Sebastian Coe: "Roma merita continuità: può aspirare a entrare tra le Major"  

Il presidente di World Athletics a tutto tondo: "I Mondiali Usa non possono  fare a meno  degli azzurri"
Franco Fava

Uno sguardo sul futuro dell’atletica con vista privilegiata sul nostro bel Paese alla luce dei progressi in atto nei medaglieri globali, e anche a livello organizzativo. Con al centro Roma: la Capitale infatti è in corsa sia per l’assegnazione ai Mondiali di atletica del 2029 o in alternativa nel 2031, ma è anche con la sua Acea Run Rome The Marathon che aspira a essere promossa nell’esclusivo circuito delle Major Abbott dopo i successi organizzativi che hanno visto progressivamente aumentare il numero dei partecipanti fino ai 22.000 arrivati nell’ultima edizione della Acea Run Rome The Marathon dello scorso marzo. Senza contare il sold out a quattro mesi dall’edizione n.31 del 22 marzo 2026 che ha toccato i 36.000 iscritti. È una chiacchierata ad ampio raggio quella che ci ha concesso il presidente britannico di World Athletics, il pluricampione olimpico del mezzofondo nonché più volte primatista mondiale, Lord Sebastian Coe, nella sede di Montecarlo dove nei giorni scorsi sono stati festeggiati gli atleti dell’anno alla presenza del Principe Alberto II di Monaco. 
  
Presidente, lei sta passando alla storia per la sua visione innovativa dell’atletica e per l’impulso che sta dando alle corse su strada, anche attraverso l’attività sui tapis roulant, l’ultima frontiera rappresentata dall’istituzione di un vero e proprio mondiale virtuale sui 5000 metri correndo sui “treadmill” di tutto il mondo a partire dal prossimo anno. 

«È stato sempre un mio pallino: qualche settimana fa abbiamo siglato a Milano una importante partnership con la Technogym di Nerio Alessandri, grande innovatore italiano del wellness. Mi fa particolarmente piacere che questa avventura abbia l’Italia, quello che reputo il mio secondo Paese, al centro dell’iniziativa grazie alla sua innovazione tecnologica». 
 
Quando si preparava per la conquista degli ori alle Olimpiadi di Mosca 1980 e Los Angeles 1984, erano frequenti le sue puntate nella nostra città per allenarsi, tra la pineta di Ostia e la Camilluccia. 

«Amo tutto dell’Italia e ho partecipato anche a una mezza maratona sul finire della carriera come qualcuno ancora ricorda: è stato in occasione della Coppa del Mondo del 1981, la sera prima avevo corso le batterie degli 800 e la mattina dopo mi sono schierato alla partenza da Piazza San Pietro per correre i 21 km della “Corsa per la Pace”. Di quella esperienza ricordo il via dato da Papa Giovanni Paolo II e l’entusiasmo dei romani lungo tutto il percorso». 
 
A proposito di maratona e dintorni, World Athletics, con il suo dipartimento Running ha ripetutamente riconosciuto come Roma si stia affermando sempre di più nel ricco panorama delle classiche mondiali: dopo le difficoltà legate alla pandemia il consorzio organizzativo cui partecipa anche il nostro giornale sta riscuotendo un successo straordinario, soprattutto all’estero, anche per la prossima edizione del 22 marzo che con largo anticipo a toccato pochi giorni fa la cifra record di 36.000 iscritti. 

«Sono a conoscenza come da anni la maratona di Roma sia di gran lunga anche la gara più partecipata in Italia. Anche l’impatto economico globale è cresciuto enormemente: oggi è al 2° posto, dietro solo a Parigi tra le maratone ancora fuori dal circuito delle Major. Ciò significa che la maratona di Roma non è solo un evento agonistico ma riveste un immenso valore culturale, artistico e turistico. A dimostrarlo l’elevatissima percentuale di partecipazione straniera, la più consistente tra tutte le maratone». 
 
I brand delle maratone crescono vertiginosamente e spesso si arriva a milioni di richieste per ottenere un pettorale tre le più blasonate: il brand di New York per esempio è stato valutato circa 300 milioni. 

«Tutto questo è frutto di un gran lavoro fatto nel tempo grazie al rapporto di fiducia che si instaura tra runner e chi fornisce servizi e organizzazione. Anche noi ci stiamo muovendo in questo campo con l’istituzione di una vera e prossima rassegna del running con campionati un po’ su tutte le distanze concentrati in pochi giorni e in una unica sede».  
 
Dietro ai successi delle maratone di New York, Tokyo, Berlino, Londra, Boston, Berlino c’è un rapporto di fidelizzazione che si crea nel tempo con l’organizzazione. Invece l’organizzazione della maratona di Roma sarà nuovamente messa al bando nel 2026 dall’amministrazione capitolina, una prassi che comporta qualche rischio, e alla quale, non ci risulta, debbano sottostare le classiche più popolari. 

