Calcio, le donne minacciano lo sciopero in serie A© ANSA

Calcio, le donne minacciano lo sciopero in serie A

Le calciatrici sono pronte ad alzare le barricate. I nodi: vincolo sportivo, accordi economici pluriennali, fondo di garanzia
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ROMA - Le calciatrici sono pronte ad alzare le barricate e il campionato di serie A rischia di non partire. «Nel consiglio federale del 31 agosto è stato formato un comitato esecutivo che avrebbe dovuto prendere decisioni virtuose sul calcio femminile - sottolinea l'Aic in una nota - ad oggi non è arrivata alcuna convocazione ufficiale, nonostante il fermento e l'evidente malcontento del movimento. Si respira un forte desiderio di seguire la linea della protesta collettiva, arrivando a bloccare le partite qualora i problemi non dovessero essere risolti: vincolo sportivo, accordi economici pluriennali, fondo di garanzia».

LE RICHIESTE - Il sindacato chiede quindi «una programmazione federale seria e condivisa per lo sviluppo di questo sport ormai stanco di essere considerata una ruota di scorta rispetto al resto d'Europa».

LA DIFESA DI TAVECCHIO - Si difende il presidente Figc Carlo Tavecchio: «L'attenzione verso il calcio femminile non è mai stata così alta - afferma - e non dobbiamo disperdere questo patrimonio. Stiamo lavorando nella direzione giusta e continueremo a farlo realizzando cose concrete che fino a qualche tempo fa sembravano solo utopia: al fatto che i club maschili di Serie A svolgessero attività femminile infatti sembrava crederci solo il sottoscritto, invece adesso è realtà».

STRUTTURA DEDICATA - La federazione ricorda quindi la creazione di un struttura completamente dedicata; l'obbligo di istituire una sezione di calcio femminile in ogni club di Serie A e B da quest'anno e quindi in Lega Pro e Serie D; il ruolo di coordinatore tecnico di tutte le selezioni nazionali affidato al ct Antonio Cabrini e la nascita della nazionale calcio a 5; il sostegno economico attraverso i Dilettanti per fare fronte alla crisi; la nascita dell'esecutivo per lo sviluppo del calcio femminile, per delineare le strategie future.

CABRINI - Critico sulla protesta è lo stesso Cabrini. «Lo sciopero? È fuori luogo e in questo momento non motivabile perché il lavoro che sta facendo la federazione lo conoscono tutti. Un lavoro impregnato sulla crescita del calcio femminile. Gli investimenti sono pari a quelli della nazionale maschile - aggiunge -. Sono nate due nuovi nazionali, l'Under 23 e l'Under 16 e poi c'è il nuovo interesse delle società professionistiche maschili che stanno espandendo le loro possibilità al calcio femminile. È un movimento in espansione». Il ct auspica un ripensamento. «Già ci sono state delle problematiche per i calendari di un campionato che parte a metà ottobre - le sue parole -. Ci sono molti contrasti all'interno del calcio femminile per certe decisioni. È meglio che prima facciano chiarezza tra di loro».

PANICO - Si dichiara "sorpresa" Patrizia Panico, attaccante della Fiorentina e capitano delle azzurre: «Sono dinamiche che esistono ma credo che in questo momento avrebbero dovuto restare al nostro interno. Di sciopero non avevo in ogni caso sentito parlare e non mi sembra il momento adatto. Abbiamo aspettato tanto, potevamo aspettare ancora. Mi sembrano più che altro dinamiche politiche».

GABBIADINI - Assicura compattezza, Melania Gabbiadini. «Siamo tutte unite - dice l'azzurra, capitano dell'Agsm Verona -. Noi vogliamo che le cose cambino, faremo il possibile perché ci sia una crescita, rispetto altri paesi d'Europa siamo indietro. Non chiediamo la luna ma piccole cose che però non vengono fatte". Sulla questione interviene anche Laura Coccia, prima firmataria della proposta di legge sulla parità di genere nel professionismo sportivo. "Sono dalla parte delle calciatrici - dice la deputata Pd - e auspico che il presidente Tavecchio e chi ha competenza diano risposte al calcio femminile. Bisogna investire su questa disciplina olimpica, anche in prospettiva di Roma 2024».


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