Italbasket, parla Ricci il matematico che non fa calcoli: "Protagonisti solo se aggressivi"

Sui prossimi Europei: "Da ct Pozzecco può far ardere il fuoco che ha dentro. Ma mi è dispiaciuto per Sacchetti"
Italbasket, parla Ricci il matematico che non fa calcoli: "Protagonisti solo se aggressivi"© CIAMILLO
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Fabrizio Fabbri
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La Nazionale lascia Pinzolo, dove è iniziato il raduno che porterà agli Europei di settembre, e saluta Procida e Spagnolo, i primi due tagli del roster che a Milano, per la prima fase, sarà composto da dodici giocatori. Chi al Forum vuole assolutamente esserci è Pippo Ricci, lungo scudettato proprio di Milano. «Sarà un torneo di livello altissimo - dice l'ala nativa di Roma - con squadre piene di talento e forti fisicamente. Ma non dobbiamo pensare troppo agli altri, piuttosto concentrarci su noi. Per essere protagonisti bisognerà arrivare all'appuntamento affamati e mettendo il massimo dell'aggressività sul parquet. Un grande aiuto può arrivare dai tifosi». Che lui conosce bene. «Ho conquistato a Milano il mio secondo scudetto dopo quello dell'anno prima con la Virtus Bologna. Sono felice della scelta fatta. Vincere è bellissimo, a prescindere da dove accada. Ora l'asticella si alzerà e se in Italia dovremo provare a confermarci, c'è un'Eurolega che ci aspetta e dove vogliamo andare il più avanti possibile». Anche se mancherà il Chacho Rodriguez, tornato in Spagna. «Un grande vuoto, in campo e fuori. Un esempio come giocatore, un grande amico e uomo spogliatoio. Ha vinto tantissimo, eppure non è mai appagato. Avete visto i suoi occhi nelle finali? Era spiritato, carico, e ci ha trasmesso quella sua forza immensa». Dalle giornate passate alla Stella Azzurra da ragazzo ai riflettori dell'Olimpia accompagnato da grandi allenatori. «A Roma con D'Arcangeli mi sono formato e ho deciso di essere un giocatore di basket. Poi è arrivato l'incontro con Sacchetti a Cremona che mi ha cambiato. Abbiamo vinto la Coppa Italia e lì ho capito che lavorando duro potevo puntare in alto. A Bologna con Djordjevic sono maturato anche se spesso Sasha mi ha fatto sbattere la testa per correggermi. Poi è arrivata la chiamata di Messina a cui non potevo dire di no. La pressione è tanta ma è giusto che sia così».

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Ora si ritrova Pozzecco in Nazionale. «Sono felicissimo. Ha fatto un anno accanto a uno dei migliori coach, rivestendo a Milano da vice un ruolo che spesso lo ha fatto trattenere. Ora qui ha la responsabilità della squadra e può far ardere il fuoco che ha dentro. Mi è dispiaciuto per Meo, ma non sta a noi giocatori giudicare il perché di certe scelte». Del percorso in azzurro con Sacchetti porta dentro un ricordo incancellabile. «Aver conquistato il diritto di andare all'Olimpiade vale più di uno scudetto. Ci credevano in pochi, però noi quando siamo andati in Serbia sapevamo di poter scrivere un pezzetto di storia. Brucia l'eliminazione con la Francia. Nello spogliatoio a fine partita siamo rimasti in silenzio per 10’. Nessuno andava sotto la doccia. Quella delusione ci carica ancora di più in vista dell'Europeo». A cui arriverà senza essersi ancora laureato in matematica. «Manca veramente poco. L'ultimo esame prima della tesi, “Calcolo Numerico”, si divide in due parti. La prima è andata bene, poi nella seconda sono stato bocciato. Non mi avvilisco davanti a una sconfitta, mi prenderò la rivincita anche all'università».

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