«Senza entrare nella discussione, posso solo dire di condividere le preoccupazione soffermandomi a indicare i requisiti di una maratona che si rispetti: un’organizzazione affidabile cui dare la garanzia di poter operare nel tempo, una legacy da trasmettere alla città e soprattutto continuità organizzativa per non ripartire sempre da capo disorientando i partecipanti. Senza contare gli investimenti che ci sono dietro la “costruzione” nel tempo di una grande maratona». 
 
Intanto il circuito delle Major ha accolto anche Sydney e si appresta a promuovere Città del Capo e Shanghai. A quando l’ingresso anche di Roma? 

«Prima di quanto si possa immaginare se verrà confermata la consistenza della crescita di questi anni. Direi che Roma e Parigi sono sulla buona strada». 
 
Sarà a Roma il 22 marzo? 

«Vorrei esserci come runner, magari correndo solo 10 km se gli impegni me lo permetteranno: adoro tornare a correre tra le strade e le piazze più iconiche di Roma». 

 


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Running


 
L’ultima rassegna mondiale a Roma risale al 1987, dopo il flop della candidatura per i Mondiali 2027 (assegnati poi a Pechino), la Fidal di Stefano Mei è impegnata a ricandidare la Capitale per le rassegne iridate del 2029 o del 2031 (la Fidal punta direttamente alla 2029 dopo l’incontro a Roma tra Mei e lo stesso Coe). 

«Mei sta lavorando molto bene e sono spesso in contatto con lui: al momento siamo nella fase iniziale dell’iter con 5-6 città che si sono già fatte avanti. Decideremo il prossimo settembre ma non è detto che assegneremo insieme le due date». 
 
Sarà in occasione della prima rivoluzionaria edizione degli Ultimate Championships che Budapest ospiterà dall’11 al 13 settembre 2026, tre giorni intense di scontri diretti con un programma ridotto e 10 milioni di dollari di premi. 

«Abbiamo introdotto questa nuova manifestazione per due motivi: coprire gli anni senza i Mondiali tradizionali e offrire un programma serrato che sia più allettante per gli atleti e gli spettatori. Se vogliamo paragonarlo a un altro sport, direi che si avvicina alla riuscitissima formula delle ATP Finals di tennis, al cui successo abbiamo assistito questi anni a Torino». 
 
Intanto la corsa campestre si prepara a rientrare nel programma olimpico, ma stavolta in quello dei Giochi invernali dopo tanti tentativi, ma le federazioni internazionali invernali sembrano scettiche. 

«C’è una commissione che ci sta lavorando e potrebbe accadere all’edizione in Francia del 2030, con il cross country ci sarebbe anche il ciclocross». 
 
A proposito di Olimpiadi, come giudica le prime timide aperture della neo presidente dello Zimbabwe, Kirsty Coventry, nei confronti di Bielorussia e Russia per la riammissione dei loro atleti ai Giochi?  

  «Coventry sta facendo un grande lavoro, mi sembra più pragmatica del suo predecessore Thomas Bach in molti temi. Per l’atletica la Russia è sospesa da dieci anni, ma non escludo che se ci saranno le condizioni (tipo tregua all’invasione dell'Ucraina, ndr), si possa rivedere la sospensione anch e in tempi brevi». 
 
Da amante e osservatore dell’Italia e delle sue vicende sportive, come vede le difficoltà del calcio azzurro ancora di fronte a complicatissima qualificazione ai Mondiali in Nord America nel 2026? 

«Al momento, con l’atletica nel gotha delle nazioni più forti, il tennis che domina in lungo e largo con Sinner & c, il volley sulla vetta del mondo con uomini e donne per non parlare del nuoto in tutte le sue declinazioni, mi sorprende e non poco la sofferenza del calcio azzurro. Ma ai Mondiali ci sarete. Pensate ai danni per l’organizzazione che perderebbe i milioni di fan nordamericani del calcio italiano». 

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Uno sguardo sul futuro dell’atletica con vista privilegiata sul nostro bel Paese alla luce dei progressi in atto nei medaglieri globali, e anche a livello organizzativo. Con al centro Roma: la Capitale infatti è in corsa sia per l’assegnazione ai Mondiali di atletica del 2029 o in alternativa nel 2031, ma è anche con la sua Acea Run Rome The Marathon che aspira a essere promossa nell’esclusivo circuito delle Major Abbott dopo i successi organizzativi che hanno visto progressivamente aumentare il numero dei partecipanti fino ai 22.000 arrivati nell’ultima edizione della Acea Run Rome The Marathon dello scorso marzo. Senza contare il sold out a quattro mesi dall’edizione n.31 del 22 marzo 2026 che ha toccato i 36.000 iscritti. È una chiacchierata ad ampio raggio quella che ci ha concesso il presidente britannico di World Athletics, il pluricampione olimpico del mezzofondo nonché più volte primatista mondiale, Lord Sebastian Coe, nella sede di Montecarlo dove nei giorni scorsi sono stati festeggiati gli atleti dell’anno alla presenza del Principe Alberto II di Monaco. 
  
