Stekelenburg e i ricordi dell'Inter e di Totti: "La mia nuova vita tra calcio e padel. Il colpo di Lucio? Non l'ho mai sentito..."
Ajax-Inter è - anche - la partita di Maarten Stekelenburg. Perché l'Ajax è stata la sua vita (311 presenze) e perché all'Inter è legato uno dei momenti più duri della sua carriera. Sono trascorsi esattamente 14 anni, oggi: era il 17 settembre 2011 quando un colpo, non volontario, di Lucio in pieno volto lo mandò all'ospedale. A quel tempo Stekelenburg, 43 anni tra pochi giorni, era da qualche settimana il portiere della Roma, allenata da Luis Enrique, che lo volle così tanto da tempestarlo di chiamate durante l'estate.
Andò proprio così?
«Diciamo che mi chiamò spesso per convincermi e mi ricordo chiacchierate molto interessanti, già all'epoca».
Stasera c'è Ajax-Inter: che partita si aspetta?
«Penso che entrambe le squadre stiano cercando la loro forma migliore in questo momento. Hanno un nuovo allenatore, tutte e due hanno bisogno di tempo».
Nell'Inter si discute molto del momento di Sommer: da ex portiere, che si è ritirato appena due anni fa, un giudizio?
«Non capisco, non lo vedo tutte le domeniche e finora in questa stagione non ho guardato ogni partita, ma mi sembra che da quando è arrivato a Milano abbia fatto un amazing job (un lavoro straordinario, ndr)».
La Serie A la vede spesso dall'Olanda?
«Devo dire la verità: non guardo tantissimo calcio. La Champions sì, vado con i miei ragazzi allo stadio se l'Ajax gioca in casa, ma per il resto non vedo tutto».
I suoi figli giocano a calcio.
«Sì. Il più grande e il più piccolo sono portieri e giocano per l'AZ Alkmaar. E nel tempo libero sto con loro, che mi tengono molto occupato, e cerco di giocare a padel».
L'abbiamo vista nella tappa olandese dell'EA7 World Legends Tour: anche lei, come tanti ex calciatori, è innamorato di questo sport.
«Cerco di scendere in campo 2-3 volte a settimana. È uno sport che crea dipendenza ed è anche ottimo per mantenersi in forma».
A Roma c'è un aneddoto: anno 2011, dopo ogni allenamento Totti passava ore intere a tirarle in porta da lontano, una novità per lei. Verità o leggenda?
«A Francesco piaceva tirare in porta a ogni allenamento, sempre. E anche dopo sì, ci fermavamo spesso».
Tornando all'Inter: che ricordo ha della notte del colpo di Lucio? Vi siete sentiti dopo?
«Se devo essere sincero no, non proprio. Non è venuto a trovarmi né mi ha chiamato dopo quell'incidente, ma non ce n'era bisogno, perché queste cose succedono nel calcio. Ricordo però che quando ero in ospedale non ero solo: c'era Wesley Sneijder che veniva a farmi compagnia e a vedere come stessi».
