Zanardi è l'infinito: la F1, i trionfi e gli incidenti che hanno cambiato anche noi

Due vite e tanto sport dentro: la lezione di Alex, che se n'è andato lo stesso giorno di Senna
Alberto Dolfin
6 min

«Mi chiamo Alex Zanardi e sono un pilota». Nelle mille e una vite che hanno attraversato la sua incredibile carriera, il sempre sorridente ragazzo nato nell’autunno del 1966 a Castel Maggiore non ha mai tradito la sua essenza e l’ha sempre ribadita come un mantra. D’altronde, anche nella lunga e vittoriosa avventura paralimpica ha guidato la sua handbike con la stessa tenacia e convinzione. E come se non bastasse, se n’è andato lo stesso giorno di un altro mito: Ayrton Senna, che ci lasciò sempre il 1° maggio, 32 anni fa. Così ha fatto Zanardi e ora tutto il mondo - dello sport e non solo - lo piange. Bandiere a lutto ieri a Noventa Padovana dove viveva, il cordoglio e l’abbraccio alla moglie Daniela e al figlio Niccolò.

 

 

Zanardi, le imprese da pilota e l'amputazione delle gambe

Ma queste righe non bastano per raccontare le sue imprese, perché fermare un vulcano di passione come Alex era davvero impossibile. Ad alimentarne il “motore umano” è stata la sana scarica di adrenalina di matrice sportiva, che gli ha sempre fatto affrontare qualunque sfida con ottimismo. Kart, Formula 3, Formula 3000 fino alla Formula 1 con la Jordan - la scuderia dell’esordio, nel 1991 - prima di Minardi e Lotus. Ma non è il suo mondo, mai aiutato dalla fortuna, i risulati non arrivano. Non si arrende e vola in America: sbarca nella Formula Cart e diventa una stella, conquistando vittorie a raffica e due titoli piloti nel 1997 e nel 1998. La F1 lo rivuole ma non è cosa: anche con la Williams non arrivano i successi sperati. È di nuovo Formula Cart e l’incontro con il destino: il 15 settembre del 2001, sul circuito austriaco del Lausitzring, la sua monoposto impazzita viene tranciata in due dall’autovettura del collega e amico Alex Tagliani. Un impatto a più di 300 km l’ora. Le gambe sono tranciate di netto, perde litri di sangue, è praticamente spacciato, gli danno l’estrema unzione. Sembra un miracolo ma Alex si riprende. E riparte a modo suo, abbracciando il mondo paralimpico.

Le medaglie alle Paralimpiadi e il secondo incidente

Uno tsunami di positività. Il nuovo mezzo da domare si chiama handbike, si fa viaggiare la bici con la forza delle braccia. Alex mette insieme il fisico da Superman, la resilienza di un Iron Man, la meticolosità di un meccanico. E cambia il mondo: vince mondiali a raffica (8) e 6 medaglie alle Paralimpiadi (4 ori e 2 argenti) tra Londra 2012 e Rio 2016. Neanche a dirlo, lo fa su tracciati in cui aveva corso e ottenuto pole position e piazzamenti di prestigio nella vita precedente. E ancora, gli Ironman di triathlon a Kona e le maratone di New York, per aggiungere qualche altra impresa epica, se ancora ce ne fosse stato bisogno.
Sempre un pensiero per gli altri, è durante la staffetta di beneficenza di Obiettivo Tricolore del giugno 2020 che viene coinvolto in un drammatico incidente stradale: lo schianto contro il camion è terribile, il recupero difficile. Circondato dall’amore dei suoi cari, Alex resta sempre presente nelle parole e nei pensieri della famiglia paralimpica che ai Giochi di Tokyo, nel 2021, gli dedica l’oro olimpico a squadre. Il terzo di un solco che lui aveva contribuito a tracciare. 
Nessuno più di Alex ha cambiato la percezione del movimento paralimpico nel nostro Paese. Chi prima guardava le Paralimpiadi con pietismo, ha imparato ad apprezzare le prestazioni degli atleti senza fermarsi dietro alle barriere. Mai pensare a cosa manca, sfruttare quello che è rimasto.

 

 

L'eredità più bella lasciata da Alex

Lo ha sempre ripetuto, anche scherzando dopo l’incidente del 2001: «Sono fortunato, la prossima volta che mi rompo una gamba, mi basta una brugola per aggiustarla». E ancora: «Ora non rischio più di prendere il raffreddore se cammino scalzo». D’altronde, come ha sempre ripetuto, la vita, così come lo sport, è sempre una questione di prospettiva e lui, nel suo testamento ideologico, ci ha lasciato questo regalo di cui far tesoro.  
Martedì 5 maggio (ore 11) nella Basilica di Santa Giustina, in Prato della Valle, a Padova, verranno celebrati i funerali. «La moglie Daniela e il figlio Niccolò desiderano ringraziare di cuore le tantissime persone che in queste ore hanno mostrato vicinanza e affetto. L’ennesima, preziosa testimonianza di come Alex sia riuscito a trasmettere nel modo più profondo il suo fortissimo messaggio di vita». La sua eredità più bella.

 

 


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