Bentornati Numeri 10

Leggi il commento dedicato al ritorno dei fantasisti: sempre più protagonisti in serie A
Massimiliano Gallo
Massimiliano Gallo

4 min

Pubblicato il 18.10.2025, 09:04

I corsi e ricorsi storici esistono anche nel calcio. E se nel Regno Unito sta persino tornando di moda il football kick and run, ossia lanci lunghi e meno possesso, le cose stanno cambiando anche altrove. In Italia ma non solo. Al momento è soltanto una tendenza, è presto per trarre conclusioni definitive, però qualcuno si è reso conto che allo stadio si va anche per assistere ai gesti tecnici. Il pressing alto può lasciare sbalorditi, non discutiamo, ma un lancio di quaranta metri di più. Così come un assist delizioso o un tiro all’incrocio dei pali. In fondo, è quel che cantava Ligabue nel suo inno a Oriali: “Una vita da mediano che natura non ti ha dato. Né lo spunto della punta né del 10 che peccato”.

Eccolo, il dieci. Il numero che per una vita è stato il simbolo del più forte. Di colui il quale è stato baciato da madre natura. Da Pelè a Maradona, da Rivera a Mazzola. Senza dimenticare Platini, ovviamente. Gli anni Ottanta. Poi sul calcio si abbatté la rivoluzione di Arrigo Sacchi. Il dominio del 4-4-2 e la fine dei trequartisti. Il più martoriato degli anni Novanta fu un certo Baggio Roberto che non riusciva a trovare squadra manco fosse un brocco qualsiasi. Il primo Ancelotti – quello precedente alla conversione – non lo volle con sé a Parma. Poi Carletto finì a Torino: c’era Zidane, e l’Avvocato chiedeva solo di Zizou. Il tecnico emiliano capì che avrebbe dovuto modificare più di qualcosa nella sua idea di calcio. Trent’anni dopo, il dieci è tornato a fare capolino. E domani a Como, a ora di pranzo, si sfidano due dei giovani dieci più interessanti del calcio internazionale.

Kenan Yildiz e Nico Paz, rispettivamente 20 e 21 anni. Non possiamo considerarli più promettenti. Siamo ben oltre la promessa. Quando il pallone ce l’hanno loro, tutto può succedere. Fabregas forse lascia più libertà al gioiellino del Real Madrid. Il gioco passa sempre per lui. Trasforma la manovra comasca dal bianco e nero al colore. Strappi, passaggi che sono squarci e quel sinistro che fa male. Il turco juventino, invece, sembra un po’ più ingabbiato tatticamente. Confinato su quella fascia sinistra che è diventato l’ultima ridotta di chi sa a giocare col pallone, come per Kvaratskhelia. Da lì regala mirabilie, compresi i gol alla Del Piero. Tudor sta studiando come fargli toccare più palloni. Vorrebbe portarlo nel cuore del gioco, magari dietro le punte, come i vecchi dieci. Montella (ct della Turchia) ne è innamorato.

Forse, ma è una nostra impressione, Yildiz è persino troppo educato, troppo perbene, troppo rispettoso, anche delle consegne. L’argentino ci sembra più smaliziato. A proposito di dieci, a Barcellona in quattro anni, senza Messi, hanno segnato appena tre gol su punizione. E si stanno dannando l’anima. Nico Paz le sa tirare. Non a caso Leo lo ha eletto numero uno tra i suoi possibili eredi. Yildiz pure, ma alla Juve non tocca mai a lui. Mistero. Un giorno cambieranno idea. Il calcio, per fortuna, è ancora saper far sognare col pallone. Si torna a casa soddisfatti, con quel senso di appagamento di aver speso bene i soldi del biglietto.

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