Matteo Renzi corre la maratona di Atene. Orgoglio e lacrime per il suo risultato

Matteo Renzi corre la maratona di Atene. Orgoglio e lacrime per il suo risultato

Matteo Renzi aveva già corso maratone in passato, ma domenica alla Maratona di Atene ha raggiunto uno dei suoi obiettivi per i suoi 50 anni
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Il 'maratoneta' Matteo Renzi ancora ce l'ha fatta, un'altra volta finisher in una grande maratona internazionale. Già aveva tagliato qualche anno fa il traguardo della Maratona di Firenze, domenica ha conquistato la sua medaglia alla Maratona di Atene. Pantaloncini e t-shirt e sicuramente tanti allenamenti fatti in questi mesi per raggiungere un traguardo dopo 42,195km che non è mai scontato per nessuno. Neanche se sei uno dei politici più importanti d'Italia.

Matteo Renzi ci ha impiegato 4 ore 10', è arrivato in posizione 4803, ha corso con il pettorale n. 1 e questo era il suo pensiero di sabato quando sui suoi social ha annunciato la sua presenza nella maratona greca: 

"Quando ho compiuto 50 anni, ho fatto un elenco di 50 cose da fare, di 50 sfide che voglio vincere. Tutte contro me stesso, sia chiaro. Perché la vita è un dono straordinario, ma non va mai data per scontata: è bello rimettersi in gioco. Nella mia lista c’è anche finire la Maratona di Atene. Perché non è una maratona, è LA maratona. Sembra ieri quando al Liceo traducevamo le versioni scoprendo come quella civiltà avesse cambiato per sempre l’umanità. Che bello il Liceo Classico! E fin da allora ho sempre sognato di fare un giorno il tratto da Maratona ad Atene. Sperando, sia chiaro, di non fare la fine di Filippide.
Ho deciso di provarci e domani è il gran giorno. A differenza delle altre maratone, questa è più difficile perché piena di saliscendi: del resto il percorso lo ha scelto la storia, non gli organizzatori alla ricerca del tempo migliore. Vediamo come andrà, io ci provo.
In più mi piace farlo dieci anni dopo la battaglia che abbiamo vinto al Consiglio Europeo, salvando la permanenza europea della Grecia, contro i burocrati che non capivano che senza Grecia non c’è Europa. Conservo il ricordo di quella vittoria come uno dei più belli dei miei anni a Bruxelles, una delle rare volte in cui in UE la politica ha sconfitto la tecnocrazia.
Non c’è futuro, senza passato. E chi non ama la terra della filosofia, della democrazia, della politica (tutte parole greche) non può fare il lavoro che facciamo noi.
Lo stadio dove si arriva (se si arriva) è lo stadio Panathinaiko, lo stadio dei bei marmi, lo stadio delle prime Olimpiadi moderne, lo stadio della Maratona ai Giochi del 2004 con la vittoria di Stefano Baldini. Pensare di entrarci, dopo 42km, è emozionante. La mia sfida però non è pensare all’arrivo ma gustare il passo dopo passo: come canta Cesare Cremonini, l’incanto sarà godersi un po’ la strada. Io ci proverò. 

Fatica, orgoglio e lacrime invece dopo il truaguardo: 

"Chi ha finito una Maratona sa che vincere una sfida con te stesso è bellissimo. Molto più che vincere contro gli altri. Quegli ultimi chilometri, passi, metri tengono insieme la forza e la fatica, l’orgoglio e le lacrime, il sorriso e il dolore. Finire Atene è stato più difficile del previsto. Le continue salite e in parte anche le discese hanno messo a dura prova le mie gambe, soprattutto sotto il profilo muscolare. Non ho paura a dire che in un paio di momenti la difficoltà di correre era così tosta che ho pensato anche di abbandonare. Non ci sarebbe stato nulla di male, capita di non farcela: il fallimento fa parte della vita. Oggi invece è andata bene. Ho resistito. Ho cercato di bere molto e alimentarmi bene (grazie, caro professor Angelini), ho abbassato i giri soprattutto sulla salita e non ho forzato. Nella discesa finale verso l’ingresso dello stadio Panathinaiko, negli ultimi seicento metri, c’erano molti italiani a fare il tifo. Qualcuno mi ha riconosciuto e una ragazza mi ha dato una bandiera italiana, quel tricolore che ci unisce e che vogliamo onorare sempre. Non era previsto ma sono entrato nello Stadio delle prime Olimpiadi moderne con in mano la bandiera del mio Paese. E ho pensato in quegli ultimi duecento metri – fatti pianissimo, i muscoli delle gambe tiravano come mai mi era accaduto in passato – al fatto che Italia e Grecia non saranno le economie più forti del mondo, ecco, ma sono due grandi superpotenze culturali. E soprattutto valoriali. In un mondo algido e burocratizzato quanto è bello emozionarsi per lo sport, per la cultura, per la filosofia. Persino per la politica. Per tutte quelle parole che Atene, Roma, il Rinascimento non solo fiorentino, hanno reso parole eterne. E mentre attraversavo la linea del traguardo – stavolta senza piangere – ho riflettuto sul fatto che dieci anni fa a Bruxelles abbiamo difeso il diritto di far stare la Grecia in Europa.
Pensavo allora che Atene aveva bisogno dell’Europa, per tanti motivi. Ma che anche l’Europa avesse bisogno della Grecia, soprattutto per un motivo: perché non c’è futuro senza la storia, non c’è sviluppo senza la cultura, non c’è comunità senza la politica.


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