Buffon esclusivo: "Sarri è un'altra storia"
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Buffon esclusivo: "Sarri è un'altra storia"

"Né rivoluzione, né scommessa: Maurizio per la Juve è un percorso inedito. Non toccate la stella di Conte. Cosa cerco oggi? L’emozione»

«L’altro giorno ho letto una frase che mi è piaciuta tanto. Al giornalista che gli chiedeva se sarebbe stato felice di tornare a Verona, Francesco Guidolin ha risposto: “È l’emozione che cerco”. Ti dirò la verità, anch’io sono alla ricerca dell’emozione». 
 
“Ti dirò la verità” è diventato l’intercalare di Gigi Buffonin questi anni ho raccontato solo bugie bianche o mezze verità») che nel corso della chiacchierata mi sorprenderà parlando un paio di volte di sé in terza persona: «Scindo l’uomo dal professionista», la sua spiegazione accompagnata da una risata. 
 
“Buffon esiste veramente ed è anche in ottima condizione, e bisogna prenderne atto” mi confidasti prima di partire per Parigi. E aggiungesti: “Poi su 65 partite ne giocherò una quarantina, quarantacinque se starò bene… un po’ come ho fatto con la Juve negli ultimi 4, 5 anni”.  
«Ineccepibile. Già cinque mesi fa il Psg mi aveva anticipato che a fine campionato mi avrebbe proposto il ruolo di secondo. Da gennaio ho avuto tutto il tempo per pensarci su e sono giunto alla conclusione che non fa per me, così ho rinunciato a tanti soldi (8 milioni, nda) e all’opzione per un altro anno. La loro richiesta era assolutamente legittima, comprensibile e l’offerta allettante. Ma, come ti ho detto, a 41 anni ho un bisogno quasi fisico dell’emozione. Emozione che significa energia, sogno, sentirsi strumento di aggregazione; emozione è anche una scelta che non vada in conflitto col mio passato juventino. Oggi mi ritrovo come un’estate fa, ovvero in una straordinaria condizione di serenità, in uno stato di totale relax dove tutto è aperto e tutto si può chiudere tra dodici mesi come tra quindici giorni. Qualche bella proposta mi è arrivata, ma se mancherà la spinta che desidero potrò decidere di regalarmi un anno tutto per me, tutto mio. Un anno di formazione». (...)

Gigi, mentre tu vivi sereno, Francesco Totti lascia la Roma. 
«Posso capire. Dopo uno o due anni di apprendistato, un passaggio necessario, utile, devi stringere e capire se ti viene data la possibilità di esprimere il tuo valore, sfruttando le tue conoscenze. Serve la gratificazione. Francesco ha molto da dare… Mi permetti un inciso? Sai cosa mi ha fatto male?». 
 
Cosa? 
«Leggere in due o tre occasioni che qualche tifoso juventino aveva chiesto di togliere la stella di Conte dopo il suo passaggio all’Inter. Mi sento dentro il mondo Juve, conosco bene i dirigenti, i giocatori, i tifosi e so cosa ha dato e ha rappresentato Antonio. Per la Juve si è speso fino all’ultima goccia di sudore, mettendo tutto se stesso, da giocatore non si è mai risparmiato per il bene della squadra. Da allenatore se l’è caricata sulle spalle e l’ha trascinata al successo con una lucidità totale e senza soluzione di continuità. Tre stagioni piene e nessun calo di attenzione e tensione. Ho un rapporto di grande stima e confidenza con Antonio, quando ci incontriamo respiriamo immediatamente fiducia, intimità, rispetto reciproco. E lui è un uomo tendenzialmente diffidente. Le scelte professionali, anche se spiazzanti, non possono sporcare un passato intenso come il suo. Lui non ha mai tradito, non è il tipo che bacia la maglia, aderisce pubblicamente al progetto e poi alimenta i conflitti nello spogliatoio o in società. Considero il suo ritorno importante per tutto il sistema, così come quelli di Maldini, Boban, Sarri». 
 
Dimentichi Ancelotti. 
«Ma è dell’anno scorso. Carlo ha una statura internazionale unica, è il pluridecorato, ha alzato il livello del Napoli sul piano dell’appeal, della caratura. Ne ha tratto benefici in primo luogo il club». 
 
Anche Sarri, come Conte, ha fatto una scelta sgradita ai suoi ex tifosi. 
«Vogliamo paragonare i quindici anni di Conte alla Juve con i tre di Sarri al Napoli?». 
 
Sarri è il punto di rottura col passato? 
«Ho toccato con mano la competenza del presidente, di Fabio e Pavel. Chi segue sempre gli stessi percorsi raggiunge sempre gli stessi traguardi e la Juve che cerca la Champions ha voluto tentare la strada della discontinuità, partendo dal presupposto che la squadra è difficilmente migliorabile. Sarri non è rivoluzione, né scommessa. È un percorso inedito, un’altra storia».

L'intervista completa sul Corriere dello Sport-Stadio in edicola

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