Salernitana, l'anima vincente di Castori

Bloccato dal Covid, il tecnico sta guidando da lontano la Salernitana verso la A
Salernitana, l'anima vincente di Castori© LAPRESSE
di Tullio Calzone

Non s’è visto, ma c’era anche ieri pomeriggio. Fabrizio Castori aleggiava sull’Arechi come un convitato di pietra pronto ad auspicare, però, solo cose positive. Anzi inimmaginabili appena qualche tempo fa. Invece è tutto vero. Anche la possibilità di tornare in Serie A dopo 23 interminabili anni. Potrebbe accadere (condizionale scaramantico) ancora una volta il 10 maggio, esattamente come l’ultima volta con Delio Rossi in panchina e Marco Di Vaio in campo nella primavera del 1998.

DA DELIO ROSSI A CASTORI - A Pescara, lunedì, contro la squadra del salernitano Grassadonia retrocessa ieri perdendo a Cremona, potrebbe toccare a un altro straordinario stratega tagliare lo storico traguardo. Sarebbe la terza volta se aggiungiamo anche la promozione griffata da Gipo Viani nel 1947-’48. Sarebbe un successo grandioso per una società che solo due anni fa giocava più o meno di questi tempi per non retrocedere in C, disastro evitato nel tumultuoso playout contro il Venezia, spareggio risoltosi all’ultimo rigore al Sant’Elena non fallito da Di Tacchio, con il patron della Lazio che dispensava bustine di zucchero negli spogliatoi all’intervallo per rianimare Micai. Due anni per rifondare la squadra e rilanciare le ambizioni di Lotito e Mezzaroma tutt’altro che frenati dall’eventualità di non poter avere due squadre nella massima serie. Un affare in ogni caso anche se bisognerà adeguare le regole. La Salernitana in A sarebbe una lente d’ingrandimento per tutti. Un moltiplicatore di opportunità anche per quei giovani che sfilavano ieri pomeriggio dinanzi all’Arechi composti, perché la pandemia è sempre in agguato.

BALOTELLI NON MOLLA - Proprio come il Monza di Balotelli che non molla e non si rassegna ai playoff. SuperMario spacca la gara di Cosenza e condanna i silani al disperato tentativo di agganciare il playout nell’ultima contro il Pordenone (può solo vincere a Lignano). Ci restano male insieme Lecce e Reggina dopo essersela giocata con tutte le energie possibili al Via del Mare. Dove, invece, il pari con l’orgogliosa compagine di Baroni, bella e sprecona, lascia tutti con il musone. Corini deve dire addio alla A diretta; i calabresi all’aggancio ai playoff esclusi dall’avulsa con le altre concorrenti. Peccato, la rimonta del tecnico fiorentino meritava un epilogo diverso. Ma quanti errori commessi per strada. Alla fine il conto arriva. Come quello per Pescara e Reggiana che lasciano la B con tanta malinconia e molto rammarico.

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