L'inchiesta: aggressioni e minacce, è caccia all'arbitro© EPA

L'inchiesta: aggressioni e minacce, è caccia all'arbitro

Nel 2016 sono state 681 le aggressioni sui campi dei tornei dilettantistici e minori denunciate alle autorità. Nessuno ha deciso di abbandonare l’attività, ma l’Aia chiede tutela e sicurezza. Soprattutto per i giovanissimi fischietti
Xavier Jacobelli
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ROMA - C'è un altro calcio, di cui si parla poco, ma di cui è il caso di parlare anche troppo poiché sta assumendo dimensioni molto inquietanti. Al punto che, a più riprese, Marcello Nicchi, presidente della categoria, ha sacrosantamente minacciato lo sciopero generale se la caccia all’arbitro non finirà. E, a giudicare dall’aria che tira, la prossima volta la serrata sarà la carta estrema da giocare per proteggere soprattutto i giovanissimi fischietti. I più esposti al campionario di violenze, minacce, intimidazioni moltiplicatesi in quantità industriale. I numeri sono impressionanti, come il rapporto redatto dall’Osservatorio Violenza dell’Aia. Nel triennio 2013-2016, le aggressioni ufficialmente denunciate sono passate da 375 a 681, con una media di 13 episodi alla settimana. I casi sono stati registrati sotto quattro voci: 1) violenza grave, quando l’arbitro è costretto ad andare al pronto soccorso e ha facoltà di denunciare chi l’abbia aggredito; 2) violenza fisica, ugualmente grave, ma definisce i casi in cui il direttore di gara non va in ospedale; 3) violenza tentata ovvero spintoni, manate, trattenute; 4) violenza morale cioè le ingiurie razziali e sessuali, gli sputi.

INFERNO DILETTANTI - La Sicilia è la regione più a rischio (134 aggressioni), il Trentino- Alto Adige, la più protetta (6). Il 95% degli aggressori è formato da dirigenti e da estranei. Ci sono anche gli assistenti di parte, cioè i tesserati delle società che fungono da collaboratori dell’arbitro. In ordine di violenza, le categorie più a rischio sono la Seconda, la Prima e la Terza, ma è nei campionati giovanili che la miccia della violenza, dell’inciviltà e dell’intimidazione brucia a fuoco rapido. Rapidissimo: nel 2016 i casi di arbitri, anche minorenni, aggrediti nei tornei dei ragazzi sono stati 167. Di fronte all’incancrenirsi della situazione, Giulio Mola, giornalista che, anche al tempo del web, ama consumare le suole delle scarpe, tanto è gran cronista, voleva scrivere un libro sul mestiere di arbitri. Invece ne è venuto fuori un libro sulla vita impossibile degli arbitri che «viaggiano sempre da soli», come recita il titolo della sua fatica, dedicata a Luca Colosimo, l’arbitro scomparso nel 2015 in un tragico incidente stradale e a Luigi Rosato, il diciassettenne fischietto leccese selvaggiamente pestato in Puglia nel dicembre 2014. L’universo che ne scaturisce è di coraggio e di fatica, di paura e di dolore, in alcuni casi di choc moralmente anafilattico, tanto gravi e insopportabili sono le minacce, gli insulti, le prevaricazioni che gli arbitri denunciano, alcune delle quali pubblichiamo in queste pagine. COLLINA: GENITORI, BASTA. Anche il più famoso fra i fischietti, il presidente della Commissione Arbitri FIFA, ha dato l’allarme. Collina dixit a Sky Sports: «Saremo a corto di arbitri in futuro, ormai è un problema globale che dobbiamo affrontare. Che cosa dovrebbe motivare un giovane a diventare un arbitro se sa di rischiare di essere aggredito verbalmente o addirittura di subire violenza fisica? Gli arbitri, soprattutto nelle serie inferiori, sono da ammirare. Invece che portare rispetto a questi eroi sconosciuti, che dirigono su campi impraticabili, li insultiamo e questo può diventare un serio problema a livello psicologico. Purtroppo, sempre più spesso, vediamo i genitori al campo accusare l’arbitro, gli avversari o l’allenatore dei loro ragazzi se non li fa giocare. Dobbiamo cancellare questo genere di comportamenti». L’impresa non è per niente facile.

COME POLLI IN BATTERIA - Fabio Capello, neoallenatore del Jiangsu Suning, prima di volare in Cina l’ha ripetuto anche ai detenuti di Poggioreale che ha incontrato la settimana scorsa assieme a Marco Tardelli, in occasione di Football Leader 2017: «Il calcio giovanile deve tornare all’antico, deve uscire dalla logica delle accademie aperte solo per fare soldi e non per educare i ragazzi e le ragazze alla lealtà sportiva, al rispetto del prossimo, a cominciare dagli arbitri. Chi non rispetta gli arbitri, non rispetta se stesso». Ma la colpa è anche di quei genitori che allevano i propri piccoli calciatori come polli in batteria, sperando siano cloni di Ronaldo e, pur di arrivare in alto, non esitano a diseducarli, a cominciare dal rapporto con i direttori di gara. Giù le mani dagli arbitri. E i primi da cacciare fuori dal calcio sono queste mamme e questi papà, cialtroni purtroppo non immaginari.


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