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Pallavolo - Zaytsev: «Rilanciamo questo volley»

Pallavolo - Zaytsev: «Rilanciamo questo volley»

«L'Olimpiade è stata molto appagante. Abbiamo mostrato ciò che siamo e la gente ci ha apprezzato per questo. Bisogna sfruttare questo momento per farci pubblicità in modo positivo»

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 di Leandro De Sanctis

venerdì 26 agosto 2016 15:39

Periodicamente succede. L’Italia che s’incolla davanti alla tv scopre o riscopre il fascino della pallavolo grazie alla Nazionale. Quando le maglie azzurre si fanno onore ai Mondiali e soprattutto all’Olimpiade. Perchè vincere e veder vincere piace a tutti, per quella specie di transfert psicologico che in qualche modo gratifica e trasforma idealmente lo spettatore in attore.
Il mondo della pallavolo italiana ha provato spesso il piacere di trovarsi al centro dell’attenzione, a cavalcare l’onda della passione televisiva che solo in un paio di occasioni (Europei del 2005 a Roma, Mondiali femminili in Italia nel 2014) ha potuto coinvolgere il pubblico anche nei Palasport. 
Ma tutto cominciò realmente  nel 1990, quando il volley iniziò a vivere in una dimensione che non aveva mai conosciuto prima: la doppietta Europei-Mondiali fece diventare il volley sport alla moda, trainato dalle straordinarie qualità mediatiche di Julio Velasco e dalla forza dei risultati ottenuti da quella che sarebbe poi stata chiamata la Generazione dei Fenomeni, da Lucchetta a Zorzi, da Bernardi a Tofoli, Gardini, Giani, Cantagalli e tutti gli altri che contribuirono ai tre ori iridati consecutivi, al mito del volley italiano che, a livelli diversi, in campo internazionale non si è ancora esaurito.
Tornando a Rio 2016 e alla medaglia d’argento conquistata dall’Italia, l’Italvolley è riuscita ad esprimere un altro grande personaggio capace di bucare il video (5 milioni e mezzo di telespettatori per la finale) e di catturare anche l’interesse di chi sapeva poco di volley: Ivan Zaytsev. La sua grinta, i suoi occhi spiritati ed espressivi, la barbetta rossiccia, gli abbracci con i compagni, la capacità di rendere trasparente il suo cuore agonistico, gli ace e i palloni scagliati anche a 127 kmh. Stavolta insomma, l’Italvolley aveva tutto per imporsi anche a livello mediatico: i risultati e il personaggio.
«Beh è stato molto appagante per gli sforzi che abbiamo fatto - confessa ora Zaytsev, conteso da tv, trasmissioni e giornali - E’ stato bello per noi, per me, tirato fuori da questo gruppo come personaggio. Abbiamo fatto vedere in campo la nostra anima e spero che tante persone ci abbiano apprezzato anche per questo. Eravamo davvero noi stessi e considerati i risultati degli ascolti, evidentemente siamo riusciti a trasmetterlo fino in fondo»
Perché, che Nazionale è stata quella di Rio?
«Siamo gente che parla fuori dai denti, - prosegue Ivan -  ecco ciò che ha caratterizzato questo gruppo. Abbiamo condiviso tutto, anche mandandoci a quel paese qualche volta. Questa forza ha ridato respiro ad un gruppo che rischiava di essere schiacciato dalla pressione. Questo è un gruppo di gente onesta, molto sincera, sanguigna. Il clima familiare che si è creato tra noi lo abbiamo trasferito in campo»
Eppure solo un paio d’anni fa l’ambiente della Nazionale dava l’impressione di mal sopportare la sua diversa popolarità, il suo poter essere personaggio.
«Non lo so, ma se qualcuno ha avuto questa impressione, forse era vero. Ma abbiamo eliminato stupide gelosie»
   Voi stessi avete vissuto emozioni intensissime a Rio, riuscendo poi a trasmetterle agli spettatori.
«Sì, emozioni vere che ad un certo punto ci hanno anche spaventato per quanto siamo stati forti e belli. Se la finale con il Brasile è stata una battaglia di nervi, beh, l’hanno vinta loro. Forse alla finale siamo arrivati un po’scarichi dopo quell’incredibile partita con gli Usa» 
Questa medaglia può rilanciare la pallavolo come accadde dopo i Mondiali vinti nel 1990? Magari con l’aiuto dei club che dovrebbero capire l’importanza di certe occasioni promozionali. Il volley è anche quello sport che negò ad alcune azzurre la ribalta di una serata con Fiorello in tv su Rai1!
«La gente si è appassionata a noi, bisogna assolutamente sfruttare questo momento per farci pubblicità in senso positivo, anche tra chi si interessa solo di calcio. Il nostro boom non è stato uno spot organizzato, non abbiamo obbligato nessuno: la gente ci ha seguito per quello che siamo. Mi stanno arrivando richieste da  ogni parte. Dobbiamo sfruttare tutto per raccontarci, mostrandoci sinceramente come siamo. Questo è il momento giusto»  
 
Che futuro avrà l'Italia di Rio?
«Non lo so che futuro avrà ma so che ciò che abbiamo fatto sarà ora preso come pietra di paragone. E non sarà facile ripetersi. Bisogna vedere se Osmany sarà ancora con noi. Difficile da ripetere un torneo così bello e intenso. Abbiamo fatto un bel salto in avanti a livello mentale, nella tenuta». 
Appuntamenti mediatici a parte, riposerà prima del nuovo campionato?
«Sì, una decina di giorni. Ho portato avanti il mio tatuaggione per cui non posso nemmeno giocare a beach volley, solo riposo e piedi sotto la tavola»
Dette una svolta alla sua carriera nel 2008 a Roma, quando accettò la proposta di Vittorio Sacripanti, che d’accordo con il tecnico Piacentini, lo indusse a lasciare il ruolo di alzatore, ricordando quanto Ivan aveva fatto nelle giovanili del Perugia, lasciando intuire le sue qualità di attaccante.
Nella Sir Perugia tornerà di nuovo schiacciatore?
«Fino a che non torna Atanasjievic no. Ma poi non mi peserà, sarà uno stimolo in più. Avevamo sperimentato in Nazionale per via dell’operazione di Lanza, che poi è invece tornato. E sono stato contento, per lui e perchè ci ha dato equilibrio»

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