Rivoluzione calendari Serie A: accordo Fifa-calciatori, cambia tutto© EPA

Rivoluzione calendari Serie A: accordo Fifa-calciatori, cambia tutto

Il punto principale è il riposo obbligatorio di 72 ore tra le partite:  un paletto che complica l’organizzazione dei campionati nazionali
Mattia Rotondi
4 min

A poche ore dalla finale del Mondiale per club, sempre a New York, la Fifa ha annunciato un accordo con il sindacato dei calciatori. Un’intesa raggiunta con un’idea fondamentale in testa: la salute dei giocatori è «una priorità assoluta». I due punti fondamentali sono: riposo minimo obbligatorio di 72 ore tra una partita e l’altra e un periodo di ferie di 21 giorni a fine stagione, che ogni club dovrà gestire in autonomia in base agli impegni e tenendo conto dei contratti collettivi. Tutto giustissimo, ma questo accordo porta con sé insidie facilmente intuibili e che investiranno soprattutto i calendari dei campionati nazionali, che rischiano di diventare difficili da compilare anche per l’intelligenza artificiale più sviluppata del mondo.

Gli effetti

Facciamo un esempio tanto per esplicitare il problema: una squadra impegnata il giovedì in Europa League o in Conference potrà giocare la successiva partita di Serie A solo domenica sera o lunedì. Se l’accordo dovesse essere rispettato senza deroghe, altre opzioni non ci sarebbero. Questo elemento andrebbe quindi a rendere ancora più problematico il calendario delle stagioni pieno zeppo di match tra campionato, infrasettimanali, eventuali recuperi, coppe nazionali, coppe europee e partite delle nazionali.

I problemi da risolvere

La tutela dei giocatori è sacrosanta ed era diventata una necessità da cui era impossibile continuare a scappare. Sono loro i protagonisti e vanno salvaguardati: per la loro salute ma anche per lo spettacolo. Un concetto che Klopp, non uno qualunque, recentemente ha espresso con una certa durezza, criticando proprio il Mondiale per club: «Un torneo organizzato a spese dei calciatori. Ci aspettiamo costantemente che affrontino ogni partita come se fosse l’ultima. Glielo ripetiamo 70-75 volte l’anno. Ma non può continuare così. È disumano. Dobbiamo concedere loro delle pause, perché altrimenti non saranno in grado di dare il massimo a lungo termine. E così perde di valore l’intero prodotto calcio». È però lo stesso evidente che con questo accordo la Fifa scarica sugli organi nazionali il problema di conciliare i dettami di questa intesa con il calendario delle squadre. In Germania già si chiedono come sarà possibile andare a dama: la Bundesliga, infatti, ha abolito le partite del lunedì dopo le proteste dei tifosi. Tra l’altro, cambiando i criteri di organizzazione delle gare si andranno anche a toccare gli accordi televisivi che, soprattutto per i club italiani, sono parte fondamentale del bilancio alla voce incassi.

Il bilancio

Intanto il presidente della Fifa Infantino, insieme all’annuncio di questo accordo, ha fatto anche il bilancio del Mondiale per club: «Abbiamo avuto quasi due milioni e mezzo di spettatori, una media di 40.000 a partita, mentre i telespettatori sono stati tra i due e i tre miliardi. Le critiche che abbiamo ricevuto sono uno stimolo per migliorare nella prossima edizione». Su cui non anticipa nulla: «Stiamo vivendo un momento storico e vogliamo godercelo fino alla fine, per poi pensare al futuro». Nell’intesa con i calciatori c’è anche spazio per l’impegno che la Fifa si prende nel tenere in considerazione le esigenze di viaggio e le condizioni climatiche nella pianificazione delle future competizioni. Quindi non sono escluse modifiche al format.


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