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Zoff: "Gascoigne? Il più grande rimpianto della mia carriera"

L'ex numero uno della Juve e della Nazionale ha parlato stamane ai microfoni de I Lunatici su Rai Radio 2: "Per i bianconeri può essere l'anno buono per vincere la Champions League. Napoli? Non si deve arrivare a certe situazioni"

ROMA - "Per la Juventus potrebbe essere l'anno giusto per la Champions. Ha tutte le carte in regola per esserlo. Tante squadre di levatura hanno problemi. Il Bayern, il Barcellona e non solo. La concorrenza si è indebolita". La pensa così Dino Zoff, ex numero uno dei bianconeri e della Nazionale, che stamane ha parlato ai microfoni de I Lunatici su Rai Radio 2. Il portiere campione del mondo nel Mundial '82 ha passato una fetta importante della propria carriera al Napoli, e a proposito della situazione attuale commenta: "Non si deve arrivare a certe situazioni. Non so cosa sia successo, ma quel che sta accadendo è brutto e si creano dei presupposti poco felici. Non si deve arrivare a queste cose, bisogna risolverle prima. E non con gesti eclatanti. Non so chi ha torto o ha ragione, ma non si può arrivare a soluzioni così eclatanti".

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Zoff e il rapporto con Gascoigne: "Era la mia disperazione"

Il nome di Zoff è indissolubilmente legato anche alla Lazio, squadra che ha prima allenato e di cui è successivamente stato presidente. Nel periodo romano ebbe a che fare con un ragazzo irriverente, dal talento straordinario, ma dal carattere difficile, Paul Gascoigne: "Per me era una disperazione. Era un grandissimo artista che ha disperso la sua arte. Io ho sempre invidiato gli artisti, loro creano, i portieri non creano nulla. Mi faceva impazzire di rabbia, ero dispiaciuto per lui, ha buttato via la sua arte malamente - sottolinea Zoff -. Mi piangeva il cuore per lui. Si capiva già all'epoca purtroppo che una volta finito di giocare avrebbe avuto problemi. È una logica conseguenza. Se quando sei al massimo del tuo lavoro è facile che quando smetti le cose possano peggiorare. Un anno arrivò in ritiro con dodici chili più del peso forma. Si presentò col codino e ingrassato di dodici chili. Ero disperato. Quando lo vidi arrivare al campo di allenamento chiesi chi fosse quel personaggio. Era Gascoigne. È il più grande dispiacere della mia carriera".

Zoff sull'Italia di Roberto Mancini

Una carriera strepitosa da calciatore e da allenatore con la sua Nazionale, che arrivò a un passo dal titolo europeo nel 2000. A proposito degli azzurri di Roberto Mancini commenta: "L'Italia la vedo bene. Particolarmente bene. Mancini è bravo, i calciatori son venuti fuori, c'è entusiasmo, questa squadra può dire la sua agli Europei". Zoff racconta anche alcuni aspetti di sè: "Quando ero allenatore e presidente della Lazio e andavamo in giro in Europa capitava che in aeroporto non mi chiedessero il passaporto. Ero apprezzatissimo. Da bambino avevo già il numero 1 tatuato sulle spalle. Sono all'antica, per me il portiere è sempre il numero 1, ora vedo che si utilizzano dei numeri a doppia cifra che non mi piacciono molto".

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Zoff: "Ho sempre sognato di fare il portiere. Sivori, Platini e Altafini i più forti con cui ho giocato"

"Ho sempre fatto il portiere, anche da bambino. Il pensiero di giocare nella rappresentativa del paese per me era già un successo - continua Zoff -. Da ragazzino qualche volta sono stato bocciato in alcuni provini, forse perchè non sono alto, quindi non mi vedevano. Da giocatore sono sempre stato ipercritico. Non sono mai stato tranquillo, ho passato tante notti senza dormire anche se spesso non lo facevo vedere. Ero di una autocritica feroce. Mi chiedevo sempre se avevo fatto il massimo, mi sentivo sempre responsabile. I più forti con cui ho giocato? Sivori, Platini e Altafini".

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