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Cassano esclusivo: «Il mio errore più grande? Non aver ascoltato Totti»

Cassano esclusivo: «Il mio errore più grande? Non aver ascoltato Totti»
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Il fuoriclasse barese, svincolato, cerca squadra e svela: «Avessi dato retta a Francesco, avrei fatto un’altra carriera. Gioca ancora a 40 anni...» 

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di Walter Veltroni

sabato 4 febbraio 2017 08:45

ROMA - Cassano è stato croce e delizia dei tifosi di calcio. In campo era geniale e ogni volta che toccava la palla avevi la sensazione che potesse inventare qualcosa di incredibile, di magnifico. Un giocatore istintivo e poetico, come spesso sono i grandi campioni. Ogni tanto in campo, come racconta qui, gli scendeva una “tenda nera” davanti agli occhi e finiva con il perdere il lume della ragione. Un talento immenso che ha pagato il prezzo di un carattere difficile. Ma persone come lui o Balotelli mi affascinano più di certi fighetti bizzosi del calcio moderno. Cassano e Balo hanno una storia dietro, hanno conosciuto solitudini e sofferenze. Questo non giustifica comportamenti sbagliati ma li può spiegare, a chi abbia occhi e cuore per vederli. In questa intervista Cassano rivisita la sua vita, analizza i suoi errori e le occasioni perdute. Si racconta con sincerità. Credo sia oggi una persona che, anche grazie alla stabilità familiare, ha trovato un nuovo equilibrio. E’ un peccato che a trentaquattro anni sia senza una squadra. Il calcio perde molto, a non vederlo in campo.

Come hai cominciato a giocare al calcio da bambino?

«Per le vie di Bari. In mezzo alle bancarelle del mercato che veniva nel quartiere durante la settimana. Il mercato del pesce. Mi sono messo lì a fare i primi palleggi, le prime partitelle. Forse il primo dribbling l’ho fatto a una cassetta di spigole. Poi il pallone è diventato una routine giornaliera e da lì è nato l’Antonio Cassano che tutti hanno conosciuto. Però è nato sulle pietre, tra i mercati».

[...]

Qual è il consiglio di Totti che ti penti di più di non aver seguito?

«Stavamo trattando il rinnovo del mio contratto, era un momento di difficoltà tra me la società e lui mi disse “Antò ricordati: meglio guadagnare meno ma essere felici che andare da qualche altra parte del mondo e non essere sereno al cento per cento”. Infatti sono andato al Real Madrid e dopo un anno e mezzo sono andato via. Ero sedotto dall’offerta del Real ma all’epoca, se avessi ascoltato il consiglio di Francesco, probabilmente sarei rimasto a Roma per dieci, quindici anni insieme a lui. Quello è stato il consiglio che mi ha dato e che dovevo ascoltare. Però al mio solito sono andato d’istinto, di testa mia. Ho sbagliatoe chi è causa del suo mal pianga se stesso».

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