Giovani talenti, istruzioni per l’uso
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Giovani talenti, istruzioni per l’uso

Scambiereste un vecchio fustone con un fustino tutto nuovo? Il Milan sì: e anche se sono tra i più convinti ammiratori del trentasettenne Ibrahimovic - fin dall’estate 2004 quando gli parlai a lungo a Udine durante una cena a quattro poche ore prima di premiarlo a Eurochampion; in quell’occasione conobbi anche il diciassettenne Messi, allora stella del Barcellona B, che era accompagnato dal padre - mi schiero per coerenza (campagne giornalistiche per l’impiego dei giovani italiani e altro) per il no e per Cutrone, uno che tra Serie A e coppe ha già segnato più gol degli anni che ha.

Ieri ho esposto brevemente questa opinione sul giornale e ne ho parlato anche a Pressing trovando sponde facili e solide (Ciro Ferrara, Bobo Vieri, Maurizio Crosetti). Chiarisco - anche se non penso ce ne sia bisogno - che lo scambio tra Zlatan e Patrick è essenzialmente di posizioni nella gerarchia delle scelte di Gattuso, quindi una rischiosa estensione della concorrenza: Ibra lo conosciamo, si sente ancora un gradino sotto Dio e si sta pensando in campo per sei mesi, non in panchina. Destinata, quella, al ragazzo.

Dice: ma il Milan deve assolutamente arrivare in Champions e garantirsi i 60 milioni che la qualificazione comporta, e l’associazione Ibra-Champions sicura per molti è immediata, inevitabile. E Cutrone? La risposta più frequente è: avrà più spazio in futuro, Ibra non è eterno e l’accordo è semestrale.

La differenza, quando si parla di crescita, maturazione e affermazione di un giovane bravo, non di una ipotesi di talento, la fa l’impiego costante: non si può pensare che un ventenne possa imporre le proprie qualità giocando sporadicamente. Prendete Zaniolo: se Di Francesco lo utilizzasse di nuovo tra un mese o per frazioni di tempo per far posto, che so, a Pastore, frenerebbe inevitabilmente un ragazzo sul quale il calcio italiano ha il dovere di investire – e non è che la Roma abbia interessi e obiettivi diversi da quelli del Milan.

Certo, i giovani devono però imparare che l’umiltà è un ingrediente indispensabile, e l’umiltà è anche attesa del momento buono. Cutrone ha un carattere fortissimo e vorrebbe sempre scendere in campo dall’inizio ma non ha mai smesso di imparare e sa che lo aspetta un percorso ancora lungo se vuole confermarsi ad alti livelli.

Arturo Calabresi, altro esempio attuale, si è sempre impegnato e ha affrontato tutti i passaggi con il medesimo atteggiamento sia quando partiva titolare sia quando, inspiegabilmente, non veniva utilizzato nemmeno per un minuto. Messo alla prova, si è dimostrato pronto pur se non ancora arrivato. E qui interviene l’aspetto famiglia, elemento spesso decisivo. I Cutrone, così come i Calabresi, non hanno mai caricato di aspettative i loro ragazzi, consapevoli del fatto che ogni stagione è importante, anche quella in cui si morde il freno perché ci si allena, si respira l’odore dello spogliatoio dei grandi, dei colleghi affermati ma non si gioca.

Citando Calabresi mi viene in mente un altro mio pallino, Davide Bettella, ragazzo dotatissimo, capitano della Under 20 e dall’estate scorsa all’Atalanta. È un potenziale fenomeno e lavora con Gasperini cercando di rubare tutto il possibile ai compagni di reparto in attesa dell’opportunità. Una cosa è certa: quel giorno si farà notare. Sempre che non intervenga il prestito di un campione trentasettenne in cerca delle ultime gioie.

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