Capello di fuoco sul Var, le parole durissime: "Gli arbitri sono una mafia. Questa cosa mi fa impazzire..."
"Gli arbitri sono una mafia. Non vogliono usare ex giocatori per il VAR, giocatori che conoscono i dettagli del calcio, i movimenti che un giocatore fa per fermarsi, per aiutarsi". Fabio Capelllo è durissimo nei confronti della classe arbitrale. In una lunga intervista pubblicata da Marca, l'ex tecnico di Roma, Milan, Juve e Real Madrid, si scaglia contro i direttori di gara e sull'utilizzo del Var. E le sue parole, inevitabilmente, fanno il giro del mondo: dalla Spagna all'Italia, passando per Inghilterra, Germania e persino Stati Uniti, tutte le maggiori testate le riprendono. E commentano. Soprattutto perché Capello non usa giri di parole, ma utilizza proprio il termine "mafia".
Capello sugli arbitri: "Impazzisco"
"Molte volte - ha spiegato Capello nell'intervista a Marca - gli arbitri prendono decisioni sbagliate perché non hanno giocato e non conoscono quei movimenti. Un giocatore viene toccato in faccia, cade a terra e loro fischiano. Ma perché fischi?! Se io sono alto 1,90 metri e l'altro è 1,75, quando muovo il mio braccio è all'altezza del suo viso, perché fischi? Tutta questa storia mi sta facendo impazzire, completamente impazzire". Capello ribadisce la necessità di inserire un ex giocatore, nel pool di arbitri che analizzano le immagini: "Mettine uno lì che possa dire all'arbitro: Beh, non credo che sia rigore, o forse sì. Con la UEFA, abbiamo analizzato 20 situazioni in cui sono stati assegnati rigori, esaminate da ex giocatori e allenatori, e 6 di queste erano rigori e 14 no". Capello non è l'unico a pensarla così ma è la prima volta che un nome del suo calibro si scagli apertamente contro un sistema che, pensato come è ora, non funziona.
Il chiarimento di Capello sulla parola "mafia"
L'ex tecnico ha poi voluto chiarire le sue parole attraverso un comunicato rilasciato ai media: "In relazione alle dichiarazioni riportate nell’intervista al quotidiano spagnolo Marca, Fabio Capello precisa che quando, in riferimento agli arbitri, ha usato il termine “mafia”, lo ha fatto solamente per chiarire che la classe arbitrale italiana opera come una organizzazione estremamente chiusa, che molto raramente accetta veri momenti di confronto e non appare disponibile a far entrare nelle “sale VAR” sportivi o ex sportivi che non facciano parte della medesima classe arbitrale, come da lui suggerito più volte in dichiarazioni pubbliche, e ampiamente chiarito nel proseguo dell’intervista. Fabio Capello coglie l’occasione per rinnovare il suo rispetto per il lavoro e la professionalità sempre dimostrata dagli arbitri italiani e della categoria in generale. Fabio Capello esprime anche il proprio rammarico per come una frase del tutto decontestualizzata sia stata strumentalizzata e utilizzata in maniera inappropriata".
Capello e il calcio italiano
Capello ha poi affrontato anche altri temi e, inevitabilmente, ha parlato del calcio italiano e del rischio di non partecipare ai Mondiali per la terza volta consecutiva: "Nell'undici titolare del Milan c'è un italiano; alla Juventus solo due; l'Inter quattro o cinque; alla Roma due o tre. Questa è la chiave. Guardando al futuro, non abbiamo molte opportunità. Il sistema di allenamento è fallito; c'è molta tattica e poco calcio. Questo è il problema dell'Italia. A 12 anni, i bambini fanno già tattica: perché tattica ora? Bisogna passare, passare, passare, controllare la palla e conoscere l'ABC del calcio. Ho vissuto in Spagna e vedo che ai bambini piace passare e passare. Tecnica, tecnica... Ora il calcio è più veloce, e se non hai tecnica, dove vai? Stiamo parlando di pressing allora".
Le dure parole di Capello sul Real Madrid
Infine, per Capello era impossibile non affrontare il tema Real Madrid, con particolare accento al rapporto, pare non idilliaco, tra lo spogliatoio e Xabi Alonso: "Dico sempre che bisogna fare il vino con l'uva che si ha. Se vuoi fare lo champagne ma non hai l'uva da champagne, non farai champagne... Quando arrivi in un posto nuovo, devi sapere dove andrai a lavorare. Xabi conosce il Real Madrid, ma lo conosce come giocatore, che non è la stessa cosa che come allenatore. Come giocatore, la cosa più importante è allenarsi, vivere la vita di un atleta e, il giorno della partita, giocare. Come allenatore, devi pensare molto; hai 25 giocatori e devi capire dove posizionarli affinché possano dare il massimo". A buon intenditor quindi poche, o tante, parole.
