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Razzisti a chi?

Razzisti a chi?

Black Friday, per chi vuole e può capirlo, era ed è solo l’elogio della differenza, l’orgoglio della differenza, la ricchezza magnifica della differenza. Se non lo capisci è perché non ce la fai o perché ci fai. Black Friday è il titolo innocente di un quotidiano, il nostro, che da quasi un secolo difende con ostinazione e passione, semplicemente passione, i valori dello sport, del calcio. Eppure è stato trasformato in veleno da chi il veleno ce l’ha dentro. È un titolo innocente, lo ribadisco, peraltro sostenuto da interi passaggi non equivocabili (“alla faccia degli scemi che fanno ‘buu’, domani tutti dovremmo fare ‘oooh’”; “Lukaku e Smalling uniti nel combattere il razzismo”). È il titolo di una testata che proprio nelle ultime settimane si era distinta per le campagne antirazziste (7 articoli consecutivi al vetriolo del vicedirettore Barbano, interviste mirate e tanto altro). Nonostante tutto questo si è scatenato un linciaggio senza precedenti. Ma dove siamo arrivati? Cosa siamo diventati? Le battaglie contro il razzismo sono una cosa molto seria. Le esibizioni muscolari di chi ha ben altro da farsi perdonare e si associa agli odiatori del web dicono a quale livello sono scesi certi vertici a punta rovesciata; sono ipocriti perbenisti sollecitati da comunicatori incapaci, soci di quei figuri già esibitisi in legacalcio con il furto di telefonate “compromettenti”. Virtuosi di comodo, degni della definizione di Sciascia a loro adattata: razzisti professionisti dell’antirazzismo. Lo ammetto: ieri, dopo aver letto i primi commenti, ho sorriso incredulo. Ma in seguito la cosa è montata in modo intollerabile, spregevole. Traduzioni evitate da chi si è fermato al titolo - quello, sì, tradotto e male -; indignazioni di facciata, semplificazioni, manipolazioni, copia e incolla. I salmoni hanno tentato di risalire la corrente del moralismo d’accatto e dell’ipocrisia. C’è addirittura chi ha trovato offensivo il collegamento tra la frase “Champions e scudetto in offerta” e i due protagonisti esaltati in ogni riga, in ogni pezzo, soprattutto per la lotta al razzismo. Solo quattro società di A hanno postato tweet di solidarietà a “vittime” che nel nostro caso non potevano esserlo. Una di queste ci ha squalificato fino a fine anno (cartellino giallo) ricordando però che siamo un giornale dai toni antirazzisti. Attenzione: anche nella vita esiste il Var.

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