescita sicuramente sportiva, ma anche relazionale ed emotiva».

Da dove nasce il vostro desiderio di entrare nel gruppo?

A.C.: «Era il mio sogno nel cassetto. Penso che sia importante cercare delle associazioni che possano aiutare con le proprie passioni. Amo la bici, ma oltre a questo ho anche ambizione: l’allenamento costante mi fate pensare meno alla malattia. Per questo ho bisogno di stimoli e di coltivare le mie passioni. È giusto provarci sempre. Sembrerà una frase scontata ma è proprio così. Se avessi saputo di Obiettivo 3 qualche anno fa, avrei pensato “È impossibile”. Invece ho capito che la soluzione è sempre provare, altrimenti si rischia di vivere di rimpianti. Ci tengo a raccontare la mia storia e a far passare questo messaggio anche per arrivare semplicemente a una persona che cerca uno stimolo, una passione».

A.B.: «Quando correvo ho sempre avuto un obiettivo: oltre al fatto di star bene in prima persona, ho sempre voluto portare altri a fare sport. Quando viene diagnosticata la sclerosi multipla, molte persone si scoraggiano e abbandonano l’attività sportiva perché tutto risulta molto più faticoso. Questo è vero come lo è, altrettanto, l’aspetto terapeutico dello sport. Riesce a farti stare bene, a farti acquistare delle energie che è indispensabile avere. Quindi la mia candidatura per Obiettivo 3 è avvenuta proprio per far vedere alle persone che possono gareggiare e fare sport anche ad alti livelli».

Quando avete saputo di essere stati presi cosa avete provato? E che effetto fa conoscere di persona un eroe come Alex Zanardi?

A.C.: «È stata proprio una grande emozione. Mi hanno ricontattato circa un mese fa. Non ci speravo neanche più perché comunque avevo fatto domanda parecchio tempo prima. Il 20 ottobre c’è stata la presentazione dei nuovi atleti, a Padova: ci siamo conosciuti tutti e ovviamente ho avuto modo di conoscere anche Zanardi. Non riesco a trovare le parole giuste per dire cosa ho provato in quel momento, anche se lui è così alla mano che dopo poco ti sembra di conoscerlo già bene. È stato comunque molto intenso: il suo libro mi è stato di grande aiuto. Ci ho parlato un po’, mi ha chiesto di dove fossi, quello che facevo. Poi lui ringrazia sempre tutti, dice sempre “Grazie di averci trovato!”, come se Obiettivo 3 ci fosse grazie a noi. È una persona umile e sincera. In più, siamo un gruppo unito: nessun personaggio ma solo tante persone che amano lo sport».

A.B.: «Emozione enorme. Lui poi è un'ispirazione continua: ti sembra di parlare con un vicino di casa che però ha fatto cose incredibili. È sempre a disposizione al 100% per tutti, anche per perfetti sconosciuti».

Siete la dimostrazione reale e concreta che quando una cosa la si vuole davvero e ci si impegna, i risultati arrivano. Quanto è stato importante crederci fino in fondo?

A.C.: «Ci vuole passione, voglia di fare e ambizione. Non ho voluto avere rimpianti, ci ho provato e creduto davvero tanto. Finalmente posso dire di aver realizzato il mio sogno, ma è solo il punto di partenza: ho ancora tante cose da fare. E tra i miei desideri, c’è ancora la volontà di organizzare qualche raccolta fondi per AISM, magari proprio dopo una delle mie gare. Mi piacerebbe davvero tanto».

A.B.: «È fondamentale. La malattia non deve essere un ostacolo ma un punto di partenza per creare la nostra vita intorno a essa. È importante riuscire a superare i propri limiti, che quasi sempre sono barriere mentali create da noi stessi».


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