Caso Mancini: il TFN dà ancora ragione a Perugia e Atalanta
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Caso Mancini: il TFN dà ancora ragione a Perugia e Atalanta

Bocciato il ricorso della Fiorentina sul trasferimento del giovane talento dal club umbro ai bergamaschi. Anche il Tribunale Federale Nazionale (Sezione vertenze economiche, presieduto da Stanislao Chimenti) ha ritenuto che dall'ampia istruttoria non è emersa alcuna prova dell'illiceità del passaggio del difensore ora nel giro della Nazionale di Roberto Mancini e valutato attorno ai 15 milioni di euro.

ROMA - Si chiude, per il momento, con un nuovo round ancora a favore del Perugia il contenzioso promosso dalla Fiorentina relativo al trasferimento dal club umbro all’Atalanta - coinvolta nella disputa legale - del calciatore Gianluca Mancini, talento emergente del calcio italiano finito al centro di una querelle giudiziaria suo malgrado. Il club viola aveva ceduto gratis il difensore al Perugia, riservandosi il diritto del 50% in caso di eventuale rivendita del contratto dell’atleta oggi valutato attorno ai 15 milioni di euro e nel mirino della Roma. Successivamente il presidente perugino Massimiliano Santopadre aveva trovato un’intesa con i dirigenti dell’Atalanta per il passaggio del calciatore in A dopo due ottimi tornei di B con il Grifo nonostante una serie di infortuni. La Fiorentina aveva contestato la congruità dell’importo della cessione di Mancini (200 mila € più bonus) giungendo a denunciare i fatti alla Procura Federale per presunta “simulazione negoziale”. A seguito di ciò era stata aperta un’indagine conclusa col deferimento di Santopadre e del responsabile dell'area tecnica Goretti, entrambi prosciolti in primo grado dal Tribunale Federale Nazionale, Sezione Disciplinare, e in appello dalla Corte Federale a seguito dell’impugnazione del Procuratore capo Giuseppe Pecoraro. Il legale storico della società umbra, Eduardo Chiacchio, ha dimostrato la regolarità del trasferimento contestato. Anche il TFN (Sezione vertenze economiche, presieduto da Stanislao Chimenti) ha ritenuto che dall’ampia istruttoria - durata quasi 2 anni e durante la quale è comparso in Aula anche il presidente viola Mario Cognigni - non è emerso alcun elemento probatorio che abbia dimostrato l’illiceità del comportamento di Santopadre e del presidente dell’Atalanta Percassi, quest’ultimo difeso dall’avvocato Giampiero Bianchi. La Fiorentina, assistita dallo studio legale Coccia, ha ora 7 giorni per ricorrere alla Corte Federale d’Appello.

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