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Lucescu: Fonseca? Ci sono rimasto male. Messi meglio di Ronaldo

Intervista esclusiva al tecnico rumeno: «Allo Shakhtar sono stati dodici anni indimenticabili, ho vinto una ventina di trofei. E all'Inter...»

Lucescu: Fonseca? Ci sono rimasto male. Messi meglio di Ronaldo

(...) L’addio alla Turchia, lo sbarco allo Shakhtar, Lucescu che diventa il re di Donetsk.
«Sono stati 12 anni indimenticabili, nel corso dei quali ho vinto una ventina di trofei, tra i quali 7 o 8 campionati, direi 8, ho quasi perso il conto. Certo, non dimentico le difficoltà del 2014, nell’anno della raggiunta indipendenza dovemmo volare un anno intero alla ricerca di uno stadio che ci accogliesse per giocare e di un campo dove poterci allenare. Ma è valsa la pena soffrire, tanto è stato bello aver potuto costruire quella grande squadra. Direi quella macchina perfetta. Con tutti quei brasiliani che mi hanno dato grandi gioie. Nessuno poteva pensare che riuscissi ad entrare così tanto nelle loro teste e nei loro cuori, tutti mi hanno regalato il massimo del loro talento. Ho lasciato quella panchina a Fonseca, ma non vi nascondo di esserci rimasto male per il suo comportamento».

Perché Mircea? Cosa è accaduto?
«Non mi ha detto neanche grazie per la squadra meravigliosa che gli avevo lasciato, sarebbe bastata una sola telefonata. Era partito facendo il 4-4-2 come nel Braga, ma a un certo punto il presidente lo convinse a tornare al mio 4-2-3-1, perché la squadra conosceva a memoria quel sistema di gioco fatto apposta per i tanti brasiliani. Fammi dire un’altra cosa: tutti gli anni a me vendevano come minimo un paio di giocatori, a Fonseca no. Tuttavia devo riconoscere che Fonseca ha dimostrato grande intelligenza e capacità ad adattarsi, e sono convinto che al di là dello sgarbo che mi ha fatto abbia le competenze per fare bene alla Roma. Una mia soddisfazione? Aver battuto 4-0 il suo Braga con lo Shakhtar. E aggiungo: da Braga non avrebbe mai potuto arrivare alla Roma».

(...)«Ascoltami: il mio calcio non è mai stato per lo 0-0, il risultato è importante ma un allenatore non deve mai diventarne schiavo, la cultura del “prima non prenderle” è passata di moda. Ora vincono le squadre propositive, aggressive, intense, che pensano a giocare e non a distruggere. Volete mettere un 1-0 con un 4-3? In campo internazionale se pensi solo a difenderti, non vincerai mai nulla».

Messi o Ronaldo?
«Sono due fenomeni, ma nella mia squadra farei giocare più Messi. Che è il talento dell’ultimo passaggio e del gol, mentre Ronaldo è soprattutto il talento del gol».

Leggi l'intervista completa sul Corriere dello Sport-Stadio

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