
Bologna, hanno vinto le idee
A casa le milanesi, la Supercoppa se la giocheranno Napoli e Bologna. Conte lo ha meritato più di Allegri, ma anche Italiano si è guadagnato la finale giocando alla pari di una squadra più forte, più dotata fisicamente, più completa nell’organico, anzi, la squadra più ricca del nostro campionato. Ma il Bologna ha qualcosa di unico, ha una forza dentro che lo sostiene anche nei momenti di difficoltà, un movimento continuo con e senza palla, un’attenzione particolare a se stesso più che all’avversario. E’ determinato, sa quello che vuole e sa come cercarlo. Per Italiano è un’altra finale, la quinta della sua carriera, tre con la Fiorentina (tutte perse), due col Bologna (la prima vinta). Non vorremmo affibbiargli subito un’etichetta, ma quando le partite sono secche sa come prepararle e come giocarle. Certo, ieri deve ringraziare un bolognese vero, Federico Ravaglia, con le belle parate dei 90 minuti e con quelle sui rigori di Bastoni e Bonny ha portato la squadra in finale. Però l’ultimo atto, l’ultimo tocco, quello decisivo, è stato di Ciro Immobile, anche questa è una storia che sa tanto di Bologna, sa tanto di una squadra che ogni volta si scopre più forte e più ricca di valori, non solo tecnici. Come direbbe Pesaola, Italiano ha rubato l’idea a Chivu. L’Inter di Cristian, rispetto a quella di Inzaghi, ha una caratteristica in più, l’aggressività. Ieri sera però ha trovato in Arabia una squadra ancora più aggressiva che l’ha messa a disagio soprattutto nel primo tempo. Con la linea alta della sua difesa, il Bologna ha accorciato il campo, tanto che quando l’Inter cercava di far ripartire l’azione da dietro si trovava quattro rossoblù al limite dell’area di rigore. Il Bologna ha risposto al suo allenatore più e meglio di quanto abbia fatto l’Inter con Chivu. Che chiedeva ai suoi di non abbassarsi e invece si abbassavano, chiedeva uscite più pulite e invece non sempre ci riuscivano. Eppure il vantaggio dopo poco più di un minuto avrebbe dovuto agevolare i nerazzurri sul piano del gioco e del morale. Se non è successo è proprio per la forza che il Bologna sente dentro. Ha incassato quella rete con estrema disinvoltura, quasi con noncuranza, come se fosse un buffetto, non uno schiaffone, e ha preso subito a giocare, ad attaccare, a creare anche dei pericoli intorno a Martinez. Il gol del pareggio è arrivato su rigore dopo la mezz’ora, però l’onda dei vincitori della Coppa Italia si era alzata da tempo. L’Inter aveva poi il solito problema asimmetrico, da quando si è fermato Dumfries spinge e attacca solo a sinistra, con Dimarco e Bastoni, come si è visto pure nell’azione del gol. Luis Henrique, dalla parte opposta, fa quasi da tappezzeria, c’è ma potrebbe anche non esserci perché la squadra un po’ lo ignora. Si è visto solo una volta, prima di lasciare il posto a Diouf. Il Bologna, al contrario, non emargina nessuno, tiene tutti dentro al suo gioco. Il passo in avanti di questa squadra è la consapevolezza dei propri mezzi, la sicurezza di sentirsi sempre compatta, chiunque sa che, se si trova in difficoltà, arriverà subito un compagno in soccorso. Anche quando si è dovuto difendere, nel secondo tempo, non ha mai perso le distanze, è rimasto stretto e raccolto per reggere l’urto di un avversario più forte sul piano fisico. E alla fine si è preso la finale. Succede quando le idee valgono più dei soldi.
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