Serie A e indicatori economici: perché la rivoluzione della Figc è radicale

Come cambierà la situazione per i club italiani: da adesso in poi verrà tenuta d'occhio la gestione economica
Alessandro F. Giudice
4 min

La rivoluzione degli indici economico-finanziari, intrapresa dalla Figc per tenere sotto controllo i conti dei club di Serie A, è più radicale di quanto si possa credere credere. Non si tratta di sostituire un parametro (l’indicatore di liquidità) con un altro (il costo del lavoro allargato) ma si chiede alle società di focalizzarsi su un aspetto gestionale diverso. Nel vecchio regime, il faro era puntato sulla gestione finanziaria: incassi e pagamenti, quindi la cassa. Ora si scruterà la gestione economica: ricavi e costi, anzi la particolare categoria di costi (stipendi e ammortamenti) che copre la parte maggioritaria della gestione caratteristica. Dalla capacità di un club di tenere sotto controllo queste voci del conto economico dipende il risultato finale, se utile o perdita. Il cambio di regime è più di una sfumatura.

È chiaro che una gestione economica squilibrata porta inesorabilmente, in qualsiasi categoria di azienda e non solo nei club calcistici, alla sofferenza finanziaria, ma i tempi per intervenire possono essere lunghi. Le aziende falliscono per mancanza di cassa e per l’incapacità di reperirla in tempi brevi mentre una perdita economica si può sanare. Il nuovo regime ricalca da vicino la nuova disciplina Uefa del Fair Play Finanziario in cui lo squad cost (assai simile al costo del lavoro allargato) ha affiancato la vecchia break-even rule (la regola del pareggio di bilancio) che non è stata accantonata ma affiancata dal nuovo indicatore. Questo può essere un vantaggio per società già alle prese con le licenze Uefa e quindi avvezze a cercare di raggiungere questo tipo di equilibrio economico.

Tuttavia, l’Uefa ammette deroghe: molti club accedono ai settlement agreement, sostanzialmente una concessione di tempi lunghi per raggiungere gli obiettivi. Il nuovo indicatore Figc potrebbe invece condizionarne la vita in tempi più brevi e non è differenza da poco. Inoltre, l’Uefa non permette di sanare gli sforamenti con contributi dell’azionista perché intende contrastare precisamente il doping finanziario ad opera di azionisti facoltosi che potrebbero falsare la competizione. Il calcio italiano è invece in crisi di capitali e gli apporti sono sempre benvenuti. Delle indiscrezioni stupisce l’ampiezza della platea di club che potrebbero avere problemi col nuovo parametro, ma soprattutto la presenza tra i potenziali trasgressori di alcuni dei club storicamente più virtuosi della Serie A. Ciò fa pensare che le indiscrezioni siano esagerate o che il parametro potrebbe essere applicato senza i correttivi necessari per normalizzare fenomeni contabili che nulla hanno a che vedere con l’equilibrio economico. Club come il Napoli applicano ammortamenti non lineari, abbattendo nei primi anni in misura drastica i cartellini dei calciatori. Questo può incidere sul valore del parametro ma non è necessariamente indice di squilibrio. Altri hanno sospeso gli ammortamenti negli anni del Covid, usufruendo di una norma nazionale, ma devono ora pagare il conto di ammortamenti che arrivano tutti insieme. Essendo la commissione governativa certamente dotata certamente di notevoli professionalità c’è da credere che i numeri saranno valutati con attenzione ai fenomeni economici più che alla lettera della norma.


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