Mourinho al Benfica, è il giorno della firma: tutti i dettagli
Il 23 settembre del 2000, un sabato, José Mourinho sedette per la prima volta sulla panchina del Benfica. Venticinque anni dopo il cerchio è pronto a chiudersi. Mourinho, ormai da un paio di giorni, sta trattando con il club di Lisbona, che ha eliminato il suo Fenerbahçe dalla Champions meno di un mese fa, per tornare a casa. Era scontato lo facesse, prima o poi. Ma mentre molti immaginavano per lui un futuro alla guida della nazionale (accadrà, non è questione di se ma di quando), Mou, come al solito, ha stupito tutti: ha ascoltato la proposta del Benfica, riportata da Rui Costa, e nelle prossime ore scioglierà la riserva. Il contratto fino al 2027 è pronto, i media portoghesi stanno raccontando la trattativa in diretta e non parlano d’altro, in Turchia invece il presidente del Fenerbahçe lancia una frecciatina: «Se davvero andasse lì sarebbe una strana coincidenza». Insinuazione, questa, che può lanciare solo chi con Mourinho non si è lasciato bene, visto tutto quello che ha fatto il tecnico per eliminare il Benfica al preliminare.
Mourinho e il presente: ci sono Napoli e Juve
In ogni caso, è il passato. Il presente dice che questa è la giornata chiave e secondo indiscrezioni Mou sarebbe all’estero pronto a volare a Lisbona per la firma da un momento all’altro; il futuro dice che la Champions non vede l’ora di riabbracciare uno dei suoi protagonisti storici. Le sfide che attendono il Benfica sono affascinanti: Mourinho tornerebbe a Londra, a casa del Chelsea, a fine mese; ospiterebbe il Leverkusen, che dolci ricordi evoca a lui, alla Roma e a Edoardo Bove; andrebbe a Torino dalla Juventus a gennaio mentre prima, il 10 dicembre, avrebbe in casa il Napoli di Antonio Conte campione d’Italia. Domenica 5 ottobre, invece, in campionato, affronterebbe il Porto, la squadra con cui ha vinto una Champions indimenticabile.
Mou protagonista
La classifica dice che nella Liga bisogna recuperare terreno (il Benfica è sesto con dieci punti dopo quattro partite, a cinque lunghezze dalla vetta), in coppa l’esordio negativo contro il Qarabag (2-3) non pregiudica il percorso verso gli ottavi. A patto però, e questo Rui Costa lo sa bene, di non perdere altro tempo. Ecco perché al fischio finale martedì sera ha esonerato Bruno Lage e deciso di chiamare Mourinho: «Abbiamo bisogno di un allenatore vincente». E quindi: tu mi elimini, mi fai esonerare, io torno e ti salvo. Perché non ho paura e le sfide mi hanno sempre affascinato. Più sono difficili più io corro: José Mourinho è fatto così adesso, lo era anche 25 anni fa. Quando il Benfica gli affidò il ruolo di capo allenatore era sereno, felice e convinto, ma il cambio presidenziale rappresentò una rivoluzione difficile da contenere. Anche per uno come lui e infatti se ne andò. A modo suo, però: «So perfettamente in quale pellicola recito. So chi sono i registi e i produttori, e conosco la trama e il finale che molti vorrebbero. Ma come attore principale, sento di avere il diritto di cambiarlo». Così fece: tre anni e mezzo dopo vinceva la Champions con il Porto e il resto è storia. Il finale, però, non lo ha ancora scritto.
