Arbitri e Var, siamo al caos

Leggi il commento del Corriere dello Sport-Stadio su Lazio-Fiorentina condizionata dall'arbitraggio disastroso del direttore di gara e dei suoi assistenti
Alberto Polverosi
4 min

Non ci si capisce più niente. Arbitri, Var, Rocchi, quando si fischia, quando no, quando il monitor si accende, quando si spegne, quando si fa moviola, quando si decide sulla dinamica dal vivo. Una categoria allo sbando. Ieri all’Olimpico altra triste riprova: rigore non concesso alla Lazio da Sozza per la trattenuta di Pongracic a Gila e nessun intervento di Pezzuto dal Var, poi rigore fischiato per la Fiorentina per un tocco impercettibile di Gila a Gudmundsson e Pezzuto che stavolta chiama Sozza al video. Errori a parte, è il caos. Quando decide l’arbitro di campo? Boh. Quando deve intervenire il Var? Ri-boh.

In questa totale confusione è finita due a due fra Lazio e Fiorentina. La partita era tutta dalla parte dei laziali nel primo tempo, quando i viola avevano fatto non uno, non due, ma una decina di passi indietro. Era stato un miracolo, per la Fiorentina, uscire indenne dalla tempesta che la Lazio aveva scatenato per tutto il primo tempo nell’area dei viola. Tre salvataggi sulla linea di porta, quel rigore solare non fischiato, un contropiede con cui Isaksen aveva salvato De Gea. Ogni volta che la palla andava sulla bandierina e avanzava Gila c’era il panico davanti al portiere spagnolo. Alla fine del primo tempo, zero tiri, ma proprio zero, della Fiorentina verso la porta di Provedel. Eppure non c’era un’occasione migliore di questa per sfidare la Lazio che non aveva più Castellanos, non aveva Marusic e Noslin squalificati, Patric, Dia e Deli-Bashiru fuori causa e dopo mezz’ora ha perso anche Basic. Di là mancava solo qualche riserva. E mancava anche Kean finito in panchina per far giocare Piccoli che, prima dell’intervallo, aveva toccato una sola volta il pallone (un rimpallo...) nell’area laziale. Ma proprio quando sembrava sull’orlo di un nuovo collasso, sotto per un gol fantastico segnato da un ex come Cataldi, anziché farsi inghiottire dal terrore la Fiorentina è entrata in campo. Ha pareggiato poco dopo con Gosens e si è sistemata. Con un rigore che più ino non si può è andata perfino in vantaggio e con un altro rigore è stata riagguantata in pieno recupero. La differenza fra Lazio e Fiorentina era evidente anche alla vigilia. Da una parte una squadra capace ancora di reggersi in piedi nonostante le picconate del suo presidente che in estate non l’ha rinforzata e ora la sta indebolendo, dall’altra una squadra insicura, ora penultima in classifica nonostante i 90 milioni investiti sul mercato d’agosto e il primo acquisto già realizzato a inizio gennaio.  

La Lazio avrebbe meritato di più, tanto di più, anche in questa partita, ma sta remando controcorrente. Il pareggio l’allontana ancora un po’ dalla zona europea e oggi a Formello nessuno, tanto meno Sarri, si può illudere. Sta giocando da tempo senza centravanti, l’allenatore cerca soluzioni da vecchio artigiano per rimettere insieme la squadra. Ieri ha sperato che Cancellieri al centro dell’attacco ricordasse una sua vecchia idea partenopea quando, per l’infortunio di Milik, inventò Mertens centravanti e fu la fortuna del Napoli e del belga. E tanto per restare in tema di assenze, è stato ammonito anche Zaccagni che, diffidato, salterà la trasferta di Verona. 

Il pari serve a poco alla Lazio, può servire un po’ di più alla Fiorentina che solo oggi saprà se il quart’ultimo posto del Genoa si avvicinerà ancora un pochino. La strada dei laziali è tortuosa ma non fa paura, quella dei viola è più tormentata e fa paura, tanta paura, come dice il penultimo posto in classifica. 

 

 


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