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Volley - Carlotta Cambi, lo scudetto e l'esperienza Volleyrò

Volley - Carlotta Cambi, lo scudetto e l'esperienza Volleyrò

La 20enne palleggiatroce toscana lanciata da Volleyrò, campione d'Italia con la Igor Novara: "Una stagione in crescendo, sono felice e frastornata. L'esperienza a Roma fondamentale, grazie a tutta la società. La Piccinini insegna a vincere: lei sa come si fa"

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lunedì 15 maggio 2017 09:41

ROMA - Carlotta Cambi a 20 anni si è laureata per la prima volta campionessa d’Italia con la Igor Novara. Carlotta è nata a San Miniato e il 28 maggio festeggerà il suo ventunesimo compleanno. Lei e Anna Danesi, altro straordinario talento passato per il Volleyrò Casal de’ Pazzi, hanno giocato insieme a Roma vincendo tutto a livello giovanile prima di andare in Serie A. Dopo una positiva stagione a Piacenza in Serie A2, Carlotta si è trasferita a Casalmaggiore, dove ha vinto una Champions League, e quindi a Novara con il fresco trionfo tricolore.

 “È stata un’emozione fortissima - racconta Carlotta - perché Novara voleva davvero tanto questo titolo. C’era molta tensione in campo. Sia Novara sia Modena, chi per un motivo chi per un altro, desideravano fortissimamente questo scudetto. Da parte nostra è stata una stagione in crescendo e forse non ce l’aspettavamo. Siamo molto contenti ma ancora un po’ frastornati per tutto quello che è successo”.

Da Casalmaggiore a Novara. Cosa vuol dire vivere la quotidianità con una campionessa come Francesca Piccinini?

“Con Francesca ho avuto il piacere di giocare insieme anche lo scorso anno. La sua esperienza è stata fondamentale, perché quando è il momento di vincere lei sa come farlo. Mi piace ricordare anche la straordinaria voglia di vincere di Stefania Sansonna e Katarina Barun, che hanno trasmesso a tutte noi il desiderio di portare a casa lo scudetto”.

Dopo la Champions League dello scorso anno, è arrivato lo scudetto. In che modo hai vissuto questo doppio successo e che differenze hai trovato?

“Sono due successi bellissimi ma diversi per come sono arrivati. Questo scudetto lo sento molto più mio, perché ho giocato tanto e sono entrata in quasi tutte le partite disputate da Novara. Giocare e vincere è un po’ diverso dal vincere stando pressoché sempre in panchina. Ho provato una grandissima gioia in entrambi i casi, ma lo scudetto con Novara è un successo a cui ho partecipato più attivamente”.

Molte tue coetanee scelgono di andare a giocare in squadre di fascia più bassa per trovare più spazio. Tu, al contrario, dopo Piacenza hai optato per due top club, eppure ti sei sempre guadagnata la fiducia dei tuoi allenatori, tanto da raggiungere anche il giro della Nazionale maggiore. 

“Dopo la Serie A2 ho deciso di andare in un club importante come Casalmaggiore, perché volevo vedere com’era la Serie A1 in una squadra top. Casalmaggiore disputava anche la Champions, quindi era un’opportunità in più per mettermi alla prova. Quest’anno, invece, mi ha convinta un progetto importante. Poiché il mio cartellino è di Novara, ero certa che avrebbero puntare su di me e che mi avrebbero dato spazio per valorizzarmi”.

Hai conquistato la Champions League, lo scudetto e sei nel giro della Nazionale, che altri obiettivi ti poni, visto che a soli vent’anni hai già vinto tantissimo?

“Sicuramente voglio confermarmi a questo livello, per dimostrare a tutti che sono una giocatrice importante. In bacheca manca la Coppa Italia e magari potrei farci un pensierino…”

Tornando indietro con la memoria, in che modo ti ha aiutata a raggiungere questi risultati l’esperienza al Volleyrò CDP?

“Il Volleyrò è un progetto di giovani molto talentuosi. La società punta a vincere e non vuole soltanto partecipare ai campionati per fare esperienza. Affrontare una stagione con la pressione di dover vincere ti forma il carattere in vista dei campionati di Serie A. Devi sempre dare il massimo, ogni giorno. Negli altri progetti giovanili l’unico obiettivo è quello di far crescere le proprie giocatrici senza la pressione di arrivare alla vittoria. Questa cosa fa una grandissima differenza e distingue il Volleyrò da tutte le altre società giovanili. Il merito del Volleyrò non è soltanto quello di formare tecnicamente le atlete, ma soprattutto di abituarle a cercare sempre la vittoria.”

Tu e Anna Danesi rappresentate per le tante ragazze del Volleyrò CDP l’esempio di come si possa crescere e arrivare all’eccellenza pallavolistica partendo da solidissime basi costruite nel giovanile. Che qualità bisogna avere e che consigli puoi dare alle giovani pallavoliste che vogliono arrivare in Serie A?

“Non bisogna mai perdere l’entusiasmo, perché la voglia di divertirsi in campo ci deve sempre essere. E poi consiglio a tutte le ragazze di non perdere mai la fiducia, anche quando i risultati sembrano non arrivare. Non si può avere tutto e subito, ci vuole pazienza. Se si lavora sodo, i risultati alla fine sono certi”.

Quando sei partita dalla Toscana per arrivare a Roma, come hai vissuto quei primi giorni in una realtà completamente diversa e come sei riuscita a superare le difficoltà?

“Sono arrivata al Volleyrò che avevo quindici anni. Ero convinta di voler giocare a pallavolo ad alti livelli e i miei genitori sono stati fantastici perché hanno accettato la mia scelta senza pormi degli ostacoli. Arrivata a Roma mi sono trovata in una situazione completamente nuova per me. Un conto è dire vado a vivere da sola, un conto è farlo. I primi mesi sono stati difficili, ma devo ringraziare i miei genitori e soprattutto Armando Monini, Andrea Scozzese, Laura Bruschini e tutto lo staff del Volleyrò che mi sono stati sempre molto vicini e mi hanno aiutata a superare i primi momenti di crisi. Poi è andato tutto in discesa. Quella del Volleyrò è un’esperienza che consiglio a tutte le ragazze che vogliono giocare a pallavolo ad alti livelli. È una società favolosa e soprattutto una grande famiglia che ti segue passo dopo passo senza abbandonarti mai. Uscite dal Volleyrò si è giocatrici pronte ad affrontare la Serie A e persone più ricche e abituate a lottare per ottenere i risultati anche nella vita. Ne approfitto per ringraziare innanzitutto Armando Monini e Andrea Scozzese (scomparso un anno e mezzo fa, ndr)  che grazie a questo bellissimo progetto che è il Volleyrò hanno permesso e permettono a tante ragazze come me di realizzare i propri sogni. Ringrazio tutti anche per i rimproveri, perché sono quelli che ti fanno crescere. Quando si arriva in Serie A e non si vive più la realtà protetta del giovanile, si è già abituati a sopportare le difficoltà dell’essere da soli e non si soffre il salto di categoria”.

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