Sandro Mazzola ricorda Superga: "Nessuno mi diceva cosa fosse successo"© LAPRESSE

Sandro Mazzola ricorda Superga: "Nessuno mi diceva cosa fosse successo"

Nel giorno del suo compleanno, la leggenda dell'Inter ha parlato ai microfoni della Figc: dalla rivalità con Rivera al sogno da ct
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Nel giorno del suo complenno, Sandro Mazzola ha parlato ai microfoni della Figc e ha ricordato la tragedia di Superga, dove perse la vita anche suo padre Valentino: "È stata una cosa molto strana. Tutti mi abbracciavano, ma nessuno mi diceva quello che era successo". Sandro aveva solo sei anni, e dopo la scomparsa si trasferisce da Torino a Cassano d’Adda, il paese natale del papà: "Andavo sempre in giro con la palla", ha ricordato parlando della sua infanzia. "Palleggi, testa e piede, poi mi nascondevo perché altrimenti i nonni mi portavano via il pallone. Sapevo che dovevo dribblare, tirare in porta, fare gol, ma che potevo diventare forte non l’ho mai pensato. Quando mi dicevano che ero bravo, guardavo in cielo e pensavo al mio papà".Negli anni diventa una bandiera dell'Inter e un pilastro della Nazionale, insieme a Gianni Rivera: "Ci misero uno contro l’altro per noi però non era un ‘uno contro l’altro’, ma uno che cercava di giocare meglio dell’altro. Questo ci faceva fare delle grandi cose. Io mi sono arrabbiato e si è arrabbiato anche Rivera. Non capivamo. Forse avremmo dovuto essere più intelligenti e capire perché si era arrivati a fare una cosa del genere, ma non ci riuscimmo. Noi volevamo giocare e basta”.

Le parole di Sandro Mazzola

Sul Mondiale del '70: "Quel Mondiale è stato fantastico, non pensavamo all’inizio che sarebbe diventata una cosa del genere. Ma come entravamo in campo ci sentivamo più forti”. Oltre alla maglia azzurra, Sandro Mazzola ha vestito solo un’altra maglia, quella dell'Inter. Lo hanno cercato anche Juventus e Milan "ma non potevano prendermi. Come avrei fatto a mettermi una maglia con il bianco e nero o con il rosso e nero. Mi avrebbe messo un dolore allo stomaco che mi avrebbe fatto sbagliare gli stop, i tiri in porta…".  Poi il ricordo di Angelo Moratti: "Se ti metteva la mano sulla spalla voleva dire che aveva deciso che eri bravo". Ed Helenio Herrera: "Il Mago era fantastico, ti prendeva sempre per mano sia se facevi bene sia se facevi male". Infine un ultimo desiderio da chiedere alla sua carriera: "Voglio allenare una nazionale, vederla giocare come vorrei". 


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