© AP Martina Valcepina e il sogno Milano Cortina: "Voglio chiudere il cerchio in casa"
Due argenti e un bronzo alle Olimpiadi in quattro partecipazioni, che a breve diventeranno cinque. «Sono felicissima!». Martina Valcepina ha solo 33 anni ma è già una veterana dello short track azzurro, nonostante il grave infortunio - frattura di tibia e perone - che due anni fa sembrava aver messo tutto in discussione. Ma ora la strada verso Milano Cortina 2026 è scolpita nel ghiaccio.
Come sono andate le quattro tappe della Coppa del Mondo?
«Abbastanza bene. Dopo l’infortunio, che è stato importante, non mi aspettavo di tornare a pattinare con gli stessi tempi di prima. Ma siamo andati bene, la squadra è cresciuta molto rispetto a qualche anno fa. Adesso sono cresciuti tutti molto e i giovani sono agguerriti. Avere dei compagni di squadra così combattivi mi ha dato anche uno stimolo in più per tornare al massimo».
A proposito dell’infortunio, sono passati due anni tondi.
«Il primo anno è stato difficile, fino all’inizio del 2025 non avevo alcun tipo di aspettativa perché il mio primo obiettivo era provare il Test Event, a febbraio a Milano. Purtroppo non sono riuscita con le tempistiche perché avevo ancora i chiodi e le viti, quindi con il mio allenatore ci siamo chiesti: “E ora che si fa?”. Perché mancava veramente poco, solo un anno, alle Olimpiadi. Non mi aspettavo nemmeno di arrivare alle prime coppe a novembre già pronta».
Ora sono arrivate le qualificazioni ufficiali.
«Sono molto felice, solo chi mi ha seguita lungo tutto il percorso sa effettivamente quello che ho passato e che tutt’ora sopporto. Ho avuto la fortuna di essere stata seguita al meglio e di aver lavorato ogni giorno con persone competenti e presenti. Ci tengo a ringraziare il gruppo sportivo della Guardia di Finanza che da quest’estate mi ha seguita regolarmente. Questa convocazione non era per nulla scontata e ci ho davvero messo tutto il cuore per tornare competitiva, la desideravo con tutta me stessa e per me è davvero un traguardo importante».
Questa sarà la sua quinta Olimpiade.
«Esatto, la prima volta ero ancora minorenne. Era il 2010, a Vancouver. Ero la più giovane di tutta la spedizione italiana. Milano Cortina sarà la quinta, un sogno. Sicuramente è importante per me chiudere in casa e chiudere il cerchio qui. Io ho sempre dato il massimo, spero di averlo dimostrato agli allenatori e a tutti quelli che mi hanno guardata».
Qual è il suo ricordo più bello legato alle Olimpiadi?
«Ognuna mi ha dato qualcosa. La prima è stata la scoperta del mondo dei grandi, nella seconda ho gareggiato incinta, ho vinto la prima medaglia e sono arrivate emozioni veramente forti perché ormai avevo la consapevolezza che potevo giocarmi qualcosa. Pyeongchang è stata l’unica che la mia famiglia ha visto dagli spalti, le mie figlie sono venute fino in Corea e le ricordo vicino a me. Pechino è l’unica in cui ho vinto in squadra con mia sorella Arianna, un’emozione diversa da tutto il resto».
Un'altra Arianna, Fontana, è stata scelta di nuovo portabandiera azzurra.
«Arianna è due anni più grande di me, è l’unica che c’è sempre stata. Per me è sempre stata un esempio da seguire sia per la pattinata che per la gestione delle gare e delle pressioni. È un modello».
Le sue figlie adesso pattinano con lei?
«Sì, hanno cominciato ora. Fanno le medie e sono alle prime garette, vengono spesso a vedermi in allenamento e si vogliono allenare anche loro. Ci imitano un po’, si fanno correggere dall’allenatrice ma comunque fanno anche tanti altri sport, come me alla loro età. Mi sembra che siano abbastanza focalizzate sullo short track ma vedremo, saranno loro a scegliere».
Ormai siete una famiglia d’arte.
«Per me è un’emozione guardare le mie figlie gareggiare, mi rivedo tanto in loro».
Siete originarie di Sondalo, vicino Bormio. Che rapporto ha con le sue montagne?
«Amo la montagna e sono ossessionata dal rispetto dell’ambiente. Spesso porto le mie figlie a pulire i boschi vicino casa. Cerco di insegnare loro il rispetto per ciò che ci circonda fin dai piccoli gesti. Alla fine comanda la natura».
È un valore che le ha trasmesso la sua famiglia?
«Sì, soprattutto mia madre. Siamo cresciuti nel rispetto per l’ambiente. Sai, forse in montagna è più semplice perché lo vediamo proprio con i nostri occhi e vediamo quanta fatica fa. Negli ultimi anni me ne sto accorgendo soprattutto per quanto riguarda la neve. Da bambina ricordo grandi nevicate in paese mentre adesso sono sempre più rare».
Ha notato cambiamenti all’interno del mondo sportivo?
«Durante le Coppe del Mondo sono sparite le bottigliette di plastica. Anni fa le vedevo ovunque, sparpagliate, mezze vuote. Uno spreco. Ora c’è una fontanella di acqua potabile e ognuno con la propria borraccia può andare a riempirla. È un piccolo gesto ma mi ha fatto molto piacere».
Quali sono i programmi ora?
«Fino a Natale continueremo ad allenarci, poi una piccolissima pausa ma ci alleneremo anche a Capodanno. Ora sono più tranquilla rispetto all’ultimo periodo, voglio dare il massimo alle Olimpiadi».
Obiettivo dichiarato?
«La squadra è molto forte sia a livello femminile che maschile, potremo giocarcela al meglio con gli atleti più forti al mondo, il livello sarà molto alto ma avremo modo di dire la nostra».
