"Torneresti alla Juve?": Allegri risponde così in diretta tv

L’ex tecnico bianconero parla della fine del rapporto con la società: “Scelta di Agnelli, diversità di vedute”. E su un possibile ritorno…
"Torneresti alla Juve?": Allegri risponde così in diretta tv
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"Spero di non dire troppe cazz..." ha esordito ironicamente. Il futuro, il momento della Juve, la difficoltà del calcio italiano in Europa, l’essere allenatore. Massimiliano Allegri ha parlato di tutto, dribblando però la domanda sulla prossima panchina. “Napoli o Roma? Non so ancora niente. È un po’ che non chiacchiero, quando non alleno non guardo tante partite perché mi annoio - ha detto l’ex tecnico bianconero a Sky Sport - Nell'ultimo anno ne ho viste diverse, l'ultima all'estero che ho visto è stata Tottenham-Bayern. Ho fatto un po’ di riflessioni. Credo che il calcio italiano debba rimboccarsi le maniche. Dobbiamo fare delle riflessioni. Ho avuto la fortuna di essere cresciuto con allenatori vecchio stile, la parola equilibrio serve nella vita e nel calcio. Quando sento parlare di gioco da dietro va bene tutto, però il calcio è una roba seria. Non bisogna buttare via niente. Bisognerebbe mettere un po’ più al centro il giocatore e lavorarci”. 

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Allegri e il divorzio dalla Juve

La tattica serve, però poi ci lamentiamo se in Europa giochiamo contro giocatori che passano la palla a 100 all’ora. Bisognerebbe lavorare sui settori giovanili, sulle tecniche. A me dispiace dirlo però i giocatori sono diventati uno strumento per dimostrare che gli allenatori sono bravi. Sono stato innamorato perso dei miei giocatori. Quando ho visto Pepe contro la Juve mi sono emozionato. Così come mi ricordo di una partita di Nesta a Barcellona. Non si può partire dall’organizzazione se poi non abbiamo gli interpreti giusti. Porto e Borussia hanno giocatori più bravi di Juve e Inter? Non so, ma bisogna tornare all’abc. Chi è che non fa la costruzione da dietro? Però c’è da capire quando e come farla. I momenti della partita son diversi. È un piacere vedere i calciatori bravi tecnicamente. Sono stato cinque anni alla Juve, il divorzio è stata una cosa naturale. Mi dispiace che oggi abbia perso, ma bisogna dare dei meriti al Benevento. Ha fatto una partita importante, Pippo è stato bravo”. 

Allegri e Andrea Agnelli

Agnelli? Siamo arrivati alla fine in modo naturale, c’è stata una diversità di vedute. Sul tipo di gioco? No perché alla Juve devi vincere. Non sapevo di Sarri. La scelta è stata sua, ma siamo in ottimi rapporti. Sono stati cinque anni meravigliosi e irripetibili. Ci siamo divertiti e abbiamo fatto delle scelte di mercato importanti. Con l’Ajax non è andata bene. Sono molto legato alla Juve, così come al Milan e al Cagliari. Tornare alla Juve? Non lo so, Andrea sta facendo bene. È impossibile dirlo. Non so che difficoltà possa avere Pirlo, però fare l’allenatore è molto difficile. L’allenatore non si spiega, c’è l’allenatore che fa un tipo di mestiere dal lunedì al sabato e poi la domenica ne fa un altro. Che ne sai se dopo cinque minuti di partita ti buttano fuori un giocatore? Da giocatore si vive in un modo, da allenatore in un altro”. 

Allegri, Ronaldo e i top player

La gestione delle risorse umane è fondamentale. Come nelle aziende. Il tecnico vive di sensazioni. Mi sono molto ispirato a Capello. Cristiano Ronaldo? Più alzi il livello dei giocatori, più alto è il livello di apprendimento. Ho avuto la fortuna di allenare CR7, Ibra, Ronaldinho, Pirlo, Buffon, Robinho, Nesta e tanti altri. Mi ritengo fortunato. Nella gestione è più facile, poi è importante il rispetto. Che tu devi avere per loro e loro devono avere per te. I calciatori ascoltano sempre l’allenatore, devi essere un punto di riferimento. La gestione delle risorse umane fa la differenza”. 

Il no al Real Madrid

Galeone ha detto che ho rifiutato quattro squadre? L’unica che tre anni fa mi cercò fu il Real Madrid ma ero ancora in parola con la Juve. Sicuramente a giugno voglio rientrare. Mi manca godere delle gesta dei miei calciatori, io ho imparato anche molto da loro. Ad esempio contro il Barcellona misi Dani Alves su Neymar, ai giocatori piace fare l’uomo contro uomo, dimostrare di essere più forti dell’altro. Tutti marcano a zona? Bisogna trovare sempre un equilibrio, per me non c’è un dogma. La partita è sempre diversa, alle tre è una partita, alle tre e mezza è un’altra e così via, altrimenti finirebbero tutte 0-0. Una volta ho sentito l’allenamento di Messina che disse che le grandi sfide si vincono con le grandi difese. La finale contro il Real Madrid noi l’abbiamo persa perché abbiamo difeso peggio di loro”.