Presidente, lei sta passando alla storia per la sua visione innovativa dell’atletica e per l’impulso che sta dando alle corse su strada, anche attraverso l’attività sui tapis roulant, l’ultima frontiera rappresentata dall’istituzione di un vero e proprio mondiale virtuale sui 5000 metri correndo sui “treadmill” di tutto il mondo a partire dal prossimo anno. 

«È stato sempre un mio pallino: qualche settimana fa abbiamo siglato a Milano una importante partnership con la Technogym di Nerio Alessandri, grande innovatore italiano del wellness. Mi fa particolarmente piacere che questa avventura abbia l’Italia, quello che reputo il mio secondo Paese, al centro dell’iniziativa grazie alla sua innovazione tecnologica». 
 
Quando si preparava per la conquista degli ori alle Olimpiadi di Mosca 1980 e Los Angeles 1984, erano frequenti le sue puntate nella nostra città per allenarsi, tra la pineta di Ostia e la Camilluccia. 

«Amo tutto dell’Italia e ho partecipato anche a una mezza maratona sul finire della carriera come qualcuno ancora ricorda: è stato in occasione della Coppa del Mondo del 1981, la sera prima avevo corso le batterie degli 800 e la mattina dopo mi sono schierato alla partenza da Piazza San Pietro per correre i 21 km della “Corsa per la Pace”. Di quella esperienza ricordo il via dato da Papa Giovanni Paolo II e l’entusiasmo dei romani lungo tutto il percorso». 
 
A proposito di maratona e dintorni, World Athletics, con il suo dipartimento Running ha ripetutamente riconosciuto come Roma si stia affermando sempre di più nel ricco panorama delle classiche mondiali: dopo le difficoltà legate alla pandemia il consorzio organizzativo cui partecipa anche il nostro giornale sta riscuotendo un successo straordinario, soprattutto all’estero, anche per la prossima edizione del 22 marzo che con largo anticipo a toccato pochi giorni fa la cifra record di 36.000 iscritti. 

«Sono a conoscenza come da anni la maratona di Roma sia di gran lunga anche la gara più partecipata in Italia. Anche l’impatto economico globale è cresciuto enormemente: oggi è al 2° posto, dietro solo a Parigi tra le maratone ancora fuori dal circuito delle Major. Ciò significa che la maratona di Roma non è solo un evento agonistico ma riveste un immenso valore culturale, artistico e turistico. A dimostrarlo l’elevatissima percentuale di partecipazione straniera, la più consistente tra tutte le maratone». 
 
I brand delle maratone crescono vertiginosamente e spesso si arriva a milioni di richieste per ottenere un pettorale tre le più blasonate: il brand di New York per esempio è stato valutato circa 300 milioni. 

«Tutto questo è frutto di un gran lavoro fatto nel tempo grazie al rapporto di fiducia che si instaura tra runner e chi fornisce servizi e organizzazione. Anche noi ci stiamo muovendo in questo campo con l’istituzione di una vera e prossima rassegna del running con campionati un po’ su tutte le distanze concentrati in pochi giorni e in una unica sede».  
 
Dietro ai successi delle maratone di New York, Tokyo, Berlino, Londra, Boston, Berlino c’è un rapporto di fidelizzazione che si crea nel tempo con l’organizzazione. Invece l’organizzazione della maratona di Roma sarà nuovamente messa al bando nel 2026 dall’amministrazione capitolina, una prassi che comporta qualche rischio, e alla quale, non ci risulta, debbano sottostare le classiche più popolari. 

«Senza entrare nella discussione, posso solo dire di condividere le preoccupazione soffermandomi a indicare i requisiti di una maratona che si rispetti: un’organizzazione affidabile cui dare la garanzia di poter operare nel tempo, una legacy da trasmettere alla città e soprattutto continuità organizzativa per non ripartire sempre da capo disorientando i partecipanti. Senza contare gli investimenti che ci sono dietro la “costruzione” nel tempo di una grande maratona». 
 
Intanto il circuito delle Major ha accolto anche Sydney e si appresta a promuovere Città del Capo e Shanghai. A quando l’ingresso anche di Roma? 

«Prima di quanto si possa immaginare se verrà confermata la consistenza della crescita di questi anni. Direi che Roma e Parigi sono sulla buona strada». 
 
Sarà a Roma il 22 marzo? 

«Vorrei esserci come runner, magari correndo solo 10 km se gli impegni me lo permetteranno: adoro tornare a correre tra le strade e le piazze più iconiche di Roma». 

 


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