Questo non è calcio: Bremer, un altro rigore scandaloso

Leggi il commento del direttore del Corriere dello Sport - Stadio
Ivan Zazzaroni
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Il rigore assegnato giovedì sera dal Var all’Atalanta non è calcio ma regolamento. Un regolamento che non rispetta il calcio: lo deprime.  

Un rigore del genere, così come un’espulsione eccessiva, ha un’incidenza sulla partita - e spesso sul risultato - che non è accettabile. Il pallone sfiorato dalla punta delle dita di un “difendente” la cui traiettoria non cambia di un centimetro non può portare alla massima punizione: se lo fa, ne mette in discussione la legittimità. 

L’Atalanta non c’entra: questa è solo l’ennesima sottolineatura di un problema (enorme) che dovrà essere risolto in fretta. 

Anche per attribuire un valore definitivo al Var che tanti errori ha corretto, l’arbitro deve riappropriarsi di ruolo e compiti e quindi capire l’importanza e la volontarietà di un fallo, l’importanza e la volontarietà di un tocco di mano, e decidere di conseguenza. 

Le regole, oltre a essere intelligenti, devono essere interpretabili. Con questo regolamento si è invece ottenuta l’asetticità della decisione arbitrale e una decisione che pesa su una partita non può essere asettica. 

Oggi per avere un rigore è sufficiente che chi attacca miri agli arti superiori dell’avversario. Uno come Baggio, che 28 anni fa, per farci pareggiare col Cile ai Mondiali, all’84’ puntò al braccio di Fuentes venendo premiato dall’egiziano Al-Ghandour, riceverebbe uno o due rigori a partita.  

Ai quattro arbitri di campo e ai tre ai video di Lissone occorre aggiungere una cosa solo apparentemente semplice: il buonsenso della conoscenza.


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