Allegri: “Cosa manca alla Juve?”

"Non so cosa manchi alla Juve per tornare in finale di Champions. Una cosa che mi ha insegnato Fabio Capello è che vedendo i giocatori dall’esterno forse li avrei mandati via, mentre allenandoli poi è un’altra cosa. Come faccio a dire cosa manca? Io dico che la Juventus ha lavorato bene, è in finale di Coppa Italia, sta lottando per entrare nei primi quattro posti in campionato. Poi non dimentichiamoci che il Covid ha stravolto tutti gli equilibri. In campionato? Chiesa sta facendo delle ottime cose, Morata è partito bene e poi ha avuto quel virus. Il centrocampo è stato cambiato completamente in blocco. Secondo me qualità ne hanno, poi ora Barzagli non c’è più, Chiellini gioca meno, devi ricostruire l’anima della squadra. Serve calma, i giocatori non sono come le macchine. Tutte le squadre sono passate da momenti belli a momenti meno belli. La Juve ha la possibilità di vincere la finale di Coppa Italia, se entra in Champions penso che sia un’annata positiva. Forse poteva essere più vicina all’Inter, ma bisogna capire le dinamiche, valutare alcune cose. Ma se nel campionato italiano i migliori sono ancora quelli più avanti con l’età come Ronaldo, Ibrahimovic e quando gioca Chiellini vanno fatte delle riflessioni”.

Allegri: “Con il frigo pieno non hai fame…”

In questo momento il calcio italiano è indietro per problemi tecnici. Mancini ha tutto il peso addosso perché ora tutti si aspettano che vinca l’Europeo anche se le italiane sono uscite dalle coppe. Con l’equilibrio giusto bisogna ragionare in un altro modo, magari possiamo attraversare tutti insieme degli anni di magra per ricostruire. I giovani? Capisco che dopo due partite le valutazioni schizzano, ma a bruciarli fai presto. Se c’è il frigo pieno non hai fame. Bisogna lavorare di più sui settori giovanili. Forse bisognerebbe fare una riforma dei campionati, c’era la cosa delle squadre B ma alla fine l’ha fatta solo la Juve. Dovresti fare dei campionati per far giocare i giovani, ma al momento solo la Juve ha fatto la seconda squadra”.

Allegri: “Conte farà una grande Champions”

"La Juve ha un’ottima rosa. Io credo che l’Inter, soprattutto dopo l’uscita dalla Coppa, sia una squadra che può giocarsi un quarto di finale o una semifinale di Champions League. Barella e Bastoni sono cresciuti molto. Al momento l’Inter è più consolidata, è già dall’anno scorso che Conte sta facendo un gran lavoro, secondo me ha la possibilità di fare l’anno prossimo una grande Champions. Antonio è stato molto bravo ad aspettare Eriksen e a portarlo alla fine a giocare in quel ruolo. In Italia c’è più tattica, sicuramente se lo abbassi di 10 metri mette la palla dove vuole”.

Le difficoltà del Covid

"Credo che l’allenatore, a maggior ragione nell’era post Covid, debba avere una visione diversa e lavorare più dentro la società. Sicuramente devi restare più a lungo per poter lavorare e portare le tue idee. Lavorare a lungo vuol dire portare anche valore e quindi vantaggi alla società a livello di introito. Se non si possono prendere la prima o la seconda scelta in un ruolo, si prenderà il terzo”.

Allegri e l’arrivo di Dybala: “Tu non puoi…”

"Quando venne Dybala gli dissi: tu non puoi fare il centravanti perché alla Juve giochiamo cinquanta metri più avanti del Palermo e tu ti troveresti dentro l’area, dove fatichi. È mancato tanto alla Juve perché fa gol, quelli come lui determinano".

Allegri e il dna delle squadre

Sulle differenze tra il calcio europeo e quello italiano: “Io credo che una buona percentuale dipenda dalla cultura del Paese, il nostro dna è così. A volte quando parlo faccio esempi anche di società. A me è capitato di allenare la Juve e il Milan che sono due società agli opposti. Berlusconi era uno che si è presentato e faceva lo showman, la Juventus aveva dietro la famiglia più potente d’Italia e la FIAT, la mentalità dei due club è diversa, Milano è diversa da Torino. Ma anche all’estero il Real Madrid è diverso dal Barcellona. Conoscere il dna della squadra dove vai ad allenare è fondamentale”.

