© Getty Images Furlani campione del Mondo: la dedica alla sorella incinta, le lacrime per la mamma e quel retroscena di Parigi…
“Ma al Mondiale ci pensi?”. Silenzio. “Forse sì, anzi sicuramente. Voglio diventare campione del Mondo. Però non lo scrivere così netto, non voglio sembrare presuntuoso”. Poco più di un anno fa, dopo un bellissimo bronzo olimpico, Mattia Furlani diceva questo. La mamma accanto a lui rideva e annuiva: “Il ragazzo è così”. Il ragazzo è diventato uomo. E pure campione del mondo. Bello, bellissimo, meraviglioso il salto di Mattia a Tokyo: nello stadio dove abbiamo raccontato l’ascesa e la caduta degli dei Tamberi e Jacobs, il romano e romanista Furlani diventa campione del mondo. La misura, 8.39, coincide con il primato personale e la mente corre al 2007 quando Andrew Hove fece 8.47, primato italiano. E prima o poi Furlani si prenderà pure quello: non ce ne voglia Howe, ma a 20 anni Mattia ha nelle gambe e nella testa tutte le cose più belle del mondo.
Furlani campione del Mondo, le lacrime e il ruolo della mamma
Se le godrà da domani, oggi no. Nel pomeriggio italiano, la notte giapponese, è solo festa. Lacrime e sorrisi, salti e atterraggi mai così speciali. La mamma lo incita, lo sprona, lo calma: nel Mondiale che si è aperto con il duro botta e risposta tra Larissa Iapichino e suo padre, Khaty Seck ha dimostrato quanto sia importante per il figlio averla lì con sé. E lui, con gli occhi lucidi, lo riconosce: “Non so se è tutto vero. È successo qualcosa di magico stasera, inizio con i ringraziamenti soprattutto a mamma, che ha fatto un lavoro incredibile in pedana. È stato un anno di crescita fantastico: fino a due anni potevo solo sognare tutto questo, adesso è realtà. Abbiamo lavorato tantissimo grazie al mio team fantastico e alla mia famiglia. Ringrazio anche un po' me stesso, anche se il lavoro è ancora tanto e spero sia solo l'inizio. Faccio ciò che amo fare, ed è la cosa più bella di tutte, anche dell'oro. Grazie a tutta l'Italia: questa medaglia è per tutti voi".
Furlani e la dedica alla sorella incinta
E poi ancora: la dedica a Erika, la sorella che presto lo renderà zio. E la voglia di tornare in Italia con la medaglia più bella. Quella che un anno fa sognava sussurrando a bassa voce sui tetti di Parigi. Campione del mondo indoor, Diamond League da protagonista, Campione del mondo outdoor: fossimo in lui smetteremmo ora. Ma forse no: il meglio deve ancora venire.
