Ci ha lasciato Domenico Morace, per sempre uno di noi

Aveva 82 anni. Reggino, nell’86 divenne direttore del Corriere dello Sport: la sua carriera si sviluppò quasi per intero nel nostro giornale
Alberto Polverosi
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Tagsmorace

«Ragazzi, il calcio sta cambiando». Cominciavano spesso così le sue riunioni in Piazza Indipendenza. Mi sembra di risentire la sua voce, profonda e incapace di nascondere le sue origini. Domenico Morace era un calabrese puro, di quelli testardi ma orgogliosi, di quelli che hanno ambizioni e riescono, per capacità, energia, e determinazione, a realizzare quei sogni. 

Mimmo è stato tutto al Corriere dello Sport-Stadio. Aveva cominciato come corrispondente da Reggio Calabria negli anni della Reggina di Maestrelli e Segato, quando alla direzione di questo giornale c’era Antonio Ghirelli. L’assunzione arrivò qualche tempo dopo con Mario Gismondi direttore, mise piede al Corriere nello stesso periodo di Antonio Corbo e Mario Sconcerti. Da giovane cronista venne presto spostato alla redazione di Milano, guidata da Aldo Pacor, e qualche anno dopo ne diventò il responsabile, dando inizio alla costruzione di un fantastico gruppo di lavoro con cronisti come Franco Ordine, uno dei suoi allievi prediletti, Lionello Bianchi e il giovane Luca Argentieri. Mimmo era incaricato di una “rubrica” particolare, doveva seguire Enzo Bearzot in giro per il mondo. Era il cronista del ct. Ma non andò al Mondiale in Spagna nell’‘82 perché la sua carriera aveva preso un’altra piega: Tosatti lo aveva portato alla sede di Roma con la qualifica di caporedattore. Aveva una forza mostruosa, era capace di restare al giornale per più di dodici ore, fino alla chiusura. Sentiva il fascino di questo lavoro ma soprattutto aveva il Corriere dello Sport dentro di sé. Se Tosatti era l’ideatore, il costruttore, l’uomo da un milione e settecentomila copie in un giorno solo (l’indimenticabile giorno dell’Italia campione del mondo), Mimmo era l’anima, la forza motrice di quel giornale

Il suo giro d’Italia col Corriere dello Sport fece tappa a Bologna, alla guida di Stadio, preso in eredità da Italo Cucci che nel frattempo era tornato al Guerin Sportivo. Era il suo primo incarico come responsabile di una testata, con la qualifica di vice direttore. L’11 ottobre 1986, quando Giorgio Tosatti lasciò la direzione del giornale, la famiglia Amodei chiamò Morace per la successione. Cinque anni di grande lavoro, in un momento non facile dovuto anche alla guerra del Golfo.  

Mimmo rimase alla guida del Corriere dello Sport fino al 28 febbraio 1991. Nel suo quinquennio nacquero le imprese del Napoli che conquistò i primi due scudetti della sua storia con Maradona. La sua carriera non era però terminata. Restò nello stesso gruppo editoriale assumendo la direzione del Guerin Sportivo dal marzo ‘94 al luglio ‘96. Poi ha fatto ritorno nella sua terra per dirigere il “Domani” nel maggio del ‘98. «Non puoi sapere quante querele ho preso», mi raccontò un giorno durante la sua direzione. Ne era orgoglioso. 

Ha amato Reggio Calabria e il Corriere dello Sport, ha amato questo lavoro, non se ne sarebbe mai staccato. Ha vissuto gli anni d’oro del giornalismo sportivo, anni pieni di vita e di grandi personaggi. Sarebbe bello se la Reggina, la sua squadra, lo ricordasse con un premio a lui intitolato, da assegnare al giocatore che non smette mai di lottare, un giocatore alla Morace. 


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