Allegri: “Non toccatemi Mandzukic”

Cristiano Ronaldo è umano e può sbagliare, ma come si smarca e attacca la porta lui lo fanno in pochi. La forza di Cristiano è di avere una testa meccanizzata per vincere, ha vinto cinque Palloni d’Oro, Champions, si dà stimoli tutti i giorni. Normale che quello che gli gioca a fianco debba capire che lo spazio che lascia lui, deve occuparlo l’altro. Mandzukic? Poveraccio, con Cristiano Ronaldo ha corso più che in tutta la carriera… ma non toccatemelo. È un giocatore fantastico. Impazzivo anche per Robinho che era il mio figlioccio. Una volta Seedorf fece due panchine e mi disse che non gli era mai successo, gli dissi di stare attento che si faceva anche la terza. Robinho a volte teneva la palla anche 35 secondi da solo con quelle gambette. Ronaldinho faceva passare la palla dove nessuno l’avrebbe fatta passare. Come lui anche Cassano”.

Gli attaccanti preferiti di Allegri

Benzema, Lewandowski, Higuain che secondo me è un giocatore fantastico…Ibrahimovic? Io avevo sempre detto che avrebbe fatto il centravanti. Se l’avesse fatto dieci anni fa… Kean mi piace ma non è ai livelli di Lewandowski. Haaland c’è da lavorarci a livello tecnico ma ha uno strapotere incredibile. Ma Benzema è incredibile. Al Real sono passati tanti centravanti, ma alla fine ha giocato sempre lui”.

Allegri: “Ronaldo o Messi?”

Sono due giocatori diversi, direi che uno è più grande e uno è più forte”. Su un possibile futuro da ct azzurro: “Mancini rinnova fino al 2024, quindi c’è tempo. Ha fatto un grande lavoro, la Nazionale è cresciuta in autostima. Tutti lavorano con un obiettivo comune, quello di fare un grande europeo”.

Allegri, Pirlo e Xavi

Alla Juventus non abbiamo quasi mai giocato a tre, Galliani a cui faccio gli auguri per la guarigione diceva sempre che nessuna grande squadra ha mai vinto la Champions giocando a tre. Iniesta e Pirlo sono due giocatori diversi, tra i due scelgo Pirlo perché l’ho allenato ma anche Xavi mi faceva impazzire. Quel Barcellona me lo sognavo di notte anche perché l’ho incontrato quattro volte nel giro di un anno”.

Allegri: “Morata o Suarez?”

Morata o Suarez? Per la carriera dico Suarez, ma Alvaro è un giocatore da partita secca. Se c’è una gara secca lui la decide, è micidiale in quelle. Nella vita purtroppo, piaccia o non piaccia, ci sono le categorie. Quella formata da Lukaku e Lautaro Martinez in questo momento è la miglior coppia d’attacco che c’è in Italia. È stato molto bravo Conte a farli giocare insieme, pur avendo caratteristiche diverse sono simili e si integrano bene insieme”.

Allegri: “Ecco il ruolo di Bentancur”

A mio modesto parere Bentancur non può giocare davanti alla difesa. Può farlo soltanto per una partita. È bravissimo, ma davanti alla difesa ha un tempo di gioco uno-tre. Con me ha fatto qualche partita davanti alla difesa, ma le altre dieci le giocava da mezz’ala. Chiellini e Barzagli? Quando li vedevi due contro due vedevi proprio che godevano a difendere, una roba straordinaria”.

Allegri e…la giacca

La famosa partita della giacca tolta? Era l’ultima prima della sosta. Dicevo sempre ai ragazzi: ‘Non mi rovinate le vacanze, prima della sosta non voglio perdere’. E quella volta entrò Lichtsteiner che fece uno stop al contrario dentro l’area e prese una traversa e mi tolsi la giacca. Sono stato inca**ato per due ore”.

Allegri: “San Siro più pesante dello Stadium”

San Siro è molto pesante, lo stadio di Torino anche lo è, ma San Siro di più. Al Cagliari avevo dei giocatori bravi a cui ero molto legato, ero convinto che alcuni potessero giocare nel Milan, poi sono entrato a Milanello e ho visto che il livello tecnico era diverso. Giocarci ogni settimana è pesante”.

Il futuro di Allegri

Ancora una domanda sul futuro. “In questo momento non so veramente niente. Il fascino dell’Inghilterra e la Spagna ci sono, ma sarei contento anche di rimanere in Italia”.

L’aneddoto su Buffon

La prima volta che arrivai alla Juventus si giocava a Verona, vidi i dati del possesso palla e Buffon aveva un minuto e 39, allora dissi alla squadra che o non passavano più la palla a Buffon o gli toglievo il portiere. In tutte le cose ci vuole equilibrio, si può giocare anche da dietro ma con equilibrio". 

Le massime di Allegri

Un grande leader è quello che riesce a trovare la soluzione ai problemi. Se mi chiedono come si fa l'allenatore io non lo so, forse lo sa Capello. L'allenatore si deve mettere al servizio dei giocatori, se tu diventi bravo è per merito dei giocatori che ti fanno vincere le partite. Io di partite ne ho fatte perdere, spero poche. L'allenatore più bravo è quello che te ne fa perdere meno. Bisogna avere buon senso come in tutti i mestieri”